“Diritto o barbarie”, Cinzia Sciuto scrive pagine chiare sul nostro tempo

1 hour_ago 4
ARTICLE AD BOX

La guerra ci affligge da anni e non s’intravede via d’uscita. Da Gaza all’Iran all’Ucraina solo dolore e morte e nessuna prospettiva di pace. Dominano i giudizi: propagandistici, finto-neutrali, d’esperti militari, di politici, economisti, storici, opinionisti, generali di corpo d’armata, sociologi, psicologi improvvisati, eccetera. Cinzia Sciuto mette ordine in questo caos con un libro prezioso, Diritto o barbarie. Contro la legge del più forte (Feltrinelli).

L’autrice dirige MicroMega e ha il dono della chiarezza. Da tempo, il diritto della forza – scrive – ha preso il sopravvento sulla forza del diritto, e a questa condizione ci si sta abituando come fosse normale. Pagine piene di fatti e razionalità: “Quando il diritto cede alla forza non comincia il realismo: comincia la barbarie”.

Ma vediamo più da vicino alcuni temi. Molti dicono che il diritto internazionale è in crisi. Sbagliano. È più corretto dire che è sotto attacco. “Affermare che il diritto è in crisi rischia di spostare il problema… come fosse il diritto in quanto tale ad aver fallito” (p. 11). Chi lo afferma è vittima di un errore logico (o in malafede). Il diritto non ha fallito, siamo noi ad aver smesso di difenderlo. Muove da qui Sciuto e analizza gli eventi più drammatici del nostro tempo con un occhio alla storia e uno all’analisi teorica: in principio fu l’11 settembre, poi l’invasione russa dell’Ucraina, il 7 ottobre, la distruzione di Gaza, “fino a Trump e all’idea neo-imperiale del potere.”

Ogni conflitto – leggiamo – ha accelerato l’erosione dell’ordine internazionale. Dopo l’11 settembre arrivò l’Afghanistan, l’Iraq, la guerra preventiva come lotta al terrorismo. Fu una risposta giusta? “A un atto di terrorismo – dice Ferraioli – non si risponde con una guerra tra Stati” (C. Sciuto, “Sulle macerie della democrazia”, MicroMega, 4/2025). È che si dimentica una verità antica: “Le conseguenze della guerra sono più gravi delle sue cause”. Le conseguenze. Descritte più volte, con dolore e pietas, da un uomo giusto come Gino Strada: “ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso”.

Si dice: la tragedia dell’11 settembre meritava una risposta eccezionale. È questo il punto: “quando una potenza rivendica per sé un’eccezione alla norma, indebolisce quella norma per tutti”. Il diritto internazionale è in crisi? È più giusto dire che è calpestato, umiliato, offeso, dalla logica neoimperialista di Trump, Putin, Netanyahu. Alla guerra di Putin in Ucraina il libro dedica una lunga analisi (pp. 39-90); come a Gaza (“Dalla rappresaglia allo sterminio”, pp. 153-164); e a Trump, nemico delle istituzioni internazionali perché “rifiuta l’idea che il sovrano non sia legibus solutus, ma sottoposto alla legge” (p. 186).

Cosa ha prodotto quest’arroganza, la volontà di potenza, la politica autoritaria? È sotto gli occhi di tutti: guerra e umiliazione delle istituzioni internazionali. I grandi politici del dopoguerra ripudiarono Clausewitz – La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi – quelli di oggi lo seguono. Alla lettera. Dobbiamo arrenderci? Accettare la legge del più forte, la guerra come unica soluzione dei conflitti? Era questa in fondo la tesi di Hegel (non esiste un organismo superiore che regoli i rapporti interstatali… non esiste alcun giudice che possa esaminare le pretese degli stati… il solo arbitro è la storia, che ha come suo momento strutturale la guerra). Hegel derideva Kant e le sue idee Per la pace perpetua.

Io penso invece, con Cinzia Sciuto, che il diritto internazionale non vada rifiutato (“perché non ha mantenuto le promesse”), ma riformato e migliorato e potenziato “perché solo il diritto può sottrarre le relazioni tra gli stati dalla logica della superiorità militare”. Io credo che quando Kant propose la costituzione di una “federazione di popoli” avesse ragione. Hans Kelsen ha ripreso questa intuizione kantiana – scrive la direttrice di MicroMega – “e l’ha trasformata in un programma giuridico: la pace attraverso il diritto”.

Ecco: la pace attraverso il diritto, non la legge del più forte (che genera guerre). Non ricordo più chi l’ha scritto: la violenza pretende di essere la soluzione di un problema, in realtà è il problema. “La debolezza del diritto internazionale non dimostra che possiamo farne a meno”. Mostra l’urgenza, invece, di “un diritto più forte capace di vincolare il potere.” È davvero lucido, chiaro, argomentato e rigoroso il libro di Sciuto. Leggerlo aiuta a capire questo tempo difficile in cui viviamo.

L'articolo “Diritto o barbarie”, Cinzia Sciuto scrive pagine chiare sul nostro tempo proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article