“Da isole di calore dimenticate a oasi climatiche, così trasformiamo i cortili delle scuole dando spazio agli studenti”

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Da prato secco d’estate, e terreno fangoso d’inverno, a oasi verde con alberi, rampicanti e sedute per gli studenti in mezzo al verde. È il progetto, finanziato sia dall’Europa che dalla Provincia di Lucca, che trasformerà radicalmente nei prossimi mesi un’area interna al plesso scolastico ISS di Viareggio. Plesso che fa parte del monitoraggio dell’Università di Firenze nell’ambito del progetto europeo RE-ACT Schools, un progetto Interreg Euro-MED dedicato alla trasformazione dei cortili scolastici. Proprio di questo si parlerà al prossimo festival “Pianeta Terra”, organizzato dall’editore Laterza a Lucca dall’8 all’11 ottobre, durante l’incontro “Scuole resilienti. Come trasformare gli spazi scolastici in oasi climatiche e sociali”. Tra i relatori il curatore del progetto Giacomo Cordoni, architetto e progettista. Che spiega che la scelta è ricaduta appositamente su “un’area senza una destinazione d’uso definita, non integrata nella vita scolastica né valorizzata sotto il profilo ambientale e funzionale”. Proprio come tantissimi cortili scolastici italiani.

Mitigazione climatica, ma non solo. Quali gli obiettivi del progetto?
Alla mitigazione si affianca la volontà di rendere l’area utilizzabile anche per attività ricreative e di relazione, che non sono mai alternative alla prima. Uno spazio più confortevole e accogliente diventa naturalmente anche uno spazio più adatto alla sosta, all’incontro e all’uso quotidiano da parte degli studenti.

Come si presenta oggi l’area?
Si trova in una posizione particolarmente critica. Soffre della presenza di polveri sottili, PM10 e PM2.5, a causa della vicina Via Aurelia e di due parcheggi, dell’effetto albedo prodotto dalle superfici asfaltate e di mancanza di zone d’ombra, con progressivo inaridimento del suolo ed effetto isola di calore.

Quali i punti principali del progetto?
Il primo intervento progettuale consiste nell’attribuire all’area una nuova identità, ripensandola come ingresso principale del plesso, limitando gli spazi di sosta e prevedendo un filare di alberature per organizzare la mobilità interna e riducendo l’effetto albedo. L’area di ingresso viene organizzata inoltre attraverso la realizzazione di due terrapieni con superficie fruibile e naturalistica.

Di che tipo?
Saranno mantenuti a prato spontaneo, con essenze erbacee rustiche e autoctone, e aumento della biodiversità e di insetti impollinatori. Il terrapieno potrà inoltre essere utilizzato come spazio informale di sosta, gioco e osservazione, anche perché quello lato sud è pensato come una grande seduta verde ottenuta dal taglio obliquo della superficie con la creazione di due gradonate di 50 cm di altezza ciascuna. I muri di contenimento della terra saranno realizzati in cemento armato color bianco.

Ma nel progetto ci sono anche sedute di tipo tradizionale?
Sì, ma sono incorniciate da pergole verdi realizzate con tubolari in ferro, che oltre a ombreggiare contribuiscono al raffrescamento evaporativo. Anche le vasche per raccogliere l’acqua piovana funzionano da sedute, e sono corredate da spalliere che, come le pergole, saranno di supporto alle piante rampicanti.

E poi ci sono gli alberi.
Sul lato sud e sud ovest lungo il margine del lotto lungo la Via Aurelia sono previsti filari di alberi e arbusti. Oltre ad abbassare la temperatura percepita e ridurre il riverbero del calore eliminando l’effetto “forno” forniscono una barriera contro il particolato proveniente dal traffico. Sarà realizzata una barriera multistrato composta da alberi alti più arbusti fitti vicino al suolo, perché le PM 2.5 spesso viaggiano a quota bassa.

Gli alberi saranno anche all’interno?
Sì, oltre che sul perimetro dell’area, ci saranno anche all’interno del lotto per organizzare gli spazi per fasce climatiche, e per la creazione di zona d’ombra per i ragazzi con filari di lecci e piccoli boschetti di arbusti.

Infine, avete scelto di creare i cosiddetti “rain garden”, giardini della pioggia.
Si tratta di depressioni vegetate del terreno che servono sia per raccogliere temporaneamente l’acqua piovana che viene trattenuta e filtrata dagli apparati radicali delle piante sia come laminazione per le sempre più frequenti portate meteoriche dei periodi autunnali e primaverili. Le piante consigliate sono le graminacee ornamentali, perché richiedono poca manutenzione, consumano poca acqua e mantengono l’umidità del terreno favorendo l’evapotraspirazione.

È previsto un orto?
Il progetto prevede la realizzazione di un orto didattico come spazio laboratoriale all’aperto, destinato ad attività educative legate alla sostenibilità, alla stagionalità delle colture, alla biodiversità: sarà irrigato dall’acqua piovana proveniente dalle vasche posizionate sul terrapieno lato sud.

Quello dell’ISS di Viareggio è uno dei progetti pilota del progetto RE-ACT Schools, finalizzati a mettere a punto un toolkit operativo per le pubbliche amministrazioni. Cosa auspica?
Che il nostro, appunto, non resti un progetto pilota, ma diventi un tema ricorrente in tutte le amministrazioni, entrando all’interno dei regolamenti comunali. A volte è più facile inaugurare un cippo commemorativo piuttosto che un campo erboso, anche se la sensibilità sta, per fortuna, in parte cambiando.

L'articolo “Da isole di calore dimenticate a oasi climatiche, così trasformiamo i cortili delle scuole dando spazio agli studenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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