“La mia America, un grande poker da Marlon Brando alla Casa Bianca. Trump? La sapete quella in cui lui ‘atterra su una ragazza’?”

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“Mai stato in America. E non parlo l’inglese”.

Eppure, caro Mauro Della Porta Raffo, lei è il presidente della Fondazione Italia-Usa. Non va laggiù per continuare a credere nel sogno?
Esattamente. Gli Stati Uniti come li immagino potrebbero non esistere davvero. Non lo sono, di certo, New York o la California. Semmai, li trovi nei cosiddetti no-fly states.

La pancia del Paese. Ma se fosse costretto a scegliere una destinazione, dove atterrebbe?”.
Ohama. Perché il Nebraska è lo stato più lontano dal mare. Sa quanti divi di Hollywood sono nati in quella remota provincia? Fred Astaire, Montgomery Clift, Nick Nolte. E Marlon Brando, che diresse un solo film, il western ‘I due volti della vendetta’, ambientato proprio sul mare. Gli mancavano le onde.

Lei è un setacciatore della cultura pop a stelle e strisce.
Che dal dopoguerra a oggi ha forgiato il nostro immaginario. Edward Hopper, con i suoi diner notturni, ha dipinto ‘Il grande spazio americano’, come scrivo nel mio ultimo libro. Veniva da uno di quei posti in mezzo al nulla, Nyack, sull’Hudson, non lontano da Manhattan, ma già perso in quella luce e in quel silenzio che anticipa le visioni di Hopper.

Il libro è “Duecentocinquanta. Storia, ideali, futuro” (Ed. Arca) dove lei analizza due secoli e mezzo di USA.
Più di seicento pagine, un’opera che direi definitiva. A novembre uscirà un secondo volume, ricco di interventi autorevoli. Intanto qui, tra le altre cose, ho scritto del ‘Tradimento di Doris Day’.

La ragazza della porta accanto.
La biondina da sposare, la casetta con giardino, gli elettrodomestici, la macchina, la way of life cui dovevamo tendere, e che non aveva nulla di italiano. Non era neppure tutta l’America, se pensiamo alle scelte della beat generation, agli scrittori hard-boiled come Hammett e Chandler, al destino degli ultimi cantato da Johnny Cash.

Se Jefferson incontrasse oggi Trump?
Dovrebbe ammettere che i tempi sono cambiati da quando i padri fondatori firmarono la dichiarazione di indipendenza. Secondo Jefferson, erano 50 semidei. Quanti ne vede oggi, al comando?.

Siamo al punto più basso della loro storia.
Però Trump se lo sono scelto. Non possono dire di non averlo visto arrivare. C’è una formidabile battuta in un film di Ron Howard del ’94, ‘Cronisti d’assalto’. Uno dice: ‘Dov’è Trump?’. L’altro: ‘Si è buttato di sotto. Ed è atterrato su una ragazza’.

Si spera non minorenne.
Ho una perplessità sugli Epstein Files: se Trump ha frequentato in mille occasioni quel pedofilo, perché circola una sola immagine di loro due?.

Melania saprà la risposta. Com’è riuscito il tycoon a intortare due volte il Paese? Ci fa o ci è?
È la questione fondamentale. Per lui conta rimanere sempre al centro del faro. Dice una cosa clamorosa e tutto il mondo la commenta. Due ore dopo ne spara una opposta e spiazza tutti. Prima ti affascina, poi deraglia.

E con le sue dichiarazioni sposta miliardi. Spesso li incassa.
Trump non è un politico. Ed è forse il primo presidente a non uscire dall’esercito. Anzi, riuscì a evitarsi il Vietnam come tanti figli di papà, che però erano quasi tutti democratici, a partire da Clinton. Che potesse arrivare alla Casa Bianca lo scrissi già nel 2016. Scelse il campo repubblicano perché la nomination dei dem era nelle mani di Hillary. Trump è un maverick, un anticonformista ondivago.

Lei, Della Porta Raffo, è un navigato osservatore delle elezioni Usa. Che succede con quelle di midterm? Come da tradizione saranno appannaggio del partito di opposizione?
Non è detto. Ballano 35 seggi in Senato. 33 sono in scadenza, gli altri due sono di Vance e Rubio. Per il sorpasso, i democratici dovrebbero prenderne almeno 4 dei 22 dei repubblicani, senza perdere nemmeno uno degli 11 propri. La partita è in questi numeri, ed è decisiva. Chi conquista il Senato ratifica le nomine più importanti.

Quindi potrebbe non essere il canto del cigno di Trump?
Farei attenzione a darlo per morto. E c’è da valutare l’effetto del voto in Israele, che ci sarà prima. Se rivince Netanyahu Trump riconfermerà l’allineamento con il suo alleato. Il rebus è chi gli succederà alla Casa Bianca tra due anni. Intanto, i democratici hanno il problema di trovare un candidato fortissimo. La Ocasio-Cortez è un’estremista, la figura giusta sarebbe Josh Shapiro, che però è ebreo.

Da ex pokerista professionista, quali presidenti del passato inviterebbe al tavolo verde?
Giocherei con Theodore Roosevelt, Truman e John Quincy Adams, che fu un grande oppositore della schiavitù. Come riserva chiamerei Lyndon Johnson: uscì con le ossa rotte dal mandato, ma era stato un leader con meriti. Potrebbe portarsi via il malloppo, con un all-in.

L'articolo “La mia America, un grande poker da Marlon Brando alla Casa Bianca. Trump? La sapete quella in cui lui ‘atterra su una ragazza’?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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