Da Bruce Springsteen a Stevie Wonder, l’inaugurazione dell’Obama Presidential Center di Chicago è una parata di stelle

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Non capita spesso di vedere riunite così tante stelle della musica su uno stesso palco per un’occasione speciale. Da Bruce Springsteen a Eddie Veder, da Stevie Wonder a Christina Aguilera. Questa volta è successo a Chicago per l’inaugurazione dell’Obama Presidential Center, un polo culturale costato 850 milioni di dollari, proprio nella città che ha visto Barack Obama muovere i primi passi nel mondo del lavoro e che lo ha visto consacrarsi come uno dei più importanti avvocati statunitensi in tema di diritti civili.

Sarà anche per questo motivo che è così apprezzato da moltissimi artisti, tanto che nei suoi due mandati, per un totale di otto anni tra il 2008 e il 2016 si è creato un gruppo di estimatori nel mondo dello spettacolo. Dieci anni dopo la fine della sua presidenza, Obama ha inaugurato il suo Presidential Center e per farlo ha chiamato alcune delle celebrities più note al mondo, sia nella musica che nel cinema.

Sul palco si sono alternati Bruce Springsteen, Bono, The Edge e Stevie Wonder, affiancati da John Legend, Jennifer Hudson, Common, Eddie Vedder e Christina Aguilera. Tra i rappresentanti del mondo del cinema erano presenti su tutti il regista e sceneggiatore Steven Spielberg, il creatore di Star Wars George Lucas, Tom Hanks, Mark Hamill, ma anche Quinta Brunson e Marsai Martin.

Nella folla di VIP si è anche intravisto Stephen Colbert, reduce dalla chiusura del suo programma dopo undici anni consecutivi alla guida del Late Show with Stepehen Colbert sulla CBS, il suo padre spirituale David Letterman e il comico e presentatore, fresco della terza conduzione consecutiva agli Oscar, Conan O’Brien. Non poteva mancare Oprah Winfrey, grandissima amica di Michelle Obama.

Proprio l’ex First Lady e moglie di Barack, si è presa la scena con un discorso toccante e ironico guidato da un amore incondizionato nei confronti del marito, per una coppia che sembra immune allo scorrere del tempo. “Hai fatto il lavoro più difficile del mondo, facendolo sembrare facile come una passeggiata al parco. In otto anni non hai mai perso la clama, al contrario hai sempre mostrato la tua essenza più pura”, ha detto Michelle e a quel punto Barack non ha potuto trattenere le lacrime.

L’evento di Chicago era quasi in competizione con la parata dei Knicks a New York, che hanno vinto il titolo NBA 53 anni dopo l’ultima volta. Per l’occasione, il sindaco Zhoran Mamdani, amatissimo dalla gen Z, ha concesso alla squadra di sfilare su un pullman scoperto in pieno centro di Manhattan.

In molti però sui social hanno sottolineato il paragone impari tra l’esibizione abbastanza scarica di Alicia Keys e Fat Joe (assente ingiustificato Billy Joel) alla City Hall Plaza, la piazza del municipio di New York City e la parata di star della capitale dell’Illinois. Su tutte, a fare scatenare i commenti, è stata l’esibizione di Higher Ground di Stevie Wonder, che all’età di 76 anni ha ancora un groove pazzesco e una voce intatta. Ad accompagnarlo sul palco, John Legend e i Roots, la band straordinaria guidata dal batterista e personaggio televisivo Questlove.

L’ultimo a parlare, dopo gli ex presidenti Bill Clinton, George W. Bush e Joe Biden è stato proprio Barack Obama che dopo circa un quarto d’ora di discorso ha lasciato spazio alla musica. Per prima si è esibita la cantante originaria di Chicago Jennifer Hudson con l’inno nazionale americano. Poi dopo Christina Aguilera ha cantato “What a Wonderful World” e Eddie Vedder, leader dei Peral Jam, ha eseguito con i ragazzi dell’organizzazione no-profit Guitars Over Guns il brano originale “Better Believe”. Subito dopo ha preso la scena John Legend e il coro United Voices of Chicago con “Glory”, per chiudere il set, prima di dare spazio alla leggenda del Jazz Stevie Wonder.

Michelle Obama ha spiegato perfettamente qual è il senso di questo nuovo polo culturale e politico. “In questi tempi di apprensione e divisioni sembra che il mondo stia andando al contrario. Tutto ciò che noi vogliamo fare con questo nuovo centro è respingere il cinismo e la disillusione della nostra contemporaneità”.

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