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Cinque trapianti di fegato in 36 ore, con quattro organi utilizzati per intervenire su cinque pazienti. È il risultato della lunga sequenza di operazioni portata a termine all’ospedale Molinette di Torino, dove il blocco operatorio del Centro Trapianto Fegato è rimasto ininterrottamente impegnato dalle 8 di venerdì alle 20 di sabato 31 ottobre. A coordinare l’attività è stata l’équipe medico-chirurgica diretta da Renato Romagnoli. A rendere particolarmente complesse le procedure è stato il ricorso, in due casi, alla tecnica split: il fegato di un donatore deceduto viene diviso in due porzioni, una destinata a un ricevente pediatrico e l’altra a un adulto. Una modalità che permette di utilizzare un singolo organo per salvare due vite, ma che richiede una pianificazione chirurgica e organizzativa particolarmente articolata.
La sequenza è cominciata venerdì mattina con una donna di 44 anni, residente in Liguria, affetta da policistosi epato-renale e in lista d’attesa da oltre tre anni per un trapianto combinato di fegato e rene. La disponibilità di un donatore compatibile, individuato in una regione vicina, ha consentito di procedere. Dopo la rimozione del fegato policistico malato, i chirurghi hanno impiantato quello donato. Per ridurre il carico clinico dell’intervento sulla paziente, si è però deciso di rinviare al giorno successivo il trapianto del rene. L’organo è stato nel frattempo conservato attraverso macchine di perfusione ex situ, una tecnologia che permette di mantenerlo in condizioni controllate anche dopo il prelievo.
Nel primo pomeriggio è arrivato il turno di un bambino torinese di appena 22 mesi, affetto da epatoblastoma, una rara forma di tumore maligno del fegato. Per lui è stato utilizzato un organo proveniente da un donatore adulto del Sud Italia. La differenza di dimensioni tra il fegato del donatore e quello necessario al piccolo paziente ha reso indispensabile la tecnica split. Il chirurgo Romagnoli ha diviso l’organo su banco, durante la perfusione ipotermica ossigenata: la porzione sinistra, più piccola, è stata trapiantata nel bambino, mentre quella destra è stata mantenuta in perfusione per circa tre ore. Un tempo necessario per preparare la terza ricevente, una donna di 62 anni residente nel Torinese, affetta da cirrosi epatica conseguente all’epatite C e complicata da epatocarcinoma. Nella tarda serata di venerdì ha ricevuto la porzione destra dello stesso fegato utilizzato per il bambino.
La notte tra venerdì e sabato, mentre il terzo intervento si avviava alla conclusione, l’attività del Centro non si è fermata. I chirurghi hanno recuperato in Piemonte un nuovo organo, poi trapiantato su una donna di 24 anni originaria del Pinerolese. La giovane era affetta da epato-colangite autoimmune in fase itterica ed era in attesa di un trapianto da oltre un anno.
L’ultimo intervento è stato eseguito nel pomeriggio di sabato. Il destinatario è stato un uomo di 58 anni, affetto da cirrosi epatica post-epatite C complicata da epatocarcinoma. Anche in questo caso il fegato è stato prelevato in Piemonte.
Al termine della maratona chirurgica, tutti e cinque i pazienti risultavano ricoverati nell’Area semintensiva chirurgica del Centro Trapianti Fegato delle Molinette, con condizioni in progressivo miglioramento. Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, ha dichiarato: “Multidisciplinarietà e competenze di livello internazionale contraddistinguono l’attività del Centro Trapianti delle Molinette. Un risultato di questa portata appartiene alla rete di professionisti che, ogni giorno, contribuisce al percorso del paziente trapiantato”.
L'articolo Cinque trapianti di fegato in 36 ore alle Molinette di Torino. Salvato anche un bambino di 22 mesi proviene da Il Fatto Quotidiano.




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