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Nel cercare di riprendermi, anche psicologicamente, dopo il tragico incidente che mi ha costretto un anno in ospedale, ho notato che uno dei ristori e sollievo per lo spirito è quello della musica alta. Quindi niente di meglio che passare serate al Teatro Regio di Torino, rinato due volte dopo l’incendio che lo distrusse nel 1936 e riaperto nel 1973 con I Vespri Siciliani per la regia di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, ricostruito secondo il progetto di Carlo Mollino, eclettico architetto torinese.
Con la facciata originale restaurata e l’interno completamente rinnovato, il Teatro Regio è diventato uno dei riferimenti del panorama culturale italiano. Dopo anni di noia mortale è risorto con Mathieu Jouvin, il giovane Soprintendente francese che ha dato un’impronta brillante, pur mantenendo un classicismo di fondo. Ottima la scelta del repertorio storico del melodramma italiano con qualche incursione nella sua patria d’origine, la Francia, sempre però con un tocco di freschezza e glamour nelle scenografie, coreografie, costumi, tutti avvolti in luci fiabesche.
E quindi in una sola serata, come era nel passato, La Cavalleria Rusticana e I Pagliacci, in scena sino al 21 novembre, intervallate da Iris, una splendida e poco conosciuta opera di Mascagni, rappresentata invece sino al 18 del mese corrente. E mentre le prime due opere sono ambientate a fine ‘800 e tratte da episodi di cronaca nera avvenuti in Sicilia e Calabria e accomunate dal filone storico letterario del Verismo, alla Giovanni Verga per intenderci, Iris viceversa non ha riferimenti temporali precisi ma è una fiaba tragica ambientata in Giappone, pochi anni prima della Butterfly e dello stesso librettista Illica.
A questo punto mi si perdoni l’accostamento azzardato e forse un po’ blasfemo, ma ricorda per alcuni versi il film Bello, onesto emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata per alcune situazioni angoscianti.
A parte le voci sublimi dei cantanti, in primis Erika Grimaldi, l’ottima direzione d’orchestra, sempre di Battistoni, le suggestive luci, quello che al Teatro Regio colpisce è la scenografia creata in casa dalle ottime maestranze. Fondali, arredi e anche costumi sono molto richiesti da altri teatri, anche blasonati, per il noleggio e l’acquisto – il cui catalogo è consultabile nella pagina ufficiale del Regio. Perché l’opera lirica non è solo musica ma è anche teatro con atmosfere, suggestioni, magie tanto da incantare anche le giovani generazioni, cui è dedicata un’anteprima a prezzi speciali, che riscuote ogni volta un successo incredibile e che vale da sola un viaggio a Torino.
Concludendo, le tre opere rappresentate al Teatro Regio sono una risposta al gran pasticcio della rinomata Opera di Roma, caduta rovinosamente e unanimemente in mondovisione con un pessimo Falstaff. E a dicembre, al Regio, un cartellone fiabesco con opere, concerti e balletti, tutti da vedere e gustare in bellezza.
L'articolo Al Teatro Regio di Torino tre opere da non perdere questo novembre proviene da Il Fatto Quotidiano.




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