Verso la Luna, cosa comprendono le intese spaziali Italia-Usa

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Il 9 e 10 aprile scorsi, a Washington, si è tenuto il secondo Space Dialogue bilaterale tra Italia e Stati Uniti, il format diplomatico dedicato alla cooperazione spaziale lanciato un anno fa dal vertice tra la premier Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump. Sul tavolo, un’agenda ambiziosa: sicurezza spaziale, programma Artemis, governance multilaterale, commercio e regolazione. Il Dialogo non nasce dal nulla, ma segue l’impegno assunto nell’aprile 2025 dalla premier Meloni e dal presidente Trump di rafforzare la cooperazione spaziale, e si inserisce nella cornice più ampia del partenariato strategico bilaterale tra i due Paesi. A fotografare nel dettaglio quanto concordato è la dichiarazione congiunta pubblicata dal Dipartimento di Stato americano, un documento che vale la pena analizzare nel dettaglio.

Il piano normativo

I due Paesi hanno scambiato informazioni sui rispettivi aggiornamenti normativi. Sono stati discussi la nuova legge spaziale italiana e gli aggiornamenti della politica spaziale statunitense annunciati con l’Ordine esecutivo 14369 (Ensuring American Space Superiority). In questo contesto, la nuova legge italiana e il decreto americano riflettono due sistemi che stanno ripensando il ruolo dello Stato nel settore spaziale, entrambi nella direzione di una maggiore integrazione tra capacità governative e operatori privati.

Sicurezza spaziale 

Entrambe le parti si sono impegnate ad approfondire il coordinamento bilaterale sulle politiche, le pratiche e le capacità di sicurezza spaziale, in particolare alla luce della crescente portata delle minacce e del potenziale utilizzo dello spazio per tracciare e colpire le forze, le esercitazioni e le altre attività della Nato e dei suoi alleati. Il linguaggio è esplicito e lo spazio viene definito come un dominio di conflitto potenziale. In questo quadro, entrambe le parti hanno confermato l’interesse a lavorare insieme per rafforzare la cybersicurezza dei sistemi spaziali e la resilienza delle attività e dei servizi spaziali critici contro l’intero spettro delle minacce.

Un astronauta italiano sulla Luna

Il passaggio più politicamente carico riguarda il programma di esplorazione lunare. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto le capacità nazionali e le competenze italiane nelle tecnologie di esplorazione che potrebbero fornire capacità critiche al programma Artemis e alla futura Moon base, aprendo alla possibilità di vedere presto un astronauta italiano accanto a uno americano sulla superficie lunare. Sullo sfondo c’è anche la firma della dichiarazione d’intenti tra l’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, e il ministro Adolfo Urso. Entrambe le parti intendono collaborare a una Moon Base permanente e sostenibile a guida americana che sfrutti la tecnologia italiana, preparando il terreno per le prime missioni umane su Marte.

Commercio spaziale

Un filo rosso percorre tutto il documento: il rapporto tra Stato e mercato. Stati Uniti e Italia si sono impegnati a favorire quadri regolatori “light-touch” per le attività spaziali, con l’obiettivo di creare un ambiente più favorevole agli investimenti, all’innovazione e alla competitività globale. Entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per l’eccessiva regolamentazione in materia spaziale e hanno sottolineato l’importanza di quadri normativi che consentano il commercio e la cooperazione spaziale transatlantica. Tema, questo, che è stato anche oggetto di un tavolo con le aziende private dei due Paesi a margine dello Space Symposium di Colorado Springs, per favorire partenariati e investimenti incrociati tra i due settori industriali.

La governance multilaterale 

Nel 2026-27, l’Italia assumerà la presidenza dell’Uncopuos, il comitato delle Nazioni Unite per l’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico. Entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la collaborazione spaziale internazionale, inclusa la necessità di riforme per garantire che l’Uncopuos assolva efficacemente ai suoi mandati fondamentali. Roma ha anche presentato la proposta di organizzare la quarta edizione dell’Unispace, la conferenza Onu sull’esplorazione e gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico, nel 2027. Resta sullo sfondo la questione degli Artemis Accords, con entrambe le delegazioni che hanno espresso l’importanza di sostenerne i principi di collaborazione tanto nelle sedi Onu quanto negli altri fori multilaterali.

I Paesi emergenti

Un capitolo meno discusso, ma comunque presente, riguarda l’allargamento della rete spaziale. Italia e Stati Uniti hanno discusso il comune interesse a rafforzare il dialogo e la cooperazione con i nuovi ed emergenti programmi spaziali nel mondo, inclusi quelli in Africa e America Latina. Questa è una nota di particolare importanza per Roma, che negli ultimi anni sta facendo leva anche sulla space diplomacy nel più ampio contesto del piano Mattei. Un ulteriore segnale che la partita spaziale non si gioca solo tra le grandi potenze, ma anche attraverso la costruzione di alleanze con Paesi che si affacciano per la prima volta al settore.

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