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Con il mondo in completa effervescenza, l’Unione europea e gli Stati Uniti lavorano per “ricucire” legami storici con alcuni Paesi dell’America Latina che attraversano un significativo cambiamento politico, ovvero, Venezuela e Cuba. Due nazioni che negli ultimi decenni sono state segnate da politiche di governo che le hanno avvicinate a regimi, molto diversi culturalmente, come quelli di Iran, Cina, Russia e persino Corea del Nord.
Lo scenario però potrebbe cambiare, a beneficio dell’Occidente e dei suoi principi e valori democratici. È per questo che una delegazione del servizio estero dell’Unione europea è volata a Caracas per incontrare personalmente il presidente del Parlamento, Jorge Rodriguez (a sinistra nella foto), nonché fratello del presidente ad interim, Delcy Rodriguez. La missione europea è quella di rilanciare un dialogo a favore della cooperazione bilaterale e creare un’agenda di lavoro per la transizione politica del Venezuela.
La riunione strategica si è svolta nel Palazzo federale legislativo e hanno partecipato diversi funzionari europei impegnati nei rapporti con il Paese sudamericano. Secondo quanto riferito dallo stesso rappresentante del regime venezuelano, entrambi le delegazioni hanno fissato un programma orientato allo sviluppo produttivo e al rafforzamento delle relazioni, nel segno del “rispetto reciproco”.
L’impegno europeo per avvicinare Caracas a Bruxelles è tale che la delegazione europea ha annunciato anche un finanziamento di circa 9 milioni di euro. Queste risorse economiche saranno stanziate per promuovere progetti di economia circolare e accesso ai servizi essenziali, con particolare attenzione alle organizzazioni della società civile e alle comunità più vulnerabili.
Nella stessa settimana, una delegazione del governo di Donald Trump ha incontrato funzionari del regime cubano, come parte di una “spinta diplomatica” per la trasformazione politica dell’isola, vicina (geograficamente) agli Usa. Il capo della Casa Bianca ha più volte minacciato un intervento a Cuba – quando “avrà finito il lavoro” in Iran, ha dichiarato – e contestualmente le dichiarazioni del governo cubano in appoggio alla Cina e all’Iran, alleati politici negli ultimi mesi, sembrano essersi silenziati.
A Cuba sembra essere entrata in scena una nuova generazione di politici, sempre legati alla famiglia Castro, ma con un nuovo pensiero di apertura. La stampa internazionale ha diffuso la notizia dell’incontro tra un alto funzionario del Dipartimento di Stato, di cui non si sa il nome, e Guillermo Rodríguez Castro, nipote dell’ex presidente Raul Castro (qui l’articolo di Formiche.net).
Qualche settimana fa si era parlato di una riunione avvenuta a febbraio a Saint Kitts e Nevis tra il segretario di Stato americano, Marco Rubio, figlio di immigrati cubani e critico ferreo della dittatura cubana, e il nipote di Castro.
Il sito Axios, invece, sostiene che durante la riunione straordinaria della scorsa settimana, la delegazione del governo americano ha esortato ai funzionari cubani di svolgere cambiamenti importanti nell’economia del Paese, così come nel modo di governare, sottolineando che non permetteranno che l’isola diventi una minaccia per la sicurezza della regione. Nell’incontro si sarebbe discusso anche della liberazione di prigionieri politici (Cuba ne ha già rilasciato più di 2000) e della possibilità di offrire servizio di internet gratuito e sicuro, con il collegamento satellitare Starlink.

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