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Tra i 34 e i 42 miliardi, considerando solo i costi aggiuntivi dovuti alle operazioni militari – che al momento non sono coperti né dal budget per il 2026 né dalla previsione per il 2027 – ed escludendo le voci di spesa già previste nel bilancio del Dipartimento della Difesa. Senza contare le ricadute sul portafoglio degli americani. Il Center for Strategic and International Studies ha stimato quanto è costata agli Stati Uniti la guerra scatenata da Donald Trump all’Iran.
A pesare di più sulle casse federali, spiega il Csis, think tank bipartisan tra i più autorevoli di Washington nel campo della sicurezza nazionale e della politica estera, sono le munizioni utilizzate nell’operazione “Epic Fury”: 26,1 miliardi di dollari per i 13.629 proiettili d’attacco esplosi contro oltre 13.000 obiettivi secondo quanto riferito dall’ ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale, dinanzi alla Commissione per i servizi armati del Senato. Tra questi oltre 1.000 Tomahawk dal costo di 2,6 milioni l’uno, altrettanti JASSM (1,9 milioni) e PrSM/ATACMS (1,6 milioni), ordigni a lungo raggio che ora dovranno essere rimpiazzati.
Il secondo capitolo di spesa più elevato è il quarto: i danni inflitti dalle rappresaglie iraniane alle basi americane nella regione. La stima oscilla fra 4 e 9,4 miliardi di dollari. Analizzando le immagini satellitari il Csis ha identificato almeno 122 strutture danneggiate, ma secondo i criteri utilizzati dal Washington Post il numero potrebbe arrivare a 228. Le installazioni più colpite sono risultate Camp Arifjan, in Kuwait, con danni stimati che superano il miliardo, Camp Buehring (fino a 857 milioni), la Naval Support Activity Bahrain (fino a 552 milioni), la base di Al Udeid in Qatar (fino a 466 milioni) e quella di Ali Al Salem. “Le immagini mostrano chiaramente che gli attacchi iraniani sono stati precisi – osservano gli autori -. Non ci sono crateri casuali che indichino errori o spreco di armamenti. La maggior parte delle strutture colpite è diventata inutilizzabile“.
Sono stimate, invece, tra gli 1,8 e i 3,5 miliardi le perdite di equipaggiamenti e i danni ai mezzi. Almeno 42 velivoli sono stati distrutti o danneggiati, fra cui caccia F-15E, un radar THAAD, aerocisterne KC-135, un E-3 Awacs, un MQ-4C Triton, venticinque droni MQ-9 Reaper, elicotteri Apache AH-64. Altri 170 milioni sono serviti per il dispiegamento e il successivo rientro delle forze e l’apertura di nuove basi operative nell’area del conflitto. Anche il ritorno avrà un costo, ma “sarà probabilmente inferiore perché potrà essere effettuato gradualmente”, osservano gli analisti. Ma nel conto vanno messi altri 750 milioni dovuti all’aumento del ritmo operativo tra navi rimaste in mare più a lungo del previsto, velivoli impiegati in un numero maggiore di missioni e personale che ha percepito indennità per il rischio operativo. “Questi costi – avverte il Csis – cresceranno ncora al ritmo di circa 4 milioni al giorno finché le forze non rientreranno nelle basi d’origine o non riprenderanno le operazioni programmate”.
Infine ci sono le cosiddette “altre spese del Dipartimento della Difesa”, pari a circa 1,5 miliardi. Quasi tutta la cifra deriva dall’impennata del prezzo del carburante. Il Pentagono aveva costruito il proprio bilancio ipotizzando un costo del carburante per aviazione di 3,67 dollari al gallone. La guerra lo ha fatto salire a circa 4,46 dollari. Considerando un consumo annuo di oltre 3 miliardi di galloni, il solo Dipartimento della Difesa finirà per spendere circa 1,4 miliardi in più del previsto.
La stima elaborata dal Csis si colloca a metà strada fra le valutazioni circolate negli ultimi mesi. Il Pentagono aveva inizialmente parlato di 25 miliardi, poi aveva corretto la cifra a 29, ammettendo però di non aver incluso i danni alle basi. L’American Enterprise Institute, uno dei più influenti think tank conservatori degli Stati Uniti, aveva parlato di una cifra compresa fra 31 e 41 miliardi di dollari. Più elevate risultano invece altre stime: l’Iran War Cost Tracker parla di 113 miliardi, semplicemente proiettando sull’intera durata del conflitto il costo di un miliardo al giorno registrato nella prima settimana, quando i raid erano stati più intensi, mentre il Pentagono ha chiesto al Congresso un budget aggiuntivo da 80 miliardi che comprende anche programmi destinati ad accelerare la produzione industriale di nuove munizioni e quindi non direttamente riconducibili ai combattimenti.
Ma la guerra non si fermerà ai conti del Pentagono. Le conseguenze economiche finiranno per ricadere anche sulle famiglie. Il progetto “Cost of War” della Brown University stima in circa 40 miliardi l’aumento della spesa per il carburante sostenuta da cittadini e imprese, una “stima accurata” secondo il Csis. E quello della benzina è solo una parte del problema. “Altri costi sono difficili da quantificare”, osserva il think tank, ricordando che Moody’s ha stimato un impatto complessivo di 132 miliardi sull’economia statunitense. Una cifra che comprende rincari energetici, inflazione, effetti sulle imprese e sul commercio e che, inevitabilmente, finirà per riflettersi sul portafoglio dei contribuenti ben oltre la fine delle operazioni militari.
L'articolo Usa, la guerra all’Iran è costata 40 miliardi: “Altri 40 ricadranno sulle famiglie per il prezzo della benzina” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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