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Daniele Bossari ha saputo sempre rialzarsi. L’ha fatto non una ma tante volte. E ogni volta che è successo ha ricominciato con una nuova vita. In una di queste vola con l’aliante. Una nuova passione, racconta a F. «È una forma di meditazione: per pilotare un aliante devi essere presente nel qui e ora, con il cervello attivo, è una grande responsabilità. Ma, nello stato di flow, regala anche una sensazione di euforia e libertà. Lassù lo stress si ridimensiona e atterri con una consapevolezza nuova».
A Padova, Daniele, debutta nella conduzione di The Call, il format in cui guida i protagonisti del Festival della Consapevolezza alla scoperta della loro “chiamata”. Tutti noi ne abbiamo avuta almeno una. Lui addirittura due. «La prima, trent’anni fa, mi ha portato verso la radio e la comunicazione. Vidi Claudio Cecchetto in una discoteca a Milano e sentii che dovevo provarci. Gli chiesi un’occasione, rispose: “Chiamami domani” e, dopo aver rintracciato il suo numero sulle Pagine Gialle e aver parlato per giorni con la segretaria, riuscii a fare un provino. Da lì è cominciata la mia carriera». Poi è arrivata anche la seconda. Più dolorosa. «Attraverso la crisi. Non saprei datarla esattamente, è stato come scivolare lento dentro una ragnatela…».
E dentro questa ragnatela è rimasto imprigionato anche dai pregiudizi. «La domanda peggiore è: “Ma come? Hai una famiglia che ti ama, il lavoro, il successo, i soldi, che cosa ti manca?”. Fa male perché parte dall’idea che la depressione sia ingratitudine, tristezza o debolezza. È dentro che qualcosa si rompe, al punto da non riuscire più a raggiungere nemmeno ciò che hai già. Il pregiudizio è pensare che debba esserci per forza una ragione visibile». La svolta è arrivata ad “un punto di rottura preciso, quando, una notte, ho toccato il fondo e si è infranto tutto: il pensiero della morte ha smesso di essere qualcosa di astratto. Lì è iniziato il risveglio: ‘Devo accettare l’aiuto degli altri'”.
Anche per questa ragione Daniele Bossari ha scelto di parlarne. «Mostrare la mia fragilità e parlarne è stato più liberatorio che coraggioso. E poteva essere utile anche ad altri». Attraverso la meditazione, ha raccontato ancora a F, ha imparato ad ascoltare il proprio corpo. «Ho avvertito una resistenza, una tensione all’altezza della gola che si ripresentava di continuo. Sono andato dal medico, ho fatto gli accertamenti ed è arrivato il responso: carcinoma alla base della lingua. Avevo perso i sensi e l’intuizione mi ha portato subito ad affidarmi alla medicina».
Ha dimostrato di essere forte Daniele. Forte con la sua Filippa Lagerbäck al suo fianco. «Filippa è una presenza fondamentale. Dopo più di 25 anni ha ancora la pazienza di starmi accanto. Siamo sempre rimasti due persone diverse, e credo che sia proprio questa diversità ad averci reso complementari, a tenerci uniti. Lei continua a sorprendermi: non la conosco ancora del tutto». Poi ancora. «Filippa mi stupisce sempre questa sua capacità, anche di fronte alle mie provocazioni e agli screzi, di capire come sistemare tutto».
L'articolo “Una notte, ho toccato il fondo e si è infranto tutto: pensavo di morire. Grazie alla meditazione ho intuito di avere qualcosa: era un carcinoma alla base della lingua”: così Daniele Bossari proviene da Il Fatto Quotidiano.




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