A Venezia 83 presentato “Be Brave”, il primo documentario italiano interamente fatto con l’intelligenza artificiale: racconta la storia di Renzo Rosso e di Diesel

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La cosa più spiazzante, ma anche divertente del docufilm “Be Brave” (“Siate coraggiosi”) su Renzo Rosso presentato al Festival del Cinema di Venezia 83 è che lui, il boss, non c’è. E la poltrona preparata per l’intervista resta sempre vuota. Al regista Francesco Carrozzini, di stirpe modaiola, madre Franca Sozzani, padre fotografo, ex (da poco) suocera Anna Wintour, arriva qualche telefonata, non sempre incoraggiante e l’obbligo di chiedere info via video a un’interfaccia simpatica e molto informata, tale Nozer Sosor (e solo alla fine sapremo chi è davvero). Ma il dubbio che sia un’AI viene subito. Il direttore della Mostra Alberto Barbera, dice che Be Brave è il primo documentario italiano interamente lavorato con l’intelligenza artificiale e di questo si discute tantissimo perché anche le immagini girate dal vero sono state in parte rielaborate. Si capisce, ma non stupisce. Molto prima dell’AI, Rosso aveva già cominciato a fare qualcosa di simile nella moda: prendere ciò che esisteva e modificarlo, deformarlo, portarlo altrove.

La sua storia è quella di un ragazzo cresciuto in campagna, nel Veneto degli anni Sessanta, che prende una macchina da cucire della madre e comincia a fare jeans. Non sa ancora che quei pantaloni diventeranno il centro della sua vita e che, molti anni dopo, il suo nome sarà legato a uno dei più importanti gruppi della moda italiana. Sa soltanto che vuole qualcosa di diverso.

Nasce nel 1955 a Brugine, provincia di Padova, in una famiglia di agricoltori. Ma, come racconta il fratello Giuseppe, anche se sapeva guidare il trattore sin da bambino “per la campagna era negato”. Perciò non arriva alla moda rispettandone le regole ma attraverso la curiosità, l’istinto e una certa insofferenza per ciò che è già stato fatto. Taglia, cuce, modifica. I primi jeans che vende agli amici sono diversi da quelli che si trovano nei negozi: vita bassa, gamba larga, zampa d’elefante. I giovani vogliono rompere con il passato e inventarsi un’identità. Il jeans può raccontare chi sei. È un’idea che oggi sembra scontata. Allora non lo era affatto.

Quando incontra Adriano Goldschmied, co-fondatore di Diesel nel 1978, che oggi si dichiara pentitissimo di aver venduto le sue quote, è appena uscito dalla scuola industriale di Padova, non ha esperienza, ma si improvvisa responsabile di produzione, ottiene il posto e rischia di essere licenziato. Poi accetta il seguente patto: dieci lire in più per ogni capo realizzato e wow, la produzione aumenta al volo. Sa di non essere un designer, e la sua idea si vede già dal nome: Diesel, “un carburante alternativo, che costa meno, fa tanti chilometri ed è uguale in tutto il mondo”. Vuole creare un marchio che parli ai ragazzi. Diesel, nato per usare gli avanzi di magazzino, le rimanenze, diventa una locomotiva. Nel 1990 Rosso va a Parigi, alla Fiera del prêt-à-porter (1200 espositori) e lo mettono in un angolo che definiremmo sfigato, vicino agli abiti da sposa. Lui non si arrende: cerca i clienti uno per uno. E l’anno dopo tutti fanno a pugni per aver lo stand accanto al suo.

Qui comincia la vera rivoluzione. Il jeans può essere di moda e persino di lusso, senza perdere la sua anima ribelle. Anzi, proprio l’imperfezione può diventare il suo valore. Il denim viene lavato, scolorito, trattato, strappato, consumato (“abbiamo fatto i primi stone-washed, buttandone tanti)”. Un pantalone che sembra vecchio diventa improvvisamente desiderabile. Quello che per la moda tradizionale potrebbe essere un difetto, per Diesel diventa uno stile. Non bisogna sempre rendere qualcosa più perfetto, solo più vero.

Nel 1985 Rosso rileva completamente Diesel. Ha trent’anni e un marchio che deve ancora crescere. Le campagne pubblicitarie sono ironiche, irriverenti, a volte assurde. Diesel inventa il celebre motto, “For Successful Living”, e costruisce una filosofia più che una semplice identità commerciale. Il messaggio non è soltanto “compra questi jeans”. È: vivi a modo tuo. Lo stesso spirito, anni dopo, porterà Diesel a “Be Stupid”. Una frase apparentemente folle, in realtà molto concreta: non lasciare che la paura di sbagliare impedisca di provare. Essere “stupidi” significa avere il coraggio di fare ciò che una persona troppo razionale non farebbe. Rischiare. Cadere. Ricominciare. Come lui.

Il film parte da un momento simbolico. Nel 1996 Rosso porta Diesel in America, patria del denim. Sfida Levi’s sul suo stesso terreno aprendo in Lexington Avenue, a New York, un negozio dove si balla dopo l’orario di chiusura. E nel 2002, altro salto: crea OTB, Only The Brave, e da Breganze in provincia di Vicenza, comincia a costruire un gruppo internazionale per raccogliere marchi diversi, creativi, spesso anticonformisti. Nel tempo arrivano realtà come Maison Margiela (lo stilista “invisibile” che accetta di parlare solo con lui), Marni, Jil Sander e Viktor&Rolf. Costruisce un pezzo del sistema moda.

Il ragazzo che cuciva jeans con la macchina della madre diventa un talent scout della creatività, cerca persone e marchi con una voce propria. Naturalmente ci sono momenti difficili anche per Diesel, “dal successo alla sopravvivenza: prima erano i jeans dei figli, ora sono quelli dei papà”. Il mondo cambia, cambiano i consumatori, il modo di acquistare moda, i social il rapporto con il pubblico. Una mattina si sveglia alle quattro, va al cimitero, a parlare con i suoi morti, e capisce che è il momento di mollare la presa, Nel 2020 “lascia andare” Diesel (una lezione del padre, quella sul lasciar andare), affida la direzione creativa a un entusiasta Glenn Martens, e gli dice: “Puoi fare tutte le cretinate che vuoi, ma divertiti”. E funziona.

Vista attraverso il film, la saga di Renzo Rosso, con le discese ardite e le risalite, è come un gioco di specchi. L’uomo che ha cercato nuove strade per comunicare le sue idee viene raccontato da una tecnologia che sta cambiando il modo di creare immagini e raccontare qualsiasi storia, compresa la sua. E provate a scomporre le lettere di Nozer Sosor….

L'articolo A Venezia 83 presentato “Be Brave”, il primo documentario italiano interamente fatto con l’intelligenza artificiale: racconta la storia di Renzo Rosso e di Diesel proviene da Il Fatto Quotidiano.

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