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Dopo l’incontro con i Ceo di Big Tech, Donald Trump ha firmato il 29 settembre l’ordine esecutivo per inaugurare “l’era della Super Intelligenza“. Che cosa intenda il presidente degli Stati Uniti, con questa espressione, si capirà meglio tra 60 giorni: l’arco temporale entro il quale dovrà giungere, sul tavolo della Casa Bianca, “una proposta di testo legislativo per stabilire una definizione federale di ‘Super Intelligenzà e ‘SI’, che rifletta le capacità descritte nella sezione 1 del presente ordine”. Il documento sarà firmato dall’Assistente del presidente per la Scienza e la Tecnologia (APST), ovvero Michael Kratsios, “in consultazione con i capi di altre agenzie”. La proposta, si legge nell’ordine esecutivo, dovrà includere anche “una valutazione se, e in che misura, la definizione di ‘Super Intelligenzà e ‘SI’ debba modificare, ampliare o altrimenti sostituire la definizione legale vigente di ‘intelligenza artificiale'”.
Le fondamenta della nuova definizione si trovano nella sezione 1 dell’ordine esecutivo: “Le capacità dei sistemi all’avanguardia odierni vanno ben oltre la semplice imitazione o l’automazione di singoli aspetti dell’intelligenza umana. Amplificano progressivamente l’ingegno umano e liberano nuove forme di creatività, consentendo agli americani di raggiungere traguardi prima impossibili in ambito scientifico, medico e in quasi ogni altro campo dell’attività umana. Man mano che queste capacità continuano a migliorare, rappresentano non solo l’intelligenza artificiale, ma una nuova era di Super Intelligenza“. Malgrado gli annunci presidenziali su una “amplificazione dell’ingegno”, “un’espansione della creatività”, alcuni studi mettono in guardia sui rischi di declino intellettuale. Una ricerca del Mit (Massachusetts Institute of Technology), prestigiosa università di Boston, intitolata “Your brain on ChatGpt” e curata dall’accademica Natalia Kosmyna, indica una correlazione tra l’uso dell’Intelligenza artificiale e un “debito cognitivo”: ovvero, minore attività cerebrale e capacità di memorizzazione da parte di chi la usa.
L’ordine esecutivo firmato Donald Trump rivendica il primato tecnologico statunitense, “all’avanguardia di una nuova rivoluzione nel campo dell’intelligenza artificiale. Il moderno campo dell’IA è nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani per primi hanno dato il nome a questa disciplina e gettato le basi per il suo sviluppo. Settant’anni dopo, grazie alla nostra impareggiabile cultura dell’innovazione, alle aziende e agli istituti di ricerca leader a livello mondiale e al nostro spirito imprenditoriale, l’America sta ancora una volta spingendo in avanti la frontiera tecnologica”.
In virtù del progresso tecnico, si legge nel documento governativo, “la terminologia utilizzata dal Governo Federale dovrebbe riflettere le capacità trasformative di queste tecnologie e le illimitate opportunità che esse creano per il popolo americano. Di conseguenza, il termine “Super Intelligenza” coglie in modo più appropriato la promessa, il potenziale e le capacità in rapida evoluzione di queste tecnologie. È pertanto politica della mia Amministrazione che, nella misura massima consentita dalla legge, il potere esecutivo utilizzi i termini ‘Super Intelligenza’ e ‘SI’ al posto di ‘Intelligenza Artificiale’ e ‘AI'”. La nuova espressione, dunque, entrerà ufficialmente nei documenti di ogni ramo dell’amministrazione pubblica federale. Ma anche “nelle comunicazioni pubbliche e nei siti web” del governo. Il documento non contiene alcun accenno ai rischi sociali derivanti dalla diffusione dell’Intelligenza artificiale. Ieri, il 29 settembre, durante l’incontro con i Ceo dei colossi tecnologici statunitensi, Trump aveva ribadito l’intenzione di accelerare sullo sviluppo tecnico: nessun “laccio e lacciuolo” al mercato, Big Tech si autoregolerà per limitare i rischi sociali.
L'articolo Trump inaugura l’era della ‘Super intelligenza’, ma cancella i rischi: “Amplifica ingegno umano, possibilità illimitate” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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