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“Sono 40 anni che sopporto, dovevo perché avevo una divisa ma adesso non ce l’ho più e posso fare come mi pare. Quello che è stato scritto è tutto inventato”: sono le parole scioccanti di Bruno Bosco, uno degli ultimi testimoni ad aver visto Emanuela Orlandi il giorno della sua scomparsa, il 22 giugno del 1983. L’ex poliziotto lo ha dichiarato davanti alle telecamere del programma Filorosso, in onda ieri sera su Rai Tre.
Nei giorni successivi alla scomparsa della cittadina vaticana, in una relazione di servizio, l’allora poliziotto Bruno Bosco descrisse agli inquirenti il cosiddetto uomo dell’Avon che fu visto parlare con Emanuela Orlandi prima poco della sua scomparsa. Da ben 43 anni gli investigatori sono a caccia di questa misteriosa figura, perché identificarlo significherebbe capire chi prelevò Emanuela quel giorno. Era il 22 giugno del 1983 e Bosco disse all’epoca di aver visto la scena perché sua moglie aveva un negozio di fronte a Palazzo Madama. Emanuela, lo ricordiamo, era iscritta alla scuola di musica “Da Victoria” che è alle spalle del Senato e quel pomeriggio stava andando a lezione. Questa scena, di un uomo con una valigetta che ha fermato per strada Emanuela, fu raccontata anche dal vigile urbano Alfredo Sambuco, in servizio come “piantone” davanti al Senato. Furono loro a tracciare l’identikit dell’uomo che tese la trappola alla Orlandi (distribuire volantini per l’Avon per 375mila lire) insieme agli inquirenti. Dopo le prime interviste all’epoca, Bosco non ha mai più parlato.
L'articolo “Emanuela Orlandi? Quello che è scritto nei verbali è tutto inventato. Sono 40 anni che sopporto, adesso posso fare come mi pare”: le dichiarazioni choc di Bruno Bosco a Filorosso proviene da Il Fatto Quotidiano.




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