Spagna, l’onda della protesta ora unisce scuola, sanità e casa. Ma le sinistre non imparano e sono ancora in ordine sparso

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“Anche manifestando e lottando una prof insegna”. Da Maricarmen, l’anziana sfrattata e morta in ospedale, simbolo delle proteste per la casa, in Spagna le manifestazioni non si fermano più. Con un’adesione del 70%, secondo il sindacato, è iniziata ieri per le strade di Madrid la prima giornata di protesta dell’onda verde di insegnanti e studenti che in poche ore ha raggiunto il cuore delle proteste, l’accampata per la casa che stanzia nella piazza di Puerta del Sol dallo scorso 26 settembre. Altre centinaia di studenti intanto occupavano l’Università Complutense di Madrid, dove negli scontri con la polizia sono rimasti feriti in 8 e 5 manifestanti sono stati arrestati. L’onda verde che è scesa di nuovo oggi in strada con un’adesione di oltre il 60% proseguirà con lo sciopero a oltranza convocato dai principali sindacati spagnoli per chiedere, tra le altre misure, la riduzione delle ore di lezione frontale, del numero di studenti per educatore, l’aumento del personale specializzato e di sostegno, l’incremento degli stipendi, nonché il miglioramento delle strutture educative.

Le rivendicazioni, più che al governo centrale, sono indirizzate alla governatrice della Comunità di Madrid, la Isabel Diaz Ayuso (Partido Popular) che ha squalificato la protesta accusando i manifestanti di essere eterodiretti: “La sinistra – ha detto Ayuso di fronte al Parlamento regionale – quanto perde le elezioni diventa violenta perché non accetta le regole democratiche”.

Ma la questione non riguarda solo Madrid né solo i professori né soltanto i sindacati degli inquilini. Alla fine di questo mese a unirsi alle proteste saranno anche medici e personale sanitario, che inizialmente, dopo l’annuncio del dimissionario Pedro Sánchez di convocare elezioni anticipate, avevano temporaneamente sospeso lo sciopero. Ma che di fatto invece accompagneranno la mobilitazione al grande sciopero generale unitario previsto per l’11 novembre. A meno di 20 giorni dalla data prevista per le elezioni del 29.

A beneficiare della mobilitazione, secondo i sondaggi, sarebbe la sinistra, i cui elettori si starebbe mobilitando per le urne, soprattutto dopo che Sánchez – già dimissionario – è riuscito a far approvare dalla Commissione permanente che sostituisce le Camere, i due decreti per la Casa che la destra e i catalani di Junts per Catalunya avevano affossato spingendolo al voto anticipato.

A dare i primi numeri – da cui Sánchez raccoglierebbe i frutti di questa ennesima mano di poker – è il sondaggio del Cis (Centro investigacion sociologica) che ieri dava il Partido socialista obrero español (Psoe) in risalita rispetto ai sondaggi pre-dimissioni assestarsi al 34% contro il 22% del Partido popular (Pp) di Alberto Núñez Feijóo. Di fatto capovolgendo quella che si prefigura come una disfatta dei socialisti contro la destra, in una vittoria.

In realtà il dato del Cis, secondo quando dichiarato da commentatori ed esperti ai media spagnoli, non viene ritenuto affidabile in quanto sovra-rappresenterebbe i votanti del Psoe. A metà strada tra la conquista della Spagna da parte dell’ultradestra e la rimonta di Sánchez , si collocano i dati di “Ateneo de Dato”, che, secondo un calcolo alternativo sulla base dei dati del Cis danno Pp e Psoe testa a testa, ma con un vantaggio dello 0,3% per Sánchez (28,6%) su Feijóo (28,3%)

Altra questione sarebbe però la governabilità. Perché laddove i socialisti starebbero recuperando voti e l’ultradestra di Vox si attesterebbe intorno al 17% (un punto meno degli ultimi sondaggi che davano la formazione neo-franchista di Santiago Abascal oltre il 18), a non decollare sono i partiti alla sinistra di Sánchez , che restano fermi alla somma del 9% su una forbisce stimata fino al 12%. Per un Frente Amplio che potrebbe andare da Podemos (fondato da Pablo Iglesias alla fine della stagione degli indignados) a Sumar della vicepremier e ministra del Lavoro, Yolanda Diaz a Izquierda Unida fino alla Esquerra republicana catalana di Gabriel Rufian. Un paradosso, dato che il movimento per la casa che con la storia di Maricarmen ha aperto le faglie del terremoto politico in Spagna veniva proprio dalla stagione degli indignados.

A penalizzare la sinistra sono le divisioni interne e l’incapacità di compattare il Frente Amplio alla cui guida è stata indicata Ada Colau, già sindaca di Barcellona e tra le politiche più attive sul tema della casa in Spagna. Qualcosa però in queste ultime ore si starebbe muovendo – anche per effetto dell’ultimatum di Colau, pronta a ritirare la candidatura in caso di mancanza di unità. Podemos infatti sta ultimando accordi territoriali con il Frente Amplio quasi in tutte le regioni, eccetto Madrid e Barcellona. “Sembra difficile, invece è facile unirsi intorno a un progetto comune”, è l’appello di Colau. Nelle cui parole sembra riecheggiare il dilemma della sinistra italiana.

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