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Giuseppe Conte boccia la patrimoniale sui super ricchi proposta da Alleanza Verdi e Sinistra. “La tassa sui ricchi è stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato”, ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle a Roma. Perché, dice, “c’è un problema di calcolo del patrimonio” e “i mega ricchi si spostano facilmente”. A Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni promette di portare “tutta la documentazione”, assicurando che la sua non è una posizione ideologica. Immediata la replica dei due leader di Avs: “Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici e porteremo al tavolo della discussione materiali e studi che dimostrano come le obiezioni più frequenti e ripetute, a cominciare dalla ‘fuga dei capitali’, siano largamente infondate”, rispondono. E rivendicano una proposta “condivisa dalla maggioranza assoluta degli elettori italiani” che “non è più rinviabile di fronte alla diseguaglianza che continua a crescere e alla necessità di recuperare risorse per sostenere un programma di alternativa che sia davvero coraggioso”.
Al centro dello scambio è infatti la “restituzione fiscale” proposta da Avs: un’imposta annuale sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, lo 0,1% più ricco degli italiani, per finanziare parte del taglio dell’Irpef al 98% dei contribuenti. Gettito stimato: 15,9 miliardi l’anno. Obiettivo messo in discussone da Conte. Che alcune patrimoniali abbiano incontrato difficoltà è vero, ma non è corretto dire che non abbiano mai funzionato. In Spagna, per esempio, la tassa nazionale sulle grandi fortune ha incassato 623 milioni nel 2023. In Norvegia il prelievo continua a generare entrate. Quanto alla fuga dei super ricchi, una ricerca pubblicata a ottobre dal National Bureau of Economic Research (NBER) ha calcolato appena un centinaio di espatri aggiuntivi causati dalla stretta fiscale sui grandi patrimoni, evidenziando che le imprese di chi si è trasferito “rimangono economicamente attive e non riducono gli investimenti”. Secondo le stime dello studio, infatti, il gettito della patrimoniale è comunque aumentato del 71,5%, contro il 75% previsto senza i fuggiaschi. Come il Fatto ha già raccontato, persino Henley & Partners, società specializzata nel trasferimento internazionale dei milionari, ha riconosciuto che la fuga fiscale è difficile da quantificare e che, nei casi esaminati, gli espatri sono stati modesti e inferiori alle previsioni. In Francia, uno studio del Conseil d’analyse économique stima che gli espatri fiscali provocherebbero al massimo una riduzione dello 0,05% del valore aggiunto e dello 0,04% dell’occupazione.
La vera sfida è piuttosto quella del “calcolo del patrimonio”: come calcolare e tassare davvero le grandi fortune. Se le soglie sono basse si rischia di colpire ricchezze immobilizzate in case e piccole imprese. Scelte a cui si è tentato di riparare introducendo esenzioni e agevolazioni, soprattutto per le partecipazioni societarie, col risultato che anche i più ricchi sono riusciti a ridurre il proprio imponibile e a pagare molto meno del previsto. Tra le possibili soluzioni proposte c’è quella dell’economista Gabriel Zucman, già illustrata al Parlamento europeo e approfondita dal Fatto: soglia altissima, 100 milioni di patrimonio, nessuna esenzione e un’imposta che obbliga i super ricchi a raggiungere un livello minimo di tassazione, pagando però la sola differenza rispetto alle imposte già versate. Contro elusione ed espatri propone lo scambio automatico di informazioni fiscali, una exit tax, cioè una tassa sui guadagni maturati ma non ancora realizzati al momento del trasferimento all’estero della propria residenza fiscale, prevista anche da Avs con aliquota del 26%, e infine la possibilità di continuare a tassare chi cambia residenza per un limitato periodo.
Anche la Commissione europea, tuttavia, in uno studio dello scorso aprile, rileva che in generale le patrimoniali esaminate non hanno prodotto grandi entrate, soprattutto a causa di esenzioni, agevolazioni e controlli insufficienti. Insomma, il successo non è garantito e dipende dal modo in cui si disegnano le norme: quali beni tassare, come valutarli, quali esenzioni prevedere e come impedire che le grandi fortune sfuggano al prelievo. Questione decisiva anche per la possibilità di incassare davvero i 15,9 miliardi annui stimati nella proposta di Avs. A commentare divertito lo scambio interno al campo largo è intanto il centrodestra. “Sapevamo che nel campo largo sono divisi su tutto, ma non immaginavamo che arrivassero a litigare persino sul loro tema preferito: le nuove tasse da far pagare agli italiani”, ha dichiarato la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi. “Sulla patrimoniale il ‘campo diviso’ dà il meglio di sé: Conte sostiene una tesi, Bonelli e Fratoianni lo smentiscono”, rincara Maurizio Gasparri.
L'articolo Botta e risposta tra Conte, Bonelli e Fratoianni sulla patrimoniale. “Non ha mai funzionato”. “Sbagli, caro Giuseppe” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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