ARTICLE AD BOX
Dietro quella quotazione da polvere di stelle ci sono scommesse che potrebbero fallire, ma c’è anche una realtà solidissima di fatti concreti. SpaceX è una conglomerata che nel 2026 ha perso almeno un miliardo di dollari al mese. Eppure la sua capitalizzazione di mercato è schizzata a oltre 2mila miliardi di dollari nelle prime ore dal suo debutto a Wall Street. Per farsi un’idea, più o meno quanto l’intero Pil dell’Italia.
Da un lato le perdite di bilancio vengono dalla fusione con la società di intelligenza artificiale di Musk, che ha costi astronomici e ricavi scarsi. La macchina da soldi, invece, sono i viaggi nello spazio e soprattutto i lanci di satelliti Starlink. Quel mondo è dominato da SpaceX, che sta sbaragliando (per ora) ogni tipo di concorrrenza.
Il contesto
Ecco qualche numero: nel 2025 gli Usa hanno coperto da soli più della metà di tutti i lanci orbitali del pianeta, e la stragrande maggioranza grazie alla tecnologia di Musk: 165 voli del razzo riutilizzabile Falcon 9, a cui si aggiungono 5 test suborbitali del nuovo sistema Starship. In tutto ben 170 lanci. L’Europa, con appena una decina, tenta una timida ripresa. Ma il confronto resta impari, ed è uno dei tanti ambiti in cui siamo ancora troppo dipendenti dagli Stati Uniti.
Ma che cosa ha mandato in orbita, di preciso, l’Europa? Quasi solo satelliti per conto di governi e istituzioni, lanciati dallo spazioporto nella Guiana francese con due razzi: il pesante Ariane 6 e il più piccolo Vega, costruito dall’italiana Avio. Razzi usa e getta, diversamente da quelli di SpaceX che sono riutilizzabili. Come comprare un aereo nuovo a ogni volo: costa un’enormità e non puoi volare spesso. L’altra capacità che ci manca completamente è che non abbiamo le navicelle, o capsule, per portare su e giù un carico e un domani delle persone.
Però qualcosa si muove. L’agenzia spaziale europea ha messo sul piatto oltre 900 milioni di euro per una gara tra aziende private — la tedesca Isar Aerospace, la francese MaiaSpace, la spagnola Pld Space e altre — con un’ambizione di lungo periodo e una scadenza più a stretto giro, che dà accesso ai fondi. L’obiettivo a breve termine è arrivare in orbita entro il 2027, cioè costruire un razzo che funziona davvero e mette lassù un satellite.
Il traguardo successivo è la riutilizzabilità, esattamente come fa SpaceX, che è capace di far tornare a terra il primo stadio del razzo, la parte grande e costosa, per riusarla molte volte. Questo abbatte il prezzo e consente di lanciare di continuo. La tecnologia: nuovi motori più economici – a metano, propano o cherosene a seconda dell’azienda – pezzi stampati in 3D, produzione di serie in fabbrica invece che artigianale. La più avanti sembra la tedesca Isar Aerospace, mentre è probabile che diverse altre manchino la scadenza del 2027.
La corsa per le capsule
L’altra corsa è quella per le capsule, e c’è un pezzo d’Italia molto coinvolto. I due competitor sono Thales Alenia Space, colosso franco-italiano partecipato da Leonardo, e la start-up The Exploration Company. Quest’ultima è stata fondata nel 2021 dalla manager francese Hélène Huby e oggi è cresciuta fino a 400 persone tra Francia, Germania e Italia. Ha raccolto circa 200 milioni di euro, anche da programmi pubblici europei, e punta al primo volo nel 2028. Sarà un test della capsula riutilizzabile Nyx, per portare un carico fino alla stazione spaziale e riportarlo a terra. La capsula sembra progettata per volare sia su razzi europei che americani: Huby ha indicato come candidati Ariane 6, Falcon 9 e persino Starship.
Il punto però è che i lanciatori SpaceX volano molto più spesso, in quanto riutilizzabili. Per un sistema di lancio europeo davvero sovrano, la strada è replicare quella frequenza che abbatte i costi. Tec ha l’ambizione di contribuire a questa svolta: ha parlato del progetto di un lanciatore riutilizzabile, battezzato Yrene, ma si tratta di una scommessa ancora a lungo termine.
Nel mezzo c’è lo sviluppo concreto del motore, anche questo con un nome: Storm. Un suo modello è stato presentato questo giugno al salone aeronautico di Berlino. Alimentazione a metano, proprio come Starship di SpaceX. Storm fornirà fino a 180 tonnellate di spinta e i suoi sottosistemi sono già in test presso i banchi di prova del centro aerospaziale tedesco. Verrà acceso a piena potenza, ma ancora fermo al suolo, intorno al 2028. E si tratterà comunque di un prototipo, non della versione definitiva pronta a volare.
L’articolo SpaceX domina, l’Europa rincorre: la sfida dei razzi riutilizzabili è appena iniziata è tratto da Forbes Italia.







English (US) ·