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In attesa che la Commissione Europea vari il Circular Economy Act, la cui emanazione è prevista entro l’anno, l’Italia si conferma leader in Europa per la circolarità, anche se resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell’Ue. Infatti, oltre il 46% delle materie prime trasformate proviene dall’estero, contro una media europea del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Il costo di questa dipendenza sta sempre più crescendo: nel 2025 ha sfiorato i 600 miliardi di euro. In particolare, il costo dei metalli (nichel, rame e acciaio) è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali.
Una fotografia, quella tracciata dall’8° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, che restituisce l’immagine di un Paese con grandi potenzialità ma ancora con troppi limiti da superare e di sfide importanti da cogliere: rafforzare la raccolta differenziata, blindare la tracciabilità delle filiere e ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini. È in questo scenario che si inserisce l’azione dei Consorzi Cobat che ieri hanno presentato i propri Bilanci di Sostenibilità: Ripa (pile e accumulatori esausti), Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e Tyre (pneumatici fuori uso).
“La trasformazione verso un modello di sviluppo più sostenibile non si misura soltanto nella capacità di gestire correttamente il fine vita dei prodotti, ma nella possibilità di trasformare quella responsabilità in valore condiviso, per l’ambiente, per il sistema industriale e per le comunità – ha dichiarato Michele Priori, direttore generale dei Consorzi Cobat – Il Bilancio che viene presentato oggi racconta non solo i risultati raggiunti nel 2025, ma anche la direzione che abbiamo scelto di seguire: rafforzare un sistema capace di coniugare efficienza, responsabilità, innovazione e trasparenza, contribuendo alla costruzione di filiere sempre più resilienti e competitive”.
Cobat Ripa gestisce una filiera strategica per l’approvvigionamento di materie prime critiche. Le batterie, infatti, contengono litio, cobalto, nichel e manganese per le quali L’Europa dipende da fornitori extra-Ue. Recuperarle significa “sottrarre pressione all’estrazione primaria”, rafforzare la sovranità industriale europea e costruire una “leva essenziale per la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale del Paese”. L’immesso al consumo dei soci del consorzio è stato di quasi 232 mila tonnellate, l’82% delle quali riconducibili al settore automotive. Sul fronte della raccolta, le batterie portatili coprono l’84% del totale effettuato dal consorzio, il 30% della raccolta nazionale.
Le aziende che aderiscono a Cobat Raee hanno immesso sul mercato nazionale 200 mila tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il consorzio ne ha raccolte quasi 31 mila, l’8,2% della raccolta nazionale. Il dato più significativo riguarda il recupero degli impianti fotovoltaici a fine vita, dove il consorzio ha raggiunto il recupero della materia dell’89%, con conferimento in discarica vicino allo zero. Va ricordato che un modulo fotovoltaico è composto per il 67% da vetro, il 14% da alluminio, l’11% da plastica e il 5% da silicio. Quest’ultimo è classificato dall’Unione Europea come materia prima critica e il suo recupero è strategicamente rilevante per la filiera industriale europea.
Nel 2025 i soci di Cobat Tyre hanno immesso al consumo 31 mila tonnellate di pneumatici. Ne sono state raccolte 42 mila tonnellate, superando il target ministeriale sul mercato del ricambio del 10,85% e registrando un’accelerazione del 58% sui volumi intercettati dal circuito Aci. La raccolta degli pneumatici fiori uso (Pfu) è ormai diventata un settore strategico non solo per la filiera automotive, ma per l’intera economia nazionale e per l’ambiente: il riciclo di una tonnellata di Pfu evita l’immissione in atmosfera di circa 850 kg di CO2. Inoltre, i granulati ottenuti dagli pneumatici usati vengono utilizzati per campi da calcio sintetici, asfalto modificato, isolanti acustici e antivibrazioni nelle costruzioni.
La presentazione dei Rapporti è stata accompagnata da un dibattito che ha coinvolto, anche da remoto, figure istituzionali e rappresentati della pubblica amministrazione. Fabrizio Penna, neo direttore generale di Ispra, ha ricordato come i sistemi consortili fanno ormai parte del Sistema Paese: “Fondamentali le sinergie circolari dove tutti gli attori devono fare la loro parte e farla al meglio. Muovendosi su due binari paralleli: l’evoluzione tecnologica e lo sviluppo normativo. La responsabilità estesa del produttore copre ormai interi comparti e incide su punti di Pil. Il ruolo di Ispra è quello di raccogliere dati attraverso il Catasto nazionale dei rifiuti; offrire supporto tecnico-scientifico al legislatore per l’emanazione della normativa e attuare un monitoraggio e un controllo capillare continuo attraverso il Sistema nazionale di protezione ambientale”.
La posizione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è stata espressa da Laura D’Aprile, Capo Dipartimento per lo sviluppo sostenibile. “I sistemi consortili costituiscono la base per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta che deve essere di qualità per poter poi separare correttamente i vari flussi destinati al riciclo; in questo caso per materie prime critiche e terre rare provenienti dalla raccolta e dal riciclo di batterie e Raee. A livello europeo
abbiamo avanzato una serie di proposte per il redigendo Circular Economy Act finalizzate a sostenere il settore delle imprese del riciclo che rappresenta un’eccellenza nazionale a livello europeo. L’auspicio è la costruzione di un Mercato Unico delle materie prime seconde, caldeggiato anche dal Rapporto Letta, ma che stenta a trovare una soluzione in tempi brevi”.
Il futuro dei sistemi Epr nei Consorzi Cobat prevede ulteriori sviluppi nel settore tessile e nella gestione dei veicoli fuori uso. Secondo le stime delle Nazioni Unite l’industria tessile è una delle più impattanti del Pianeta: genera tra l’8 e il 10% delle emissioni globali di CO2 e consuma grandi quantità di risorse idriche. Solo in Europa vengono prodotti oltre 12 milioni e mezzo di rifiuti tessili. L’obiettivo è superare la logica dell’economia lineare introducendo sistemi circolari, processi di recupero e soluzioni che valorizzino il rifiuto tessile come risorsa.
Il nuovo Regolamento europeo Elv (End of Life Vehicles) pubblicato a luglio di quest’anno, entrerà pienamente in vigore a settembre 2028. Prevede obiettivi si riciclo, norme sul contenuto riciclato e sulla progettazione (materiali riciclati o riutilizzati all’85%). Elv Italia di Cobat è il primo consorzio per la gestione dei veicoli fuori uso. Si propone come “punto di riferimento per tutti i produttori e importatori di veicoli chiamati ad adempiere ai nuovi obblighi europei di responsabilità estesa del produttore sull’intero ciclo di vita del veicolo”. Per dirla con Michele Priori:” Proseguiremo a lavorare con la stessa determinazione per costruire filiere sempre più efficienti, trasparenti e circolari, capaci di generare valore per il sistema produttivo, per l’ambiente e per le generazioni future”.

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