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Una donna di circa settant’anni si trovava sotto la doccia quando, nel semplice tentativo di liberare le orecchie da una sensazione di pressione e da un fastidioso scoppiettio, si è soffiata il naso. Un gesto del tutto comune e quotidiano che ha però scatenato un caso medico straordinario: la pressione esercitata ha spinto l’aria a viaggiare attraverso il suo orecchio fino a penetrare nella scatola cranica, andandosi ad accumulare direttamente attorno al tronco encefalico. La vicenda, descritta in uno studio clinicamente dettagliato e pubblicato sulla rivista The American Journal of Emergency Medicine dai medici del Virginia Tech Carilion, si è aperta con un violento e insolito mal di testa che ha spinto la donna a farsi visitare d’urgenza su indicazione del proprio medico di base. Al suo arrivo in Pronto Soccorso, la situazione è apparsa subito delicata. I parametri vitali registrati al triage hanno fatto scattare immediatamente il campanello d’allarme tra i clinici: la paziente presentava infatti un battito cardiaco insolitamente rallentato, valori di pressione arteriosa molto elevati e un ritmo respiratorio rapido e irregolare.
In ambito medico, l’insieme di questi tre segnali prende il nome di triade di Cushing (o riflesso di Cushing), una risposta fisiologica d’emergenza con cui l’organismo reagisce a un pericoloso aumento della pressione intracranica, segnalando il rischio imminente di complicanze neurologiche severe. I sospetti dei medici sono stati prontamente confermati dai risultati della tomografia computerizzata (TAC). L’esame diagnostico per immagini ha rivelato uno pneumocefalo, ovvero una massiccia presenza di aria all’interno della cavità cranica. Nella stragrande maggioranza dei casi,circa il 75% della letteratura medica, questa condizione è la diretta conseguenza di gravi traumi alla testa o di complicanze post-operatorie dovute a interventi neurochirurgici. A rendere eccezionale e unico questo caso è stata invece la rotta del tutto anatomica e inaspettata seguita dall’aria per farsi strada verso il cervello.
Anziché penetrare dai seni nasali attraverso micro-fratture o difetti ossei della base del cranio, come accade nei già rarissimi casi descritti in seguito a starnuti o colpi di tosse trattenuti, l’aria si è infilata direttamente dal canale uditivo esterno. Sfruttando una lesione preesistente nella finestra rotonda – una sottilissima membrana che separa l’orecchio medio dalle strutture dell’orecchio interno – l’aria ha risalito l’intero canale uditivo interno, la via d’accesso ossea in cui scorrono i nervi responsabili dell’udito e dell’equilibrio. Da lì si è spinta fino alla fossa posteriore del cranio, creando una compressione diretta sulle strutture del tronco encefalico. Quando l’aria intrappolata genera una spinta continua verso l’interno si parla di pneumocefalo iperteso, un quadro clinico potenzialmente letale ma che, se diagnosticato per tempo e gestito con le adeguate strategie terapeutiche, presenta generalmente una buona prognosi.
Nonostante l’impatto della notizia, gli esperti tengono a rassicurare fortemente le persone: soffiarsi il naso rimane una pratica quotidiana del tutto sicura e gli episodi di questo tipo rappresentano anomalie di un’estrema rarità. L’obiettivo primario del report scientifico è infatti quello di servire da monito. Da un lato per i medici, affinché non escludano a priori la presenza di aria nel cranio di fronte a forti cefalee improvvise senza trauma visibile; dall’altro per i pazienti, ricordando che un mal di testa improvviso e di intensità mai provata prima, specialmente se accompagnato da confusione, alterazioni della respirazione o dalla perdita di liquido trasparente dal naso o dalle orecchie, richiede sempre e comunque un tempestivo intervento al pronto soccorso.
LINK ALLO STUDIO: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0735675726002792
L'articolo Si soffia il naso sotto la doccia e finisce in ospedale perché l’aria è finita nel cranio: l’incredibile caso studio e i consigli degli esperti proviene da Il Fatto Quotidiano.




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