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Di fronte a fenomeni di portata gigantesca, ci si aspetterebbero risposte macroscopiche da parte delle istituzioni. Le misure adottate dovrebbero rispondere all’enormità dell’evento, per tutelare realmente i cittadini ed evitare di creare un effetto paradossale: l’emergency washing, far finta cioè di fronteggiare un evento estremo con misure “palliative”.
Ebbene, quando – ogni anno – arriva il lancio del “Piano caldo” del Comune di Roma, avverto esattamente questa gigantesca sproporzione. Quella – appunto – tra fenomeni estremi, come l’aumento abnorme delle temperature con conseguente ondate di calore violente che durano giorni e giorni, e le misure messe in campo dall’amministrazione comunale.
Così, mentre stiamo vivendo la seconda, pesante ondata di calore a oltre 35 gradi di questa estate, l’assessore Onorato agli eventi e quella alle Politiche Sociali e alla Salute Funari rilanciano in pompa magna la principale misura del “Piano caldo” romano. In cosa consiste? Si chiama “Piscina all’aperto” e consiste nell’accesso a un certo numero di piscine – che hanno dato disponibilità – ai residenti over 70, gratuitamente. In pratica, si prende una categoria tagliata con l’accetta – “gli anziani” – senza ben capire quali siano i loro bisogni specifici e si decide che la misura migliore contro le ondate di calore per loro è un biglietto di accesso in piscina, anche per consentirgli, si dice, di socializzare.
La misura potrebbe avere un senso se appunto rispondesse realmente ai bisogni di questa fascia di età di cui non credo il comune sappia nulla (c’è chi ancora lavora, chi ha un reddito alto, chi ha una famiglia numerosa, chi non riesce proprio ad uscire, come si fa a metterli dentro un’unica categoria?).
La dimostrazione lampante del parziale nonsense della misura sta nel fatto che si pensa alla piscina e non al trasporto. E quando fanno 40 gradi come si spostano i famigerati anziani per arrivare alla piscina? La cosa che più indigna però è un’altra, che il Comune non sbandiera: il numero di ingressi a testa, 5 per tutta l’estate. Insomma, vorremmo risolvere il problema del caldo estremo (caldo killer) degli over 70 con 5 ingressi a estate in piscina? Viene da piangere.
Viene da piangere anche perché le altre misure anti-caldo messe in campo sono ben poche: c’è la spiaggia Tiberis, che non ha alcuna piscina, vicina al Tevere. Informative e opuscoli vari, del tutto inutili. Poco altro. Mi chiedo: ma davvero queste sono le misure del Comune per contrastare il caldo? Perché se si volesse davvero fare qualcosa di serio, bisognerebbe fare almeno tre cose fondamentali.
Anzitutto, i rifugi climatici diffusi, in ogni quartiere, anzi più in ogni quartiere. Tra l’altro sarebbero accessibili a tutti, perché non è che adolescenti, bambini e famiglie siano meno soggetti al caldo estremo. Sarebbero condizionati e inoltre diventerebbero veri punti di incontro per tutti, anche tra generazioni. Ci vorrebbe poi una seria riforestazione urbana, e su questo punto siamo alle comiche, visto che l’amministrazione Gualtieri ha tagliato 30.000 alberi per lo più ad alto fusto rimpiazzandoli con alberelli spesso morti o in procinto di morire per il caldo.
In alternativa, almeno il Comune, visto che si vanta di gemellaggi con altre città nel mondo che hanno idee migliori, potrebbe pensare a zone coperte ad esempio con vele o altre tipi di coperture, in modo da creare percorsi all’ombra per raggiungere, ad esempio, i mezzi, da tenere solo l’estate, anche per le piazze prive di alberi (a Roma tantissime). Tra l’altro le nuove pensiline per aspettare gli autobus saranno anche graziose, ma non servono certo a ripararsi dal caldo, piccole come sono (e con due posti a sedere).
Un’altra misura spesso messa in campo da altre città è la nebulizzazione urbana, ovvero acqua pressurizzata che viene diffusa come nebbia leggera sulle persone, assorbendo il caldo.
Come terza cosa essenziale, e saremmo solo all’inizio, servirebbe davvero sarebbe un’assistenza domiciliare continua, con potenziamento dell’aria condizionata e dell’assistenza sanitaria per i soggetti più fragili, poveri o non autosufficienti. Non mi pare che ci sia nessuna delle tre misure.
Ma la cosa più scandalosa, forse, è un’altra: la continua fanfara su Roma città del turismo e degli eventi: turismo ed eventi che porterebbero ricchezza infinita alla città. Ebbene, la città si fa ricca con eventi e turismo, però abbiamo l’addizionale Irpef comunale più alta d’Italia, che colpisce anche le categorie più povere, come di recente segnalato dalla Cgil (se si riducesse, forse molta più gente avrebbe soldi per andare in piscina dove e quando crede).
Siamo ricchissimi, però non c’è una lira per il famoso Piano caldo romano, almeno per arrivare a dieci ingressi a estate. Né per aiutare davvero i cittadini a fronteggiare i disagi enormi fisici e psicologici di temperature impazzite. Sempre così: si parla di Roma boom, della sua crescita, dell’indotto del turismo e poi mancano fondi per servizi essenziali per i cittadini, per di più appunto pure super tassati. Mentre nel frattempo persino il Messaggero in questi giorni ha deciso di denunciare l’assurdità del suolo pubblico delle piazze più belle di Roma svenduto per pochi euro a privati, ristoranti e bar, che piazzano tavolini privi di decoro e pure per lo più – ad oggi – illegalmente, per poi magari dichiarare 15mila euro di reddito all’anno.
Forse bisognerebbe essere più onesti, evitare di prendere in giro i romani con la ricchezza che il turismo apporterebbe quando poi c’è gente che non può pagarsi un condizionatore e che magari vede pure tagliati gli alberi davanti alle case delle persone. Ma bisognerebbe essere anche più seri: perché il caldo estremo è una cosa seria, anzi tragica. Cinque ingressi in piscina per estate per gli “anziani” invece a me pare tanto una presa per i fondelli. Specie quando si specifica che verrà dato anche il lettino e l’ombrellone. Quanta abbondanza.
L'articolo Roma, contro il caldo cinque ingressi liberi in piscina per gli over 70: una misura del tutto nonsense proviene da Il Fatto Quotidiano.





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