Il silenzio del governo sul genocidio amplifica la responsabilità di intellettuali e artisti italiani

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Il sommo poeta Dante Alighieri, che solo un mitico gaffeur semianalfabeta come il ministro della Cultura (!) Sangiuliano poteva iscrivere d’ufficio alla destra, collocò nell’Antinferno gli ignavi, destinati a una pena particolarmente degradante e oggetto di aperto disprezzo da parte di Dante, che non li considera degni di attenzione (Non ragioniam di lor ma guarda e passa).

È all’Antinferno e agli ignavi che mi ha fatto pensare il buon De Gregori, un bravo cantautore che con le sue canzoncine melense ha segnato nel bene e nel male l’adolescenza di molti di noi oggi più o meno vecchietti.

Ma forse il mio giudizio è troppo pesante. In fin dei conti De Gregori ha dichiarato di “non volere fare proclami” e di “avere le idee confuse” su Gaza. Sembrerebbe un’onesta ammissione dei propri limiti ma, certo, se tutti facessero così ci sarebbe un volgersi dall’altra parte collettivo di fronte al genocidio del popolo palestinese e ai crimini di Israele che costituisce oggi il principale pericolo per la pace mondiale.

Tanto più che lo stesso De Gregori non si è peritato di esternare un certo incomprensibile fastidio nei confronti di chi, come Bruce Springsteen, Roger Waters e altri, prende invece posizione in modo netto.

Ancora peggiore la posizione di Erri De Luca che ha negato, alla stregua di un Maurizio Molinari qualsiasi, che a Gaza sia in corso un genocidio e anzi si è orgogliosamente dichiarato sionista.

Due affermazioni che fanno a pugni con la realtà. Che infatti a Gaza sia in corso un genocidio non vi è dubbio, date le caratteristiche sistematiche assunte dall’offensiva israeliana successiva al 7 ottobre 2023. Si tratta peraltro di un problema giuridico che la Corte internazionale di giustizia chiarirà ben presto, e sul quale si è già pronunciata in varie occasioni, anche in relazione alla situazione di Gaza. Quanto al sionismo, si può discettare sulle sue origini e la sua parabola storica ma non si può negare che ha assunto progressivamente le vesti di un’ideologia suprematista, razzista e colonialista, fino al nazisionismo di Netanyahu, Ben-Gvir. Smotrich & co.

Oltre che con la realtà, le affermazioni di Erri De Luca – così come il mutismo di De Gregori – fanno a pugni con il fondamentale principio etico che detta la responsabilità degli intellettuali e degli artisti nel denunciare i crimini e le ingiustizie, secondo una tradizione rilanciata alla grande, in tempi moderni, da Jean-Paul Sartre ed altri.

Vero è che l’intellettualità italiana non sempre ha brillato particolarmente in questo senso, per codardia o conformismo pastasciuttaro (Franza o Spagna, purché se magna) o pantofolaio. Ma non mancano viceversa esempi virtuosi cui attingere.

E sarebbe comunque il caso di invertire la tendenza, specie di fronte a una tragedia come l’attuale genocidio del popolo palestinese e tanto più prendendo in considerazione il notevole contributo che il governo italiano sta dando a questo genocidio in termini di armamenti, logistica ed appoggio politico (farse tajanesche su Ben Gvir e “coloni violenti” a parte).

Il fatto che il nostro pessimo governo sia schierato, pur con la consueta ipocrisia italica, a fermo sostegno dei genocidi di Tel Aviv amplifica ovviamente le responsabilità di intellettuali e artisti italiani che non siano disposti, seguendo l’esempio di De Gregori ed Erri De Luca, a calpestare la dignità della categoria, dichiarandosi dalla parte dei criminali o volgendo la faccia in altra direzione per non vedere il massacro in corso che continua e potrebbe ulteriormente peggiorare, ora che Israele è tentato di sfogare sui palestinesi inermi le frustrazioni e le botte prese in Libano e dall’Iran.

Bisognerebbe ricordare a chi ancora esita ad assumersi le proprie responsabilità che l’Italia non è tanto la patria di Don Abbondio, Fregoli e Maramaldo, ma soprattutto, come mi ricorda con slancio patriottico una giovane artista, quella di Antonio Gramsci, che ha affermato la necessità di essere partigiano e di lottare contro gli indifferenti. Insegnamento seguito da molti nostre concittadine e concittadini, dato il generoso movimento popolare che si è sviluppato da noi contro il genocidio.

Tanto più importante in una situazione come quella di Gaza, dove uno degli eserciti meglio armati (da noi e dall’Occidente) del mondo è impegnato a massacrare da tempo un popolo inerme, per annientarlo e appropriarsi della sua terra nel vergognoso silenzio della comunità internazionale.

Grazie all’impegno di Venice for Palestine, collettivo di lavoratori del cinema che già l’anno scorso ha fatto sì che a Venezia si parlasse della Palestina, chiedendo ai colleghi e alla Biennale di premere una posizione netta, si accinge ora a lanciare nuovamente un appello su questi temi: la prossima Mostra del Cinema di Venezia dovrà quindi divenire lo scenario in cui, oltre alle opere cinematografiche, si mostrerà l’impegno della migliore intellettualità italiana a difesa dei fondamentali valori di pace, solidarietà ed autodeterminazione racchiusi nel diritto internazionale e nella Costituzione italiana, che oggi più che mai dobbiamo difendere con forza.

L'articolo Il silenzio del governo sul genocidio amplifica la responsabilità di intellettuali e artisti italiani proviene da Il Fatto Quotidiano.

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