Robin Hood, Anthony Bourdain e due nuovi horror. Il cinema estivo non si ferma

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L’estate cinematografica non è solo tutta Spider-Man e Odissea. Le uscite sono soprattutto americane ovviamente, quindi iniziamo subito con qualcosa di diverso. Come Hokum, co-produzione tra Irlanda ed Emirati Arabi di Damian McCarthy. Terza regia per questo autore folk horror, che ci propone la vicenda di un celebre scrittore americano di romanzi dai finali truculenti, giunto in un alberghetto isolato e un po’ lugubre in Irlanda per riconnettersi al passato dei suoi genitori.

Discreto intrattenimento per un plot ben articolato e con un paio di scene che vanno forte. Una su tutte quella su una tivù infestata. La costruzione di un’indagine mistery che sa di streghe e leggende si articola intorno a un Adam Scott perfetto come fulcro di un meccanismo narrativo scritto a mestiere, e si tiene stretta l’attenzione dello spettatore. D’altra parte oltre alla buona organicità narrativa tra i personaggi che prende tanto anche da classicissimi Stephen King e Agatha Christie, ma ambientata in un’Irlanda à la Shining, questa pellicola claustrofobica e cerebrale non suscita emozioni forti, se non alcuni buoni jumpscare su un tappeto di sottile tensione, includendo temi profondi come un forte trauma infantile. Con “soli” 5 milioni di dollari in budget ha già incassato nel mondo oltre 24 milioni. Un piccolo miracolo commerciale.

Anche questo film è girato in Irlanda, ma scordatevi la simpatia di quel carismatico ladro dei boschi raccontato da Alexandre Dumas. Robin Hood – Il prezzo del sangue ci mostra un Robin con tutte le rughe di Hugh Jackman, più vecchio e letale di Wolverine in Logan. Incappucciato per non farsi riconoscere dai tanti che ambiscono a vendicarsi, ha un look da Vlad l’Impalatore e un’amarezza senza fondo per il suo passato sanguinario.

Un discorso sottile e tragico questa rilettura di un’antica ballata sulla morte dell’arciere con la regia di Michael Sarnoski. L’originalità sta nella carnificazione della colpa che attraverso la vendetta raggiunge un uomo vecchio e perduto nei suoi rimorsi. Hood, brigante bagnato dal mito della diceria popolare, è stato santificato dalle leggende, ma nella realtà si dimostra solo uno spietato brigante che ha fatto fuori anche gli oppressori, nessun eroe dunque. Al suo fianco Little John con un Bill Skarsgård quasi irriconoscibile, stretto al suo compagno d’arme come un greezly. In mezzo una silenziosa guaritrice con il viso di Jodie Comer.

Ha un buon intuito Jackman per queste parti crepuscolari e A24 che produce il tutto dimostra ancora molto coraggioso estro nell’avventurarsi fuori dai soliti tracciati. Dai presupposti sembrava più facile, invece si rivela un film d’autore travestito da sanguinoso gore.

Come Robin Hood, per l’Italia è distribuito da I Wonder Pictures Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte. Un horror sanguinolento quanto Carrie – Lo sguardo di Satana. Ma ben diverso. Una giovane regista viene scelta per riesumare un vecchio franchise horror che ha spopolato tra gli anni ’80 e ’90, una specie di Venerdì 13 che aveva come prima iconica protagonista una giovanissima attrice, oggi con le fattezze fascinose e mature di Gillian Anderson. Ricerca visiva di un cinema in VHS e nostalgia di star da Golden Age, confronto tra generazioni di artiste e il mistero di un’attrice che vive isolata come Dracula sono alcuni dei cliché con i quali siamo invitati a giocare durante la visione.

L’incontro fra la dimenticata star rifugiatasi a vivere nella stessa località del film e la regista in cerca di sé oltre che di una storia buona da sviluppare, intreccia diversi elementi. A volte sembrerebbero troppi. Per poi scoprire che si tratta di un’articolata metafora anticonvenzionale sul trovare sé stessi e la propria sessualità. Così questo metacinema bizzarro e sensuale apparentemente votato a nostalgie analogiche, in verità fa da crisalide alla crescita di una giovane donna, la regista interpretata dall’ottima Hannah Einbinder. Le due attrici insieme valgono la visione in versione originale di questo horror anche autoironico. E quanto è bello che da un po’ la Anderson e la sua arte tocchino lidi nuovi e sempre diversi dai vecchi X-Files che la resero celebre ingabbiandola in quel ruolo.

Chiudiamo con Tony – Diario di un giovane cuoco, in uscita a fine mese, che sviluppa una parte dell’autobiografia di Anthony Bourdain, la sua gioventù ribelle accennata nel best seller Kitchen Confidential. Avventure gastronomiche a New York, edito con Feltrinelli.

Tony è un diciannovenne scapestrato con un’ambizione: diventare scrittore. Seguendo una ragazza da corteggiare si porta un bagaglio di bugie sui suoi studi disastrosi fino al mare di Cape Cod, nel Massachusetts, ritrovandosi a fare lo sguattero per un ristoratore saggio e paziente con le intemperanze del ragazzo. Da lì, pian piano sboccerà il suo vero talento da cuoco. Impostato come un coming of age tra genio e sregolatezza del protagonista, sarà sicuramente uno dei film più freschi e piacevoli dell’estate. Il cast brilla con un Antonio Banderas mai così paterno e positivo sul grande schermo. Una grande prova di maturità la sua, nell’affiancare Dominic Sessa, nuovo talento di Hollywood emerso con forza in The Holdovers e Now You See Me 3. Da non perdere. #PEACE

L'articolo Robin Hood, Anthony Bourdain e due nuovi horror. Il cinema estivo non si ferma proviene da Il Fatto Quotidiano.

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