Ceuta è una scusa: la Spagna è sotto attacco politico perché è l’unica ad aver integrato davvero

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di Sebastiano Melita

La patria si difende proteggendo i confini esterni e la nostra terra. Ma se la demografia è impietosa e ci dice che al 2050 in Italia saremo 49 milioni e al 2100 29 milioni, un decisore sa che deve difendere la propria patria pure dal declino. Questo stanno facendo Spagna e Francia in maniera esplicita a livello di discorso pubblico approvando le regolarizzazioni/sanatorie che invece gli altri paesi vedono come una minaccia immediata ai confini. Anche altri paesi hanno regolarizzato a onor del vero, la Svezia e la Germania hanno immigrazione a due cifre. Ma il motivo è sempre lo stesso, la demografia.

Oggi alcuni il problema demografico possono citarlo esplicitamente nel discorso pubblico, altri no. Alcuni hanno affrontato pubblicamente il problema dal basso, altri no. E’ essenzialmente un problema di narrazioni. Per Francia e Spagna le regolarizzazioni sono un modo per rendere l’immigrazione una risorsa fiscale. Per i sovranisti di tutte le latitudini sono solo un modo per distruggere la società che conosciamo oggi. La verità vera è che ciascuno di noi considera la tradizione solo il mondo che lui ha conosciuto in gioventù. E poiché gli anziani sono già oggi la categoria elettorale predominante, il problema demografico è nel discorso pubblico sostanzialmente un tabù.

Ma perché la demografia è un problema oggi e di più domani? Perché con un indice di fertilità a 1,1 e longevità che sale, succede che la forza lavoro si contrae e il carico anziani cresce. Ma questo è solo il primo problema.

Il secondo problema è che la riduzione del numero dei lavoratori attivi determina una bassa sostenibilità economica delle pensioni. Ma anche gli immigrati invecchiano e ogni nuova ondata migratoria che invecchia richiede una base di nuovi immigrati esponenzialmente più grande. Quindi la sostenibilità delle pensioni non potrà nel lungo periodo fare affidamento solo sulle migrazioni. Servono almeno altre due soluzioni complementari: un aumento della produttività del lavoro (automazione), e un aumento dell’inclusione nel mondo del lavoro dei soggetti tipicamente esclusi, in primis le donne e poi giovani e over 50, ma anche includere gli immigrati come contribuenti netti dello Stato sociale grazie a buoni stipendi.

Il bubbone che è scoppiato, per l’appunto, è quello delle regolarizzazioni. Francia e Spagna le hanno usate in modo virtuoso, per noi sono solo un modo per distruggere la società così come la conosciamo.

Ceuta è una scusa. La Spagna regolarizza gli immigrati perché li impiega nelle proprie aziende. Perché dovrebbero venire da noi? Per fare la fame? L’unica obiezione seria forse è il rischio “pull factor” di nuovi arrivi incentivati da regolarizzazioni troppo rapide. Ma essere regolari in Spagna non significa automaticamente essere regolari in Italia.

Per questo la Spagna trova odioso l’attacco dei 21 paesi. Lo lega a una motivazione politica. Si vuole che la Spagna cambi le sue politiche di regolarizzazione che però, ad oggi, ogni Stato europeo tara sulle esigenze del proprio tessuto produttivo e sociale. La Spagna cresce molto grazie anche ai migranti, le altre nazioni ne hanno già tanti ed economie in crisi oppure hanno narrazioni ufficiali che non consentono di usare pubblicamente quella leva. L’Italia è tra questi ultimi. Li usa come schiavi e in nero. Non li caccia perché reggono buona parte dell’economia ma li regolarizza col contagocce.

In definitiva, la Spagna ha maturato una riflessione pubblica dal basso sull’immigrazione, che gli permette di fare scelte potenzialmente impopolari. Il resto d’Europa no, aspetta che i vecchi vengano sostituiti da nuovi anziani più aperti o ormai abituati agli immigrati per ragioni di marketing elettorale. Ma è un problema, perché nel frattempo rischiamo di condannare i giovani a una società che non cresce ma invece inesorabilmente declina.

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