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“Dal punto di vista meramente aritmetico è destinata a triplicare i tempi di adozione dei provvedimenti cautelari”. A lanciare l’allarme sugli effetti della riforma Nordio è il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli, intervenuto a margine della conferenza stampa sull’operazione contro la cosca di ’ndrangheta di Melicucco. Il riferimento è alla norma che introduce il giudice collegiale per le emissione delle ordinanze di custodia cautelare richieste dalle Procure.
Secondo Borrelli, gli attuali organici degli uffici giudiziari non sarebbero sufficienti ad assorbire l’impatto della riforma. “Una riforma di questo genere, – dice – per non avere un impatto effettivamente paralizzante sull’attività giudiziaria, dovrebbe essere accompagnata da un rafforzamento non simbolico ma consistente degli organici”. Il ragionamento di Borrelli parte dai numeri: “Se quello che fino ad oggi ha fatto un giudice dovrà essere fatto da tre giudici, implica che dove c’era un giudice dovranno essercene tre”. E porta l’esempio di Reggio Calabria: “All’ufficio Gip, a fronte di dieci giudici, dovranno essercene trenta. Di tutto ciò allo stato non vedo traccia”.
Da qui l’auspicio che, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, venga previsto un aumento consistente delle risorse a disposizione degli uffici giudiziari. E se ciò non dovesse avvenire? “Non è che poi dei ritardi – conclude Borrelli – si può accusare sempre il singolo magistrato”.
L'articolo Riforma Nordio, Borrelli: “Con il giudice collegiale tempi triplicati. Senza nuovi organici rischio paralisi” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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