ARTICLE AD BOX
Il dollaro australiano ha accolto il quinto rialzo dei tassi del 2026 come una cattiva notizia. Alle 4:30 italiane la Reserve Bank of Australia (RBA) ha annunciato di aver portato il tasso di riferimento al 4,85%, il livello più alto dalla fine del 2008, ma con tre membri su nove contrari.
Il cambio AUD/USD ha chiuso la seduta in area 0,6985: era già sceso sotto 0,70 lunedì, alla vigilia della decisione, dopo essersi mantenuto sopra quella soglia dal 20 ottobre, e martedì ha perso un altro 0,2%. Il mercato sembra leggere questo rialzo della RBA come l’ultimo del ciclo, proprio mentre la Federal Reserve potrebbe alzare i tassi a dicembre.
Cosa ha deciso la RBA il 3 novembre?
La RBA ha alzato il tasso di 25 punti base, dal 4,60% al 4,85%, con una decisione presa a maggioranza: sei voti a favore e tre per lasciare tutto fermo. Secondo la governatrice Michele Bullock, i tre contrari vedevano rischi al ribasso, a partire dal calo del mercato immobiliare, dall’aumento della disoccupazione, salita al 4,7% a settembre, e da salari che non accelerano.
Il rialzo nasce dall’inflazione, al 4,3% su base annua a settembre. Nelle nuove previsioni la RBA non la vede rientrare nella fascia obiettivo del 2-3% prima della fine del 2027, circa tre trimestri più tardi della stima precedente. “L’inflazione è troppo alta e le nostre previsioni indicano che resterà più alta più a lungo”, ha detto Bullock nella conferenza stampa.
Sul passo successivo, invece, la governatrice non si è sbilanciata: “Non so quale sarà la prossima mossa”. Nel comunicato la banca centrale ripete che farà quanto necessario per riportare l’inflazione all’obiettivo, senza indicare altri rialzi.
Perché il dollaro australiano scende se la RBA alza i tassi?
Il dollaro australiano scende perché una valuta segue i tassi attesi più di quelli di oggi. Un rialzo previsto è già nei prezzi il giorno in cui arriva: a muovere il cambio è stata la parte inattesa, il voto diviso, che ha ridotto dal 40% al 24% la probabilità assegnata dal mercato a un altro rialzo al 5,10%, secondo Reuters.
Anche gli analisti si sono divisi. Per George Tharenou, di UBS, il comunicato è stato decisamente accomodante e la RBA resterà ferma. Per Marcel Thieliant, di Capital Economics, il ciclo dei rialzi è finito, ma un taglio non arriverà prima della fine del 2027. Prima della decisione, Sophia Angala, economista di ANZ, vedeva qualche rischio di un tasso al 5,10% a dicembre o a febbraio.
Dall’altra parte del cambio c’è un dollaro americano sostenuto dalla Fed, che a fine ottobre ha lasciato fermi i tassi dopo il primo rialzo dal 2023 deciso a settembre. Secondo i future sui Fed Funds del CME, lunedì 2 novembre il mercato prezzava al 76% un nuovo rialzo il 9 dicembre. Se il tasso australiano si ferma e quello americano sale, si restringe il vantaggio di rendimento che finora ha sostenuto l’aussie.
Era già successo che un rialzo della RBA indebolisse l’aussie?
Sì, e la volta precedente il rialzo si è poi rivelato l’ultimo. Il 7 novembre 2023 la RBA alzò i tassi ma ammorbidì le indicazioni sul futuro, e il dollaro australiano perse oltre l’1% in una seduta, scendendo in area 0,642 dollari. Quel tasso al 4,35% rimase fermo per oltre un anno, fino al taglio al 4,10% del 18 febbraio 2025.
Il quadro di oggi non è identico, perché allora la Fed non stava alzando i tassi e il ciclo della RBA durava già da un anno e mezzo. Ma il fastidio del mercato per i rialzi della RBA non è una novità: già a inizio ottobre i rialzi della RBA faticavano a spingere il dollaro australiano, e da mercoledì 28 ottobre, giorno della riunione della Fed, il cambio ha perso circa l’1%.
Come sono posizionati i grandi operatori sul dollaro australiano?
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, nel report COT della CFTC con le posizioni al 27 ottobre gli operatori non commerciali, la parte speculativa del mercato dei future, avevano una posizione netta corta pari a circa il 40% dei contratti aperti sul dollaro australiano. È il livello più negativo da inizio dicembre 2025, e a fine settembre era intorno al 20%: in quattro settimane le scommesse contro l’aussie sono quasi raddoppiate.
Non tutti sono dalla stessa parte. I fondi a leva, la componente più attiva degli speculatori, restano in posizione netta lunga per circa il 15% dei contratti aperti, in calo dal 20% di fine settembre. Le vendite arrivano soprattutto dagli asset manager, i gestori con orizzonti più lunghi, la cui posizione netta corta è salita dal 24% al 39% circa. Un cambio vicino a 0,70 con posizioni speculative in calo suggerisce che il rialzo di ottobre avesse meno sostegno di quanto il prezzo lasciasse pensare.
Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un cambio è ipercomprato o ipervenduto, segna -1,7 sull’AUD/USD al 3 novembre: un valore neutro, lontano dagli estremi.
Quali dati diranno se il rialzo RBA è stato l’ultimo?
Il primo appuntamento è americano: venerdì 6 novembre alle 14:30 ora italiana escono i dati sul lavoro di ottobre negli Stati Uniti, che peseranno sulle attese per la Fed. Poi tocca all’Australia, secondo il calendario dell’Australian Bureau of Statistics: salari del terzo trimestre il 18 novembre, mercato del lavoro di ottobre il 19 e inflazione di ottobre il 25, sempre alle 11:30 ora di Canberra, l’1:30 in Italia. Tutte le date sono nel calendario economico.
Saranno questi dati a preparare la riunione della RBA del 7 e 8 dicembre. Un’inflazione ancora sopra il 4% riaprirebbe la strada a quel 5,10% che oggi il mercato considera poco probabile; un altro calo degli occupati darebbe ragione ai tre membri contrari.
Martedì la RBA ha alzato i tassi. Il dollaro australiano, per ora, ha ascoltato soprattutto i tre voti contrari.
L'articolo Rialzo RBA, perché il dollaro australiano scende lo stesso? proviene da Investire.biz.

2 hour_ago
1




English (US) ·