Report, cronaca di una morte annunciata: si sa che chi è sgradito al potere va fatto fuori in casa

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Si sta consumando in queste ore la cronaca di una morte annunciata: la fine di Report per come l’abbiamo conosciuta e apprezzata, della sua reputazione e del suo patrimonio indiscutibile e prezioso di giornalismo d’inchiesta. Colpire il condottiero Ranucci per distruggere una squadra, un prodotto di informazione giornalistica che la Rai avrebbe dovuto difendere e non contribuire a smantellare.

Ma si sa che soprattutto i magistrati e i giornalisti sgraditi al potere vanno fatti fuori in casa, in famiglia. La violenza politica, mediatica e istituzionale ha quindi prodotto i suoi effetti, certo trovandosi una strada anche spianata non solo dai caterpillar dei poteri, ma da situazioni soggettive e oggettive poco chiare e discutibili che rendono la difesa contro gli attacchi più difficile. E qui non possiamo che augurarci che la magistratura abbia la volontà e la capacità di fare chiarezza fino in fondo e dissipare le nebbie.

La procura di Roma, del resto, non è più il porto delle nebbie e in questo caso, con fiducia, dobbiamo attendere l’esito delle indagini preliminari che magistrati e carabinieri stanno espletando, con non poche difficoltà ovviamente. Così come in tanti sono rimasti sorpresi di fronte ad un’amicizia definita “fraterna” tra Ranucci e Lavitola (che è persona ben nota che ha costruito la sua squallida e illegale storia negli ambienti del “sottobosco” dei poteri), così debbo dire di essere convinto che la verità sia ancora molto lontana dall’essere individuata.

Non ho mai creduto che avessero tentato di fermare Report con le bombe. L’attentato mi era sembrato subito anomalo. Chi ha lavorato e sta operando per “uccidere” Report non usa bombe, di questi tempi, ma proiettili istituzionali. Ma davvero vogliamo credere che la bomba sia stata messa per accrescere la notorietà di Ranucci che era già tra le persone più note e stimate del paese? Ma davvero vogliamo credere che con un attentato così rozzo nella preparazione e nell’esecuzione forze di polizia e magistratura non avrebbero individuato gli esecutori materiali?

Il rapporto Ranucci-Lavitola era uno dei punti deboli su cui costruire l’innesco micidiale da parte di quei centri di interesse, molto opachi e non circoscrivibili a pochissime persone, che hanno operato per fermare giornalisti che potevano far saltare il “tappo” e fuoriuscire una quantità enorme di melma politica, economica ed istituzionale. Se sapremo chi sono i veri mandanti si potrà ricostruire anche la reputazione di Ranucci e di Report, altrimenti il delitto di una cronaca di una morte annunciata sarà consumato e nessuno più potrà ridare, se non fra anni, totale credibilità a qualsiasi inchiesta che Report potrà confezionare.

Certo poi sarà anche compito doveroso di Ranucci, divenuto simbolo per chi crede nell’onestà e nel bene pubblico, di contribuire sino in fondo ad una operazione di totale chiarezza e verità. Prima si distrugge la reputazione, la calunnia è un venticello, e poi si affonda la lama letale del coltello eversivo. Eversivo certo, parola appropriata. Perché distruggere Report significa colpire un caposaldo dello stato di diritto e della democrazia: il diritto e il dovere di cronaca. Il controllo del potere da parte della libera stampa. Non dimentichiamo mai che la nostra fragile democrazia è condizionata e in parte governata da poteri occulti che non tollerano operazioni di verità e giustizia.

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