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“Ho un mal di schiena tremendo, non riesco a camminare. Mi hanno riempito di pugni, ho un occhio nero“. È il racconto a Repubblica dell’ex senatore leghista Alberto Filippi. Il 60enne torna a parlare della rapina e del sequestro subito nella sua villa di Arcugnano, sulle colline di Vicenza. Un’ora di minacce e violenze a lui e alla sua famiglia concluse quando i quattro malviventi se ne sono andati portando via orologi di lusso, borse firmate e pellicce. Secondo Filippi il valore del bottino ammonta a circa tre milioni di euro.
L’ex senatore ha raccontato di essere tornato verso sera da un evento elettorale. Una volta arrivato ha chiamato la moglie dicendole di “staccare l’allarme” per entrare nel garage a bordo della sua Lamborghini. A quel punto i rapinatori sono usciti da una siepe e si sono dimostrati “subito violenti”, come si vede anche da un video delle telecamere dell’abitazione. “Mi hanno preso da dietro – racconta – ho provato a reagire. Mi hanno colpito duro. Pochi secondi e avevo una pistola che mi schiacciava la guancia, la impugnava quello che sembrava il capo. Mi ha strusciato la canna sulla pelle, mi ha lasciato un segno, poi l’ha caricata. E me l’ha puntata alla faccia“.
La banda, i cui membri parlavano in italiano “con un accento dell’Est Europa”, ha preso la moglie e le figlie, di 10 e 13 anni, che gli stavano correndo incontro per salutarlo alla porta. La moglie Monica è stata separata dalle bambine e, dopo aver chiesto di poterle vedere, è stata colpita da uno dei sequestratori: “Le urlavano: ‘Dove sono gli orologi di tuo marito?‘”. Erano proprio gli orologi quello a cui i rapinatori erano più interessati, in particolare i Rolex e la collezione di Patek Philippe. Per trovarli un membro della banda ha portato Filippi alla cassaforte tenuta al piano superiore: “Mi teneva fermo con un cacciavite lungo venti centimetri. Lo sentivo sull’addome, diceva che mi avrebbe perforato se non ubbidivo”. La cassaforte era vuota perché “li avevamo nascosti – spiega – ma dopo un’ora mia moglie li ha dovuti consegnare”.
Un’esperienza traumatica da cui Filippi racconta che non sa se riuscirà a riprendersi. “Niente sarà più come prima, dovrò convivere con la paura, controllare sempre l’allarme. Una cosa così la comprendi solo se la provi”. E, al termine della telefonata con Repubblica, l’ex senatore parla anche del suo vecchio partito: “La Lega oggi è l’ultimo partito che voterei. Certo, ho valori di centrodestra e fra i primi tre metto la sicurezza. Basta guardare chi sono, oggi, i detenuti delle carceri italiane e si capisce che sicurezza e immigrazione sono due argomenti che spesso si toccano. La politica non interviene”.
L'articolo Rapina all’ex senatore leghista Filippi. Il racconto: “Mi hanno puntato una pistola in faccia. Hanno colpito anche mia moglie” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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