Perché temo che la difesa pro-Palestina di Raiz degli Almamegretta sia una scelta di pura convenienza

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Chi è cresciuto con il sound delle posse e della musica underground militante italiana degli anni ’90 sa benissimo che quelle sonorità non sono mai state un semplice esercizio di stile. 99 Posse, Assalti Frontali, i sound system reggae erano la colonna sonora della lotta, un pezzo imprescindibile del movimento dei centri sociali e di tutta la costellazione di valori che i movimenti antagonisti hanno portato avanti in Italia in quegli anni. E tra questi, il sostegno alla causa palestinese era uno dei pilastri e dei punti fermi.

Questo l’incipit per dare sostanza alla polemica di questi giorni sull’assurda vicenda che riguarda gli Almamegretta e Raiz in particolare, voce e frontman della band napoletana. Assurda soprattutto la sua sorpresa perché loro sono i primi a sapere che una parte consistente di quel pubblico è fedelissima, ma non perdona. La sua svolta personale con la conversione all’ebraismo e la tragedia personale che lo ha colpito, con la morte della moglie israeliana, sono stati elementi che solo marginalmente hanno avuto un impatto sulle polemiche contro la sua astensione, almeno fino al 7 ottobre.

Da allora, la sua equidistanza (né lui, né la sua band hanno mai condannato il genocidio a Gaza e Raiz si è limitato ad alcuni post generici su pace e fratellanza) ha fatto salire alle stelle i malumori in quella parte consistente di pubblico che li ha sempre seguiti. E ora, non tollera che, in un momento così teso, chi ha un palco e un microfono, e ha soprattutto un immaginario assimilato al mondo israeliano, non usi quel palco e quel microfono.

Dal canto suo, Raiz dice di essere pro-Palestina, ma i suoi commenti dicono, nei fatti, tutt’altro. Per questo ha montato un caso sulla sua pagina FB a proposito di un post che gira e che racconta con precisione il problema politico: “abbiamo tollerato anche troppo la sua presenza sui palchi, nei festival della nostra città, città che ha supportato lui e gli Almamegretta quando non erano nessuno, quando ancora erano figli di Annibale, credo sia giunto il momento di non condividere più le loro canzoni nelle nostre storie, sui nostri profili, nelle nostre playlist, ormai hanno scelto da che parte stare e di sicuro non è la nostra”.

Le sue posizioni equilibriste, negli anni, hanno cercato disperatamente di tenere insieme quella base solida che lo ha lanciato e le sue convinzioni ebraiche a sostegno di Israele. E l’impressione, a dirla tutta, è che di un equilibrismo calcolato si tratti, volto soprattutto a risparmiare a lui e alla sua band storica le pesanti conseguenze economiche e d’immagine di un’eventuale campagna organizzata di boicottaggio.

A confermare quanto la sua improvvisata difesa “pro-Palestina” sia di pura convenienza c’è poi la solita, confusionaria scelta linguistica: quando dichiara di essere a favore di “tutti gli indigeni della regione”, a chi si riferisce esattamente? Parla delle popolazioni arabe, dei drusi, dei cristiani, o intende includere anche i coloni e gli ebrei giunti con le ultime ondate migratorie?

I veri perseguitati non sono gli artisti affermati che parlano di pace mentre guardano il calendario delle date; i perseguitati sono coloro che, sotto le bombe, hanno perso tutto.

L'articolo Perché temo che la difesa pro-Palestina di Raiz degli Almamegretta sia una scelta di pura convenienza proviene da Il Fatto Quotidiano.

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