Papa Leone XIV ha votato per posta alle elezioni di medio termine negli Usa

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Donald Trump ha provato a eliminarlo, il cittadino statunitense Francis Prevost lo ha usato per esercitare il proprio diritto di elettorato attivo. Papa Leone XIV ha utilizzato il voto per corrispondenza per dire la propria alle elezioni di medio termine del 3 novembre che potrebbero decidere il futuro politico del tycoon. Il pontefice, che segue da vicino la politica nel suo paese d’origine, “ha esercitato il proprio diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità”, ha tenuto a chiarire la Sala Stampa della Santa Sede, e “in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il Papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago”. “Il Santo Padre ha inoltre confermato che, durante gli anni in cui ha risieduto in Perù, ha esercitato il proprio diritto di voto ogni volta che ne ha avuto la possibilità. Il Santo Padre esprime la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici”, ha spiegato ancora il Vaticano.

Il Chicago Sun-Times, che il 29 ottobre ha riportato per primo la notizia, ha riferito che Prevost “è ancora un elettore registrato in Illinois” e “ha presentato la richiesta il 3 ottobre” e prima di salire al soglio pontificio ha esercitato più volte il proprio diritto di voto. “I registri – si legge – mostrano che Prevost ha votato alle primarie repubblicane del 2012, 2014 e 2016, così come alle elezioni generali del 2012, 2014, 2018 e 2024. Ha votato anche alle primarie democratiche del 2008 e del 2010. Non ha votato alle primarie dell’Illinois di marzo”.

“Votando, il nostro Santo Padre dà l’esempio che incoraggia ogni cittadino a esercitare la propria responsabilità civica”, ha commentato Chieko Noguchi, portavoce e direttrice esecutiva degli affari pubblici della Conferenza episcopale Usa. “Come cattolici e come americani – sottolinea la portavoce dei Vescovi – abbiamo la benedizione di poter partecipare alla vita politica e pubblica della nostra nazione”. In vista del voto, ricorda, la Conferenza dei Vescovi incoraggia i cattolici a esercitare il diritto di voto “in un modo che metta la nostra fede prima della politica”.

I rapporti tra Leone XIV e Trump sono tesi da tempo. Tra i due si è consumato un duro scontro iniziato nell’ottobre 2025, quando il Pontefice ha definito “disumana” la stretta sui migranti decisa della Casa Bianca. La tensione è poi esplosa nell’aprile 2026 con il conflitto israelo-americano in Iran. Il 5 aprile, il Papa ha denunciato l’illusione di onnipotenza della guerra, e il 7 aprile ha condannato la minaccia di Trump di distruggere la civiltà persiana bollandola come “veramente inaccettabile“. Il presidente ha replicato su Truth definendo il Papa “DEBOLE sul crimine e terribile in politica estera“, arrivando ad accusarlo di sostenere il programma nucleare dell’Iran. La Casa Bianca ha poi liquidato i moniti vaticani parlando di “commenti slegati dalla realtà”.

Il 13 aprile 2026, imbarcandosi per l’Algeria, Leone XIV ha risposto apertamente: “Non ho paura dell’amministrazione Trump“, aggiungendo “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra“. Pochi giorni dopo, il 5 maggio da Castel Gandolfo, il Papa ha ribadito che la Chiesa è contro l’atomo da anni e ha chiesto che chi lo critica lo faccia “con verità”. La frattura, alimentata anche dal vice J.D. Vance – che il 10 aprile da convertito al cattolicesimo si era permesso il lusso di contraddire Papa sulla corretta interpretazione del pensiero di Sant’Agostino -, ha spaccato il voto cattolico americano, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha tentato una mediazione a Roma il 7 maggio.

Ora il Pontefice ha annunciato urbi et orbi di aver votato. Risiedendo a Roma, lo ha fatto per posta, modalità che Trump ha cercato di eliminare senza però riuscirci. Nell’agosto 2025, il tycoon aveva espresso l’intenzione di azzerare l’uso delle schede postali e il 31 marzo 2026 aveva firmato l’ordine esecutivo 14399 che introduceva pesanti restrizioni a livello nazionale proprio in vista delle elezioni di metà mandato. Il 14 settembre 2026 la Corte Suprema, con una decisione approvata da 7 giudici contro 2, ha respinto la richiesta dell’amministrazione di sospendere il blocco delle nuove regole disposto da un tribunale federale. La Corte ha ritenuto improbabile che il governo potesse prevalere nel contestare l’ingiunzione e ha lasciato quindi le restrizioni inapplicabili alle elezioni del 2026.

Il voto di Leone XIV segna una discontinuità rispetto ai tre predecessori. Il 16 settembre 2005, alla vigilia delle elezioni politiche tedesche del 18 settembre, il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls confermò che Benedetto XVI, pur conservando la cittadinanza tedesca, non avrebbe votato: “I papi non votano“. Aggiunse che neppure Giovanni Paolo II aveva mai partecipato alle elezioni polacche durante il pontificato, iniziato il 16 ottobre 1978 e conclusosi con la sua morte il 2 aprile 2005. Per Francesco, eletto il 13 marzo 2013 e rimasto cittadino argentino, non risultano invece prove di voti espressi dall’Italia nelle consultazioni del suo Paese.

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