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“A un certo punto abbiamo alzato le sbarre e siamo entrati in dogana. Abbiamo dimostrato che si può fare, che si può bloccare tutto“. È una delle testimonianze raccolte da Nemmeno un chiodo, il documentario di Andrea Pecci e Marco Caligari sulle mobilitazioni dei portuali contro la guerra. Perché, come scrivono i due autori in una nota, i lavoratori del mare hanno la capacità di coniugare le parole poetiche all’azione concreta.
Il documentario parte dalle mobilitazioni dell’autunno 2025, con particolare attenzione agli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre, quando vi è stata un’adesione di massa. Da un lato, in mare aperto, le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla hanno costruito un nuovo internazionalismo, capace di coniugare l’indignazione etica con il trasporto materiale del cibo per la popolazione palestinese. Il racconto di una marinaia della Flotilla spiega che, davanti al genocidio, ha sentito il bisogno di stravolgere il corso normale della propria vita. All’interno di questa dimensione concreta, studenti, attivisti e sindacalisti hanno dato vita ad una nuova coalizione sociale. Dall’altro lato, a terra, durante gli scioperi generali sono nate nuove istituzioni operaie, con i piedi ben saldi nelle strade del porto e con la mente in Palestina. Queste idee, sindacali e politiche, sono circolate nei diversi mari del mondo. E il 30 ottobre 2026, in oltre 100 porti di 5 continenti, i sindacati hanno proclamato lo sciopero per affermare un’idea chiara: “I portuali non lavorano per la guerra”.
L'articolo “Nemmeno un chiodo”, il documentario di Marco Caligari e Andrea Pecci sui portuali che si oppongono alla guerra | Il trailer proviene da Il Fatto Quotidiano.




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