Sorrento, sequestrato il Sedil Dominova: “Occupato abusivamente da 150 anni”. Le accuse all’ex commissaria prefettizia

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“Erano 150 anni che il Sedil Dominova di Sorrento era occupato abusivamente”. Come in una delle iperboli di un film della saga di Fantozzi. Di qui i sigilli all’edificio storico. Chiuso, per i turisti, e per la Società Operaia che di fatto lo gestiva e che è dovuta uscire. Ma stavolta l’ex sindaco delle tangenti del ‘Sistema Sorrento’ Massimo Coppola non c’entra. Almeno fino a marzo. Da marzo in poi la procura di Torre Annunziata – procuratore Nunzio Fragliasso, pm Giuliano Schioppi – ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’ex commissaria prefettizia Rosalba Scialla e l’ex sub commissario Eliseo Nicolì.

I giudici della decima sezione del Riesame di Napoli che hanno sequestrato il Sedile, infatti, dopo aver analizzato gli atti prodotti dagli inquirenti, affermano che andava liberato dalla presenza della Società Operaia di Mutuo Soccorso già otto mesi fa. E se questo non è avvenuto allora, è per via della “persistente condotta ‘favoreggiatrice’ dell’ente comunale, in persona dei citati commissari (la dottoressa Scialla e l’ex questore di Matera Nicolì, ndr) che, a fronte di un diligente dirigente comunale, prodigatosi allo sgombero pluridecennale di un immobile demaniale, non solo lo ostacolano, proponendo ulteriori atti illegittimi in favore della Società Operaia (…) ma addirittura iniziano procedimenti disciplinari a carico del dott. Limauro”. Ne furono aperti tre: di cui uno “connesso alla diffida inerente all’immobile in oggetto, come da nota del 7.5.26 in atti”.

E’ scritto nelle otto pagine di un’ordinanza firmata dal presidente del collegio Dario Gallo, che ilfattoquotidiano.it ha letto in esclusiva. Storie di prassi centenarie illegittime, di delibere e determine prive di valore, di presunte pressioni e condizionamenti. E’ agli atti un verbale in cui Limauro sostiene che i procedimenti disciplinari sono stati aperti dopo aver disobbedito all’ordine della commissaria prefettizia di lasciare in uso il Sedile alla Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Al momento si procede solo per il reato di occupazione e invasione di edifici pubblici, Scialla e Nicolì non risultano indagati. Ma gli approfondimenti investigativi proseguono su altri fronti. Con attenzione allo scontro avvenuto all’interno del Palazzo comunale, in un momento storico delicato: sindaco arrestato, amministrazione sciolta, commissari prefettizi chiamati a governare la città sulle rovine di un metodo tangentizio.

Di questa lite amministrativa se ne trova traccia nelle spiegazioni dei giudici sulle ragioni per cui è stato disposto il sequestro preventivo del Sedile, un edificio di epoca medievale e stile rinascimentale. Il luogo dove è insediata sin dal 1877 la Società Operaia. Il Sedile è uno dei diamanti di Sorrento, tappa obbligata per ogni turista che sgattaiola nel centro storico, alla ricerca di pezzi di storia e di cultura del luogo. Chicca per i cinefili: qui è stata girata una scena del film hollywoodiano ‘Love is all you need’ (2012) con Pierce Brosnan. Per l’occasione, il Sedile fu camuffato in bar per esigenze di copione.

Tutto parte da una segnalazione della segretaria generale Candida Morgera e del legale di supporto Donatangelo Cancelmo, datata 16.7.2025. Ben prima delle liti. Si mette nero su bianco “la perdurante occupazione abusiva” del Sedile da parte della Società Operaia, evidenziando che la determina di comodato gratuito del dicembre 2021, firmata dal dirigente Donato Sarno (indagato nel Sistema Sorrento), su impulso di una delibera di indirizzo approvata ad agosto dalla giunta del sindaco arrestato Massimo Coppola, è stata adottata “in assenza di evidenza pubblica”. Ed è pure scaduta al 31.12.2024.

Nel marzo 2026 – con la commissione d’accesso al lavoro sulle presunte infiltrazioni della criminalità nel Comune durante gli anni della giunta Coppola – inizia a muoversi qualcosa sul versante delle candidature. C’è fiducia che si voterà lo stesso (in effetti andrà così), e un aspirante sindaco, l’amministrativista Ferdinando Pinto, chiede e ottiene l’uso del Sedile per un comizio il 26 marzo. Niente di male. Ma quando un gruppo di attivisti che sta provando a comporre un’altra lista, formula la stessa richiesta alla Società Operaia, per una data successiva, arriva il diniego: “Ospitiamo solo i candidati sindaci”.

Ma lo status di candidato sindaco non si acquisisce con un comunicato stampa, si compie al momento di presentare le liste. Un attivista va a protestare da Limauro: “Perché a Pinto sì ed a noi no”? E’ l’occasione per il dirigente di riaprire il dossier ‘Sedile’. Ed evidenziare che la Società Operaia non ha titolo per restare lì dentro. E di conseguenza, nemmeno per decidere chi può organizzarci incontri elettorali e chi no. Di qui la determina di chiudere il Sedile e dare 10 giorni alla Società Operaia per sgomberare i luoghi. Il preavviso è così breve che Pinto svolge il comizio all’aperto, tra i bracieri per placare il freddo, nella piazzetta affianco al Sedile, perché non c’è tempo per fare un altro avviso e radunare la gente altrove.

Nel Comune, intanto, deflagra lo scontro. La commissaria, pur ribadendo di essere d’accordo che l’occupazione è abusiva, insiste affinché la Società Operaia resti dentro, attraverso una nuova convenzione con loro, e un disciplinare sulle modalità di rotazione dell’utilizzo del Sedile da parte di associazioni e organizzazioni del territorio. L’avvocato del Comune, Maurizio Pasetto, con un parere da’ ragione agli argomenti di Limauro. In ogni caso il Sedile viene riaperto alla Società Operaia.

Le carte finiscono in procura, scatta l’inchiesta del pm che chiede il sequestro. Il Gip rigetta. C’è il ricorso al Riesame, che ribalta la decisione. E, a sorpresa, retrodata al 1877 l’inizio dell’occupazione abusiva, che la procura contestava solo dal 2025. Invece no, è da 150 anni che l’ingresso della Società Operaia “non è stato sorretto da alcun titolo ad opera della competente autorità comunale”. Tutto quello che è stato scritto dopo, per validarne la presenza, è carta straccia. Ed il mancato sgombero dopo marzo è anche frutto della “inerzia” e “complicità dei locali commissari”.

Ora c’è un sindaco eletto, Corrado Fattorusso. Alle prese con una delle tante patate bollenti che ha dovuto ereditare. Protesta il presidente della Società Operaia, Francesco Gargiulo: “Non si cancellano 150 anni di storia. Il Comune trovi una soluzione per restituire alla città un patrimonio che appartiene a tutti i sorrentini”. A dicembre qui veniva allestito uno dei presepi più belli. Questo Natale non ci sarà più.

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