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“Troppe assenze”. E quindi lo stipendio di agosto arriverà in due tranche: un acconto sarà versato giovedì 17 settembre, mentre il saldo arriverà una settimana dopo, giovedì 24 settembre. È quanto ha comunicato Natuzzi ai propri dipendenti. La motivazione? È il rallentamento della produzione determinato dalle ferie collettive, a cui si sarebbe aggiunto, secondo la multinazionale del salotto, un “elevato tasso di assenteismo” al di sopra delle previsioni. Una spiegazione che ha immediatamente provocato la reazione dei sindacati, impegnati da tempo in una vertenza lacrime e sangue con l’azienda: Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil di Puglia e Basilicata hanno definito la comunicazione “grave e inaccettabile”, contestando soprattutto il riferimento all’assenteismo. Per le organizzazioni dei lavoratori, infatti, il ritardo nel pagamento degli stipendi non può essere attribuito ai dipendenti, ma va ricondotto a responsabilità di “gestione, programmazione e organizzazione aziendale”.
“Le ferie erano programmate da tempo”
Il punto, per i sindacati, è anche un altro: le ferie collettive erano state stabilite e programmate da tempo. Non possono quindi diventare, sostengono, la giustificazione utilizzata a posteriori per spiegare il pagamento differito delle retribuzioni. Da qui le cinque richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali. La prima è il ritiro immediato della comunicazione. Chiedono poi la cancellazione di ogni riferimento all’assenteismo dei lavoratori come causa del ritardo, le scuse ufficiali dell’azienda per il contenuto e i toni della comunicazione, una nuova nota che attribuisca il rinvio dei pagamenti esclusivamente a scelte aziendali e, infine, garanzie sulla regolarità delle retribuzioni nei prossimi mesi. Per i sindacati, il pagamento puntuale dello stipendio non è una concessione, ma “il corrispettivo dovuto per il lavoro prestato”.
La contraddizione sugli esuberi
Nella vicenda, le tre sigle individuano anche una contraddizione nelle argomentazioni dell’azienda. Da una parte Natuzzi parla di esuberi e spinge verso il licenziamento di numerosi lavoratori; dall’altra indica proprio l’assenteismo come una delle ragioni del rallentamento produttivo. “Parlano di esuberi spingendo per il licenziamento di tanti lavoratori, ma al contempo provano a spiegare il rallentamento della produzione con l’assenteismo e le ferie collettive”, osservano. Secondo Filca, Fillea e Feneal, le ragioni della situazione produttiva andrebbero cercate anche nelle condizioni in cui gli stabilimenti si trovano a operare. In particolare, viene indicato il problema degli spazi contingentati, con circa mille dipendenti concentrati nei due stabilimenti di Matera e Laterza. A questo si aggiungerebbero la carenza di mezzi disponibili e, più in generale, questioni legate al management, all’efficientamento e al posizionamento dell’azienda sui mercati.
I sindacati chiedono un confronto
Natuzzi, nella comunicazione ai dipendenti, ha concluso facendo appello alla loro “collaborazione” per superare anche questa fase. I sindacati, invece, chiedono di riaprire il confronto con i vertici aziendali. L’obiettivo è riportare al centro la situazione occupazionale e produttiva del gruppo, su cui, denunciano le organizzazioni dei lavoratori, “negli ultimi mesi” non sarebbero arrivate comunicazioni ufficiali dopo lo stop temporaneo a 476 esuberi e alla chiusura di due stabilimenti, poi sostanzialmente ribadito nel nuovo piano industriale. A luglio, una nuova escalation: chiusura definitiva della fabbrica Jesce 2 di Santeramo, la sospensione temporanea dei siti Graviscella e Centrale Ps di Altamura e il trasferimento di quasi 700 lavoratori negli impianti che resteranno operativi, con un ampio ricorso alla cassa integrazione. È atteso quindi un nuovo incontro tra azienda e sindacati. Sul tavolo, oltre al pagamento dello stipendio di agosto, restano le questioni più ampie che riguardano il futuro degli stabilimenti e dei lavoratori Natuzzi.
L'articolo Natuzzi, stipendio di agosto in due tranche ai dipendenti: “Troppe assenze, produzione calata” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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