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Un piede in Sudan oggi (via Berlino) e uno, domani, in Cina. Il ministro degli esteri Antonio Tajani in occasione della terza Conferenza umanitaria per il Sudan, dove la guerra civile ha prodotto una crisi umanitaria gravissima, ha portato il contributo italiano (tramite il progetto ‘Italy for Sudan’) e nell’occasione ha fatto il punto sulle emergenze internazionali.
Primo punto la crisi africana: condividendo l’appello del Santo Padre, Tajani ha evidenziato la necessità del dialogo e l’importanza di unire tutte le forze della comunità internazionale per porre fine rapidamente al conflitto e portare pace e stabilità in Sudan. “Ho annunciato un ulteriore pacchetto da 30 milioni di euro per dare, attraverso la nostra cooperazione, una risposta concreta e urgente alla crisi. Porteremo l’aiuto italiano nei settori della salute, istruzione, e agricoltura. Ho annunciato anche che intendiamo organizzare in Italia, insieme alla Fao, un incontro politico e umanitario per continuare a favorire il processo politico e di dialogo per la riconciliazione del Sudan”.
La pace passa, secondo il titolare della Farnesina, anche dall’estremo oriente dove si recherà per una serie di incontri istituzionali: “Nei prossimi giorni sarò in missione a Pechino e sottolineerò con forza la necessità che la Cina si impegni di più per la pace e la stabilità internazionale”. Al contempo sottolinea che Roma è soddisfatta dei colloqui fra Libano e Israele, annunciando la disponibilità italiana ad ospitare un eventuale vertice in Italia, “poi saranno le parti a decidere”.
Tra le parti citate, evidentemente ci sono gli attori in guerra in Medio oriente. Sugli Usa Tajani puntualizza che, come è noto, l’Italia crede nell’alleanza atlantica, è amica degli Stati Uniti, “ma essere amici significa anche essere franchi e leali”. Non crede che sia una crisi ma solo “divergenze di opinioni, i rapporti sono rapporti storici, l’alleanza atlantica va ben al di là di un dibattito su un tema sul quale non si è d’accordo, non eravamo d’accordo sulla Groenlandia, non siamo d’accordo su quello che è stato detto a proposito di Papa Leone che rappresenta uno strumento fondamentale per la pace, il Papa è un uomo di pace, predica il Vangelo e fa quello che deve fare un Papa, quindi fa bene lavorare per la pace”.
Sgombra inoltre il campo dalla ventilata crisi della Nato (“non è in crisi, ci sono delle divergenze di opinioni tra Stati Uniti ed Europa”). Un ritiro degli Usa dalla Nato? “Al momento non risulta – aggiunge – Bisogna chiederlo agli Stati Uniti, noi crediamo fortemente nella Nato, l’Iran non è area di competenza dell’Alleanza atlantica, quindi non siamo intervenuti”.
Dice di non aver parlato con il segretario di Stato Rubio perché impegnato nelle riunioni con israeliani e libanesi. Infine l’energia: la stella polare italiana resta la diversificazione, in primo luogo delle fonti di approvvigionamento, per rafforzare la sicurezza energetica.

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