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Era l’8 settembre 2001 quando la Mini moderna arrivava ufficialmente nelle concessionarie italiane. Da allora il marchio britannico, rilanciato dal Gruppo Bmw, ha attraversato un quarto di secolo mantenendo un’identità ben precisa, fatta di design riconoscibile, personalizzazione e piacere di guida.
I numeri confermano il successo: oltre 480.000 vetture consegnate in Italia, delle quali circa 350.000 ancora circolanti. Se inizialmente era la piccola Hatch a conquistare il pubblico, oggi la Countryman rappresenta il 48% delle vendite nazionali.
Per festeggiare i 25 anni in Italia, il brand ha presentato anche tre edizioni speciali che raccontano altrettante sfaccettature del marchio. La Mini Oxford Edition, realizzata sulla base della Cooper 3 porte, rende omaggio allo storico stabilimento britannico con la Union Jack sul tetto bianco a contrasto, cerchi da 18 pollici e dettagli esclusivi nell’abitacolo. Già ordinabile da settembre, arriverà nelle concessionarie italiane a novembre 2026.
La Mini 1965 Victory Edition celebra invece la vittoria al Rally di Monte Carlo del 1965, con una livrea Chili Red attraversata da strisce bianche e il numero 52 sulle fiancate. Disponibile sulla sportiva John Cooper Works da 231 CV, arriverà anche in versione elettrica da 258 CV all’inizio del 2027.
Infine, la Mini Paul Smith Edition porta la firma del celebre stilista britannico sulle Cooper 3 porte, 5 porte e Cabrio, con colori esclusivi, dettagli Nottingham Green e interni impreziositi da tessuti e finiture dedicati. Tre interpretazioni differenti, accomunate dalla volontà di mantenere vivo quel carattere originale che accompagna il marchio fin dalla sua nascita.
L'articolo Mini, venticinque anni di storia in Italia tra tradizione e nuove sfide proviene da Il Fatto Quotidiano.




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