Le proteste degli studenti hanno ricevuto la risposta che dà un governo di destra: manganelli, cariche e leggi speciali

1 hour_ago 2
ARTICLE AD BOX

Nessun governo di qualunque segno politico, sotto qualsiasi cielo, teme più delle proteste di piazza. Quando il popolo butta a mare la rassegnazione ad accettare l’inaccettabile, bisogna prepararsi a qualcosa che nessun potere costituito, legittimo o no, può essere certo di controllare.

In Francia centinaia di migliaia di studenti scendono in strada contro il presidente della repubblica Macron e il suo governo minoritario per reclamare ciò che dovrebbe essere la normalità: che la scuola francese venga trattata come una priorità assoluta. Edifici fatiscenti, insegnanti latitanti, lezioni a singhiozzo. Alla deriva i giovani rispondono con l’occupazione degli edifici scolastici e qualche volta la violenza. Il governo ondeggia tra repressione e ricerca del dialogo. Il confronto non cessa. La protesta si coniuga con l’altro grande tema che scuote l’Europa: la guerra. I giovani europei non vogliono più sentir parlare di guerra, di riarmo, di arruolamenti obbligatori.

In Italia le proteste di piazza realizzate da studenti giovanissimi hanno ricevuto la risposta che dà un governo di destra: manganelli, cariche della polizia e leggi speciali. Il governo ha varato l’ottavo pacchetto sicurezza, che definisce nuovi reati (molti dei quali già previsti e spacciati come nuovi), inasprisce le pene e introduce il fermo preventivo a carico di un minorenne sospettato di essere in procinto di commettere un reato. Si fanno intervenire i parà della Folgore, 500 uomini spediti a Milano per il giubilo di Matteo Salvini con poteri di pronto intervento in caso di disordini di piazza: impiego di blindati lince e droni, come se fossimo davvero sull’orlo della guerra civile.

Neppure ai tempi del terrorismo, quello vero, lo Stato reagì con mezzi tanto drastici. E’ bastata una giornata di assalti ai negozi del contro di Milano da parte di gruppi di esaltati per suggerire a Meloni di usare il pugno di ferro. Ispirato, si dice, dai sondaggi. E’ in corso la caccia al voto e tutto fa brodo.
Hanno persino scovato il regista dei disordini. E’ un giornalista italo-marocchino di seconda generazione, attivista Pro Pal (orrore…). I pm milanesi ne hanno chiesto l’arresto. Lo sospettano di aver tenuto i fili di un’organizzazione eversiva che avrebbe voluto attaccare le istituzioni dello Stato. Addirittura… Con quali mezzi? Con quali complicità? Con quali truppe d’assalto? Non s’è ancora capito.

L’ennesimo giro di vite è l’ultimo dei provvedimenti repressivi avviato dall’esecutivo. Il debutto col decreto anti-rave e via via una serie di interventi a gamba tesa sui diritti dei cittadini e di riflesso sulla Costituzione che li garantisce. Le nuove norme penali volute dal ministro Nordio, una barzelletta se non fossero realtà: obbligo di preavviso all’arrestando e a chi deve essere sottoposto a perquisizione. Abolizione del reato di abuso d’ufficio, che l’Europa ci invita invano a ripristinare; stretta alle intercettazioni, strumento principe per smascherare i rapporti illeciti fra politica e criminalità; bavaglio alla stampa (che spesso s’imbavaglia da sé).

La legge di riforma costituzionale mandata al macero dai cittadini col referendum avrebbe smontato la Costituzione e gli organi di garanzia (anzitutto la Magistratura), spalancando la strada al premierato e alla repubblica semipresidenziale. Fallita la spallata decisiva, Meloni riprova per vie traverse. Nessun dialogo con gli studenti, e neppure con autotrasportatori, pescatori, agricoltori messi in ginocchio dal caro carburanti figlio della guerra di Trump e Netanyahu all’Iran. Appena qualche aiutino spruzzato qua e là per provare a calmarli.

Un’opposizione consapevole ne avrebbe approfittato e si sarebbe intestata la protesta giovanile senza timore di venir accusata di favoreggiamento alla violenza, fenomeno marginalissimo e forse provocato (il G8 di Genova ha fatto scuola), per certo gonfiato dal governo e dall’informazione cortigiana al seguito per vellicare la pancia degli elettori di destra. Avrebbe raccolto e rilanciato le ragioni della rabbia giovanile che non nasce – come vorrebbe farci credere la destra – da soprassalti iconoclasti bensì da ragioni oggettive.

La società tracolla, travolta da politiche ingiuste, punitive verso i giovani, le donne e che incoraggiano, anziché provare a capovolgere, le sperequazioni sociali e censuarie. Ignora i disagi di chi perde il lavoro e non lo trova più, dei laureati che vedono il loro orizzonte professionale e di vita restringersi, la disperazione delle famiglie che non possono pagare affitti insostenibili e il disagio cronico dei pendolari di fronte al trasporto pubblico costoso e carente. Il castello di bugie traballa, occorre una spallata per farlo crollare. Se non ora, quando?

L'articolo Le proteste degli studenti hanno ricevuto la risposta che dà un governo di destra: manganelli, cariche e leggi speciali proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article