“La mia agenzia mi ha scaricata perché sono contro il genocidio a Gaza. Ho subito gravi conseguenze, ma non potevo rimanere in silenzio durante l’uccisione di bambini”: così Susan Sarandon

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Susan Sarandon sarà in concorso alla prossima 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolge dal 2 al 12 settembre, con il film “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro con Luca Marinelli e Alicia Vikander.

La pellicola narra una storia d’amore in cui i “confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi”. Leo (Marinelli) e Anne (Vikander) si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava (Susan Sarandon) che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.

La sceneggiatura è firmata anche dal regista e sceneggiatore Bernardo Bertolucci, scomparso il 26 novembre 2018. “Sono sicura che Bernardo ci stesse pensando a Marianne Faithfull, quando ha tratteggiato il mio personaggio. – ha detto Susan Sarandon a Il Venerdì di La Repubblica – Quando ho detto che non sapevo cantare e poi mi hanno fatto ascoltare Marianne, personalità molto interessante e originale che non ho mai conosciuto personalmente, ho pensato: beh, posso fare qualcosa di simile. E mi è piaciuto molto, era un ruolo del tutto diverso da quelli che ho interpretato. È bello, quando succede”.

Dal punto di vista professionale per l’attrice è un momento di stallo e anche di difficoltà perché la sua agenzia, Uta, l’ha messa alla porta per le sue posizioni su Gaza: “Ci sono stati gravi conseguenze: continuo a essere esclusa da molti progetti, ma sono grata a loro per avermi dato l’opportunità di mettere alla prova le mie convinzioni morali. Non potevo rimanere in silenzio durante un genocidio, durante l’uccisione di bambini. Io, come madre, come essere umano, non ci ho pensato due volte. È stato uno shock, perché lavoravo con i miei agenti da una decina d’anni”.

E infine: “Non si può sapere di non essere liberi finché non si supera il limite e lo si mette alla prova. Io so qual è la mia posizione, ognuno ha il suo momento della verità e deve decidere cos’è più importante nella sua vita e come vuol vivere con se stesso. Questo è più importante di una carriera”.

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