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“Le città presenti in questa lista sono note per i loro ingredienti, le cucine iconiche e le profonde tradizioni culinarie che hanno influenzato il modo in cui le persone mangiano in tutto il mondo”, ha dichiarato Virginia Gil, redattrice per gli Stati Uniti di Time Out. “Non sono solo mete ambite dagli amanti del buon cibo; sono luoghi che da decenni attraggono viaggiatori in cerca di esperienze gastronomiche indimenticabili”. Insomma, niente stelle Michelin, Tripadvisor o 4 ristoranti di Alessandro Borghese.
Il listone di Time Out è un elenco globale e multistrato sulle impressioni generali di 24.000 residenti locali in 150 città di tutto il mondo, sull’insieme di panini, piatti, bibite e companatico presenti nelle grandi città del mondo. Così svetta Lima dove Time Out segnala piatti tipici come il ceviche e la causa Limeña e dove, pare, si mangi bene senza spendere una fortuna (le dimensioni della fortuna però non sono presenti ndr). Al secondo posto ecco Bangkok, in Thailandia, che avrebbe innata la “cultura dello street food senza eguali”.
A Città del Messico gli interpellati da Time Out hanno apprezzato “la scena gastronomica variegata che spazia dai ristoranti stellati Michelin ai mercati di strada locali”. Al quarto posto, la prima città europea, Londra, che è poi un luogo dove non esiste una vera e propria tradizione culinaria ma dove se ne mescolano centinaia. Al quinto posto sbuca Barcellona e Time Out segnala le patatas bravas (sic). Se poi pensate che i gastronomi britannici piazzano quindicesima New York per “le sue pizze”, possiamo tranquillamente giocare con questa classifica come un giocoliere fa con i birilli o con le arance.
L'articolo La classifica 2026 delle città dove si mangia meglio al mondo: Lima a sorpresa sul podio, Londra e Barcellona battono Napoli proviene da Il Fatto Quotidiano.





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