L’Anm ai ferri corti con la Scuola della magistratura: “Una vergogna i verbali censurati, senza trasparenza muore la democrazia”

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È scontro tra l’Associazione nazionale magistrati e la Scuola superiore della magistratura, al cui vertice siede Mauro Paladini, l’alter ego di Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza e uomo forte di palazzo Chigi, di fatto il ministro ombra della Giustizia. Dura un paio d’ore, mercoledì pomeriggio, l’incontro tra il sindacato dei giudici e la Scuola, ed è la prima volta, nei suoi tre lustri di vita, che si arriva a un confronto, ovviamente teso, addirittura non registrato, né tantomeno pubblico. Alle spalle c’è la nota, assai critica, che l’assemblea generale dell’Anm del 16 maggio ha dedicato alla Scuola. Già lì c’è l’espressa richiesta di trasparenza nel rendere pubblici i verbali delle sedute che hanno portato al cambio al vertice dell’istituzione – la mancata conferma per altri due anni dell’ex presidente della Consulta Silvana Sciarra – che garantisce la formazione di tutte le toghe italiane, sia quelle in ingresso, che quelle in servizio. Una macchina potente che, ovviamente, può “orientare” i giovani e mettere sull’avviso i “vecchi” sui temi più sensibili e che già sono oggetto di scontro interpretativo con governo, dai migranti al fine vita, dalle intercettazioni al futuro dei gip. Proprio su quei verbali è scattata la censura, sono stati inviati ai 200 magistrati che ne hanno fatto richiesta i verbali della seduta dell’elezione di Paladini, ma completamente coperti da omissis.

È inevitabile che la tensione parta subito proprio da qui. Anche se la nota ufficiale dell’Anm sull’incontro sfuma i toni e parla genericamente di “criticità” perché “le risposte ricevute nel corso dell’incontro non hanno ancora allo stato consentito di superarle”. Nel senso che lo stesso Paladini, il professore di Diritto privato che, a quanto pare, non brilla particolarmente per simpatia, ma sfoggia a più riprese un tono autoritario, si è messo subito sulla difensiva. Sotto i tre precedenti presidenti, tre ex della Consulta, Valerio Onida, Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi, sostiene che i verbali delle sedute né erano stati chiesti, né tantomeno diffusi. Perché ciò avviene solo adesso, si chiede Paladini, adombrano un atteggiamento critico e volutamente orientato già in anticipo rispetto alla Scuola adesso sotto la sua gestione. Gli fanno presente che negli anni passati non si è mai verificato un evento così traumatico come la mancata conferma del presidente allo scadere dei primi due anni, né, tantomeno, si sono rincorse le voci di pressioni dei consiglieri della destra, quelli nominati in blocco dal Guardasigilli Carlo Nordio, per orientare a destra gli stessi corsi della Scuola.

Il confronto si concentra sui verbali, divenuti ormai il simbolo di una conduzione della Scuola filo-palazzo Chigi. Del resto proprio Paladini non solo vanta nel suo curriculum di far parte del Centro studi Rosario Livatino, la creatura di Mantovano, ma è stato anche nel Comitato Sì riforma, al cui vertice c’era il neo direttore di Libero Alessandro Sallusti. Alle insistenti richieste di chiarimento sul perché i verbali siano stati inviati del tutto omissati alle toghe che li avevano chiesti in segno di trasparenza la risposta è volutamente interlocutoria. Da un lato, dice qualcuno dei consiglieri, per il timore che, in caso di eventuali citazioni legali, loro stessi non potessero essere coperti legalmente. Dall’altro con una motivazione del tutto formale, e cioè addirittura la richiesta al Garante della privacy di verificare se l’eventuale diffusione non fosse destinata ad arrecare un nocumento alle persone via via intervenute e che hanno espresso il loro parere.

Dunque, stando a questa lettura, la Scuola della magistratura, dovrebbe essere coperta dal segreto più totale in qualsiasi decisione presa. Quando più di un esponente dell’Anm fa notare che, a questo punto, sarebbe stato meglio negare del tutto i verbali, anziché inviarne di omissati, la risposta è solo una stretta nelle spalle. Risibile anche il paletto che, diffondendo i verbali, sarebbero emerse anche le differenti posizioni sulla riconferma di Sciarra, perché proprio la ex della Scuola aveva già chiarito di non avere alcun problema nella diffusione. Un fatto è certo, le ragioni effettive della mancata riconferma, forse contenute in quel verbale del 18 marzo, restano un mistero. Anche se forse l’appartenenza politica di Paladini, rispetto al percorso professionale di Sciarra, spiega già tutto. Chigi gradisce una Scuola della magistratura a trazione di destra. Quindi per Sciarra non c’è più posto. E qui l’incontro tra Anm e Scuola si chiude. Ognuno è rimasto sulle sue. Ma il fatto certo è che la Scuola a gestione Paladini, grazie ai numeri della maggioranza, non lavora per la trasparenza, ed è del tutto indifferente alle posizioni dell’Anm. E questo non è un buon segnale.

L'articolo L’Anm ai ferri corti con la Scuola della magistratura: “Una vergogna i verbali censurati, senza trasparenza muore la democrazia” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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