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Per gli uomini può essere “considerato anche comune dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale“. Nel 2021 aveva sollevato uno scandalo la motivazione – rivelata dal Fatto – con cui una pm di Benevento aveva chiesto l’archiviazione della denuncia per violenza domestica presentata da una donna nei confronti dell’ex convivente e padre dei suoi figli. E ora, anche a causa di quella frase, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver gestito adeguatamente il caso, violando il “divieto di trattamenti inumani e degradanti” e non garantendo il “diritto al rispetto della vita privata e familiare” sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani. La causa nasce dal ricorso della vittima, una cittadina francese ora 33enne, presentato anche a nome dei due figli, attualmente di 15 e 12 anni: tutti e tre dovranno essere risarciti con 15mila euro ciascuno (più altri 15mila complessivi di spese legali). “L’inchiesta contro il presunto abusatore non ha rispettato i requisiti di prontezza, accuratezza ed effettività richiesti dalla Convenzione. Inoltre, le osservazioni sessiste e stereotipate del pubblico ministero hanno sottoposto” la denunciante “a ulteriore vittimizzazione“, si legge nel comunicato che illustra la decisione della Corte, depositata giovedì 2 luglio.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di Strasburgo si dicono “colpiti” dalle motivazioni della richiesta di archiviazione, le quali “riflettono una cultura sessista e stereotipata che dev’essere evitata nelle aule di giustizia”. La Corte sottolinea che “le decisioni basate su stereotipi contribuiscono a normalizzare la violenza domestica”: “L’approccio adottato dal pm”, si legge, “riflette esattamente le segnalazioni del Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa contro la violenza sulle donne (Grevio)” sulla tendenza dei magistrati “a dar credito agli stereotipi secondo cui una relazione intima è intrinsecamente basata sulla sottomissione, la prevaricazione e la possessività. In questo senso”, prosegue la sentenza, “la Corte condivide le preoccupazioni espresse dal Gruppo sulla possibilità che le vittime di violenza domestica possano continuare a subire vittimizzazione secondaria nelle aule di giustizia”. I giudici europei ricordano anche come, nello stesso provvedimento, la pm avesse definito uno “scherzo di cattivo gusto” un coltello puntato dal convivente alla gola della donna. E conclude affermando che “le autorità italiane hanno fallito nel riconoscere i complessi meccanismi della violenza domestica, non facendo alcun serio sforzo per ottenere un quadro generale della situazione dei denuncianti”.
In seguito all’opposizione della vittima, peraltro, la richiesta di archiviazione era stata respinta dal gip e l’uomo era stato rinviato a giudizio, “ma la prima udienza, programmata a gennaio 2025, apparentemente non si è mai tenuta“, si legge nel comunicato. All’apertura dell’inchiesta, nell’aprile del 2021, la madre e i figli erano stati collocati in una struttura protetta, da cui sono potuti uscire soltanto a luglio 2024, quando il Tribunale per i minorenni ha tolto al padre la responsabilità genitoriale. Secondo la Cedu, lasciando “rinchiuse” le vittime per più di tre anni – mentre il presunto abusatore non è mai stato sottoposto a restrizioni – le autorità hanno “violato il loro obbligo di adottare misure proporzionate e di verificare regolarmente l’adeguatezza di tali misure”; inoltre, il periodo di permanenza in struttura protetta “ha provocato conseguenze significative per la salute fisica e psicologica dei bambini, sottoponendoli a serie restrizioni dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali”. Le decisioni del Tribunale minorile, inoltre, sono state redatte “usando un modulo prestampato” e hanno “completamente mancato di affrontare le denunce di violenza domestica, intensificando così la sofferenza della denunciante e rafforzando il suo convincimento che la violenza subita non fosse stata riconosciuta”.
L'articolo “Nel sesso l’uomo deve vincere un po’ di resistenza”: Italia condannata alla Cedu per il “sessismo stereotipato” della pm proviene da Il Fatto Quotidiano.





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