Italia al palo sulla transizione energetica: zero efficientamento e sempre più gas

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Una transizione ecologica ed energetica lenta, fragile e sempre più distante dagli obiettivi europei al 2030: è la fotografia del sistema energetico italiano nel 2025 e in prospettiva nei primi mesi del 2026 contenuta nell’ultima analisi dell’Enea, l’Agenzia nazionale per l’energia, sul sistema italiano. L’Italia procede con passo incerto, schiacciata tra dipendenza dalle fonti fossili, costi energetici elevati e ritardi strutturali nello sviluppo delle rinnovabili.

Efficienza energetica ferma e fossili dominanti: aumenta il consumo di gas. La domanda energetica nel 2025 ha registrato solo una lieve flessione. I consumi di energia primaria si sono attestati intorno a 156 Mtep, con una riduzione inferiore all’1%, mentre i consumi finali mostrano variazioni minime. Il calo è dovuto soprattutto alla contrazione degli usi non energetici e del settore petrolchimico. Tradotto: non c’è stato nel nostro Paese nessun miglioramento in termini di efficienza energetica né cambiamenti strutturali nei modelli di consumo.
Il mix energetico italiano resta dominato dalle fonti fossili, che rappresentano ancora circa il 70% del fabbisogno energetico. Il petrolio si conferma la principale fonte, con consumi prossimi ai 55 Mtep, sebbene in diminuzione rispetto al 2024. Al contrario, il gas naturale registra un incremento di circa il 2%, trainato dalla maggiore domanda del settore termoelettrico – complici anche le temperature rigide – chiamato a compensare la riduzione delle importazioni di elettricità e la minore produzione idroelettrica.

Rinnovabili: crescono troppo poco. Le fonti rinnovabili mostrano una crescita, ma non sufficiente a rispettare la traiettoria delineata dal PNIEC: la loro quota sui consumi finali si attesta intorno al 20%, contro un obiettivo del 25%. Il 2025 è caratterizzato da una significativa flessione della produzione idroelettrica (-21%), compensata solo in parte dall’aumento della generazione da fotovoltaico e biomasse. Il fotovoltaico raggiunge un nuovo record con oltre 44 TWh di produzione e un incremento della capacità installata di 6,5 GW, mentre l’eolico continua a crescere a un ritmo insufficiente rispetto agli obiettivi al 2030.
La lentezza nella transizione si riflette sulle emissioni di CO₂, rimaste sostanzialmente stazionarie nel 2025. Per rispettare gli impegni climatici sarebbe necessario un ritmo di riduzione annuo compreso tra il 6% e il 7%, un obiettivo difficilmente raggiungibile senza un deciso cambio di passo nelle politiche energetiche e industriali.
“I consumi finali di energia dell’Unione europea sono fermi ai livelli del 2023 – spiega Francesco Gracceva che ha curato l’Analisi ENEA – mentre in Italia risultano leggermente superiori. Ora, per raggiungere il target dell’Energy Efficiency Directive (EED) nell’Europa a 27, occorrerebbe un calo dei consumi del 3% medio annuo, mentre il PNIEC in Italia fissa un obiettivo meno ‘ambizioso’ dell’EED, che per essere centrato necessiterebbe di una diminuzione inferiore al 2% all’anno”. Ciononostante, l’Italia non riesce a rispettarlo.

Gas e petrolio: dipendenza e da pochi e scarsa competitività. Il rapporto affronta anche il quadro dalle criticità legate alla sicurezza energetica. Nonostante i progressi nella diversificazione delle forniture di gas, l’Italia rimane fortemente dipendente dalle importazioni e quindi esposta alla volatilità dei mercati internazionali. Anche nel settore petrolifero si registra una significativa concentrazione delle importazioni in pochi Paesi fornitori, aumentando la vulnerabilità del sistema a eventuali shock geopolitici: oltre il 50% del greggio proviene da tre Paesi, Libia, Azerbaijan e Kazakhstan. Per il gas naturale, il Gnl è diventata la principale fonte di approvvigionamento. Il quadro è aggravato da una perdita di competitività sul piano economico. Il prezzo dell’energia elettrica in Italia si conferma tra i più elevati in Europa, con una media annua del PUN pari a 116 €/MWh. Questo differenziale penalizza soprattutto le imprese energivore, contribuendo alla contrazione della produzione industriale e alimentando il rischio di delocalizzazione. Anche i prezzi del gas, sebbene in calo nella seconda parte dell’anno, restano superiori ai livelli pre-crisi.

Ritardi al 2030: “Rispettare gli obiettivi richiede sforzi per 5 anni”. Non mancano alcuni segnali positivi, come la crescita del fotovoltaico e il miglioramento dell’intensità energetica del PIL. Tuttavia, tali progressi risultano insufficienti a compensare i ritardi accumulati. La difficoltà della transizione energetica italiana è confermata dal nuovo minimo storico dell’indice ENEA ISPRED (l’indice che valuta le tre dimensioni cruciali per una transizione energetica: decarbonizzazione, sicurezza dell’approvvigionamento e prezzo, ndr) in calo del 30% rispetto al 2024, con forti criticità sul lato decarbonizzazione. “Per raggiungere il target 2030 fissato dal PNIEC – conclude Gracceva – sarebbe necessario ridurre le emissioni del 6% per ciascuno dei prossimi cinque anni”. La transizione italiana risulta fuori traiettoria sia per il petrolio (+2% rispetto -5% degli obiettivi PNIEC), che per le rinnovabili, soprattutto nel settore dei trasporti, dove sono arrivate a coprire solo il 10% dei consumi contro il 15% atteso.

L'articolo Italia al palo sulla transizione energetica: zero efficientamento e sempre più gas proviene da Il Fatto Quotidiano.

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