Incontro-scontro tra Natura e Arte nel Giardino di Pianamola

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AGI - Nascosto nel verde. Rapito dalla natura. Cielo, alberi, fiori, vegetazione che cresce spontanea, e una distesa di cistus, i fiori tipici delle dune tirreniche, che altrove non esistono. È il Giardino di Pianamola, nel comune di Bassano Romano, creato nel 1994 da Elisa Resegotti, che qui ha scelto di vivere, dopo aver conosciuto, da produttrice cinematografica, i fasti festivalieri della Settima Arte. La casa è incastrata tra rami, cespugli, arbusti. Lo sfondo è il lago di Bracciano, incorniciato da tre cipressi, e nelle giornate nitide il mare di Cerveteri, le spiagge nei secoli conosciute dagli etruschi. Ed “etruschi” sono i tre gradini di tufo a secco disposti a semicerchio, ad abbracciare – citando il teatro antico - una quercia secolare, maestosa e protettiva, come un Genius loci. A dire della sacralità della radura, sotto l’albero una pietra nera, vulcanica, piovuta chissà da dove e chissà quando.

Resegotti cura il giardino, ne ascolta il respiro, affiancata da Hans-Hermann Koopmann, artista biologo tedesco. E il contatto quotidiano, cosmico con il luogo ha sviluppato, oltre alle competenze botaniche, il suo Io artistico. Sempre ispirato dalle realtà del territorio. Così anche una palizzata a monte della tenuta – che digrada a terrazzamenti, con viottoli sinuosi – è diventata “Paliss-ART”, interpretazione artistica realizzata con il materiale che esce dalla terra.

La mostra One Minute Tree Revisited 2026

E però Elisa sta nel mondo. E non intende che il suo habitat sia un Eden separato dalla Storia. È il senso della mostra che ha curato per Pianamola, succedutasi all’exploit della fioritura dei cistus. “One Minute Tree Revisited 2026” il titolo (fino al 19 giugno, www.pianamola.org), con opere installate da trentacinque artisti, a replicare l’idea della rassegna del 2010. Il filo conduttore è “l’incontro-scontro - spiega – tra Natura e Arte”, intercettando “le relazioni che legano le prime due con il Paesaggio e, suggerisco, con la Storia”.

Per il resto, libertà assoluta per gli artisti, sia nella scelta del mezzo con il quale veicolare il proprio messaggio – pittura, scultura, installazioni multimediali, grafica, disegno, performance – sia dell’angolo del giardino in cui collocare l’opera. Ne è nata una rigenerazione del paesaggio: il percorso che ciascuno può fare nei sentieri di Pianamola diventa un pellegrinaggio alla ricerca di senso, perché ogni opera nella quale ci si imbatte – illustrata bene dalle schede che l’affiancano, unica ma necessaria intrusione didascalica – sollecita la riflessione, la sosta.

Installazioni e opere tra gli alberi

L’albero è perlopiù il supporto, l’ancoraggio vivo. Paola Babini – già presente dal 2010 con un’installazione permanente, “L’albero bionico” – in questa rassegna 2026 propone “L’eco dei rami” appendendo appunto al tronco di quercia una sottile lastra apparentemente riflettente nella quale esili neri rami si intessono come un ricamo sullo sfondo di un’architettura a vetrate.

Il senso del sacro nella natura

Il senso del sacro perduto e ritrovato nella Natura è quanto suggerisce Mauro Magni che nella “Grotta Verde” fa calare dai rami “Reliquari” dorati, “frutti” e “fiori” estemporanei ma simbolici, memori del miracolo. Presenze assertive, totem primordiali sono quelli di Mara van Wees intitolati “Uni(ci)tà” e poggiati a dialogare su una piccola radura. Allo spirito aleggiante nel paesaggio allude Samuele Vesuvio che dispone davanti all’imponenza di una quercia il suo “Silver Ghost”, fantasmino di sottile metallo, sorridente ed evanescente.

Scendono da rami gli “Ospiti” di Paul Wiedmer, liane fosforescenti ancorate con moschettoni e chissà se servono per salire lassù o per scendere, se gli estranei siano esseri umani o fiere, o insetti, o lucertole, o uccelli. Si mimetizzano con il prato fiorito le terrecotte policrome di Mirna Manni, al pari di pietre candide tempestate in superficie da pointillisme policromo, e pensi siano precipitate dal cielo prodigiosamente. E al cielo si rivolge l’“Astrolabio” – preghiera e scienza nell’austero grigio metallo - di Tommaso Cascella. Solo e felice è l’“Albero (donna) che abbraccia sé stesso” della Resegotti, la quale racconta di aver voluto salvare e dare un’anima in più a un tronco di acacia dealbata che il vicino le aveva chiesto di recidere perché invadeva la sua proprietà. Così l’artista vegetale rilancia la fantasia della Natura sull’intransigenza di chi ne fa scarto.

Musica e performance nel giardino

Altrove sono musica e suoni. La voce morbida e insieme profonda di Massimo Napoli recita in un video “Astuti arbusti”, i versi di Claudia Quintieri: “Fiaba d’estate, primavera/ In fiori impavidi/: Accelerati da congiunzioni linfatiche/ Radici sfolgoranti/ Sezioni immaginifiche:/ Saziano le api/ Sparse nell’empireo / Divagante in commemorazioni. / Astuti arbusti”. E lo stesso Napoli – artista e attore – si è fatto protagonista durante il vernissage della performance “La psicologia dell’albero” che è anche il titolo di una serie di suoi rigorosi introspettivi disegni a matita e pastelli su carta esposti nel salone-galleria del Giardino di Pianamola.

L’installazione di Koopmann

Colpisce e ammonisce “An die Freude”, l’installazione di Hans-Hermann Koopmann: dal terreno sbucano tre neri tubi curvi, la bocca cerchiata di arancione, il colore ricorrente di Koopmann perché, spiega, a Berlino è il colore delle ambulanze, ovvero i mezzi per chi ha immediato bisogno di soccorso. Sono una sorta di trombe che emergono dalle viscere del Pianeta: diffondono le note immortali dell’Inno alla Gioia di Beethoven, che è poi l’inno dell’Unione Europea. Ma poi emettono un suono dolente, la Voce della Terra, con il lamento dei suoi sotterrati nel presente falcidiato dalle guerre.

 

 

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