ARTICLE AD BOX
AGI - Ci sono tante navi della storia entrate nell’immaginario collettivo, ma nessuna ha la forza evocativa del Titanic. Non c’è Bounty che tenga, né una Bismarck e neppure una Yamato, rispetto al transatlantico che ha oscurato nella sua categoria persino l’italiano Rex del Nastro Azzurro, il Queen Mary e, a parità di destino, anche l’Andrea Doria. Il primo nome che viene in mente è proprio Titanic. La nave che doveva sfidare e battere ogni record e ogni impresa, costruita sulle iperboli della modernità e del lusso più accentuato a partire proprio dalla scelta di chiamarlo così, veniva varata il 31 maggio 1911 e finirà a fondo nel viaggio inaugurale dopo neppure un anno.
Il varo dell’”inaffondabile” il 31 maggio 1911, l’anno prima del viaggio inaugurale
L’avveniristico progetto firmato dall’architetto navale Thomas Andrews, dal presidente dei cantieri navali di Belfast Harland & Wolff incaricati di costruire il transatlantico, William Pirrie, e da Alexander Montgomery Carlisle, doveva dare il predominio delle rotte per l’America alla compagnia di navigazione White Star Line sulla rivale Curland. L’antagonismo era giocato anche sull’immediata riconoscibilità delle navi delle flotte: i nomi terminavano tutti con “ic” nel caso della società fondata a Liverpool e in “ia” in quello con sede a Southampton. Il Titanic era un passo avanti alle moderne gemelle Olympic e Britannic, ed era destinato a surclassare il Lusitania e il Mauretania.
L’ordine era partito nel 1907, i lavori erano iniziati il 31 marzo 1909 e si erano conclusi esattamente 26 mesi dopo, con il varo. Poi erano trascorsi altri tredici mesi per la messa a punto, per l’entrata in servizio il 10 aprile 1921. Dopo cinque giorni il Titanic, con il disastro nelle acque gelate al largo di Terranova, colava a picco dopo l’urto con un iceberg ed entrava nella leggenda. Era considerato talmente sicuro da essere stato soprannominato “inaffondabile”. Il comandante Edward John Smith era ritenuto uno dei più esperti ed abili al mondo.
Dieci italiani come passeggeri nelle tre classi: quattro i sopravvissuti
Tra i 1.317 passeggeri e gli 892 membri dell’equipaggio (cifre convenzionali, su cui occorre fare delle tare per le discrepanze tra effettivi presenti e biglietti venduti) c’erano 37 italiani. Si tratta di una stima quasi esatta perché le indicazioni di nazionalità, dopo il computo delle vittime e realizzazione dei quadri statistici, venne fatto anche in base all’assonanza linguistica dei cognomi. È certo invece che tutto il personale di servizio al ristorante di prima classe “À la carte” era formato da italiani. Italiano era infatti Gaspare “Luigi” Gatti (1875-1912), incaricato dalla White Star Line della direzione e della gestione del ristorante di lusso dapprima sull’Olympic e successivamente sul Titanic.
Originario di Montalto Pavese e trasferitosi da tempo in Inghilterra dove si era sposato, aveva intrapreso con successo a Londra la carriera di ristoratore. Nel 1912 la compagnia gli aveva affidato la responsabilità della grande sala da oltre 150 posti, in cui era possibile ordinare quello che si desiderava (contrariamente al consueto menu fisso), dove aveva voluto al suo fianco 26 camerieri e personale di servizio italiani, il più anziano dei quali aveva 43 anni e il più giovane 17. L’intero staff di Gatti, ufficialmente, non apparteneva all’equipaggio, anche se andava computato al personale. Degli italiani ci resta una fotografia scattata proprio prima della partenza del viaggio inaugurale, e una copia era stata consegnata a un bambino che si era messo in posa vicino al papà e non era partito con lui.
Quelle strane coincidenze per il naufragio più famoso della storia del mare
Il Titanic appariva un simbolo del lusso, del comfort e dell’ingegneria. Un avveniristico hotel galleggiante, diviso in tre classi, ognuna delle quali era nettamente superiore per qualità e servizi agli standard dell’epoca. Tutto era stato pensato per stupire. Il transatlantico salpò da Southampton alla 12.06 del 10 aprile, con un’ora circa di ritardo rispetto a quanto previsto per un piccolo incidente con un’imbarcazione ormeggiata vicina al gigante dei mari, il New York: portava il nome del porto dove il transatlantico era atteso nella mattinata del 17 aprile, al molo 59, dove non sarebbe mai arrivato. Il giorno dopo, invece, approderà il Carpathia per sbarcare circa 700 superstiti recuperati dalle lance di salvataggio. Tra le tante coincidenze del tragico naufragio del Titanic, anche la decisione nefasta di trasportare 16 scialuppe e 4 lance pieghevoli in legno e tela, quando il progetto ne prevedeva fino a 64 in legno, con capienza utile di 4.000 persone.
Ma non c’era nessuna legge allora in vigore che collegasse il numero dei mezzi di emergenza a quello dei passeggeri, e quindi solo un terzo sul Titanic poteva essere teoricamente messo in salvo in caso di affondamento. C’erano salvagenti per tutte le persone a bordo (la dotazione era di oltre 3.500), ma era improponibile la salvezza nell’acqua ghiacciata e con temperatura di zero gradi. Erano poi stati dimenticati i binocoli in dotazione agli ufficiali per la navigazione a vista. Con quattro compartimenti stagni allagati la nave sarebbe potuta rimanere tranquillamente a galla. Invece quella notte furono cinque quelli a essere inondati d’acqua e il disastro fu inevitabile.
Guglielmo Marconi era stato invitato ma poi era salito a bordo del Lusitania
I marconisti ebbero il tempo di lanciare l’allarme e far convergere verso il punto dell’impatto le navi con rotta utile a intervenire, e questo dimostrò al mondo quanto fosse utile, anzi indispensabile, la radio di Guglielmo Marconi. L’inventore dello strumento e delle telecomunicazioni era stato invitato a quel viaggio inaugurale, ma aveva scelto di imbarcarsi sul Lusitania. Nell’affondamento dell’“inaffondabile” nella notte tra 14 e 15 aprile 1912 morirono tutti i macchinisti, tutti gli orchestrali e tutto il personale non marittimo. Non ci furono quindi superstiti tra lo staff italiano di Gatti, anch’egli scomparso tra i flutti.
C’erano anche altri italiani tra i passeggeri: due in prima classe, quattro in seconda e quattro in terza. Di questi si salveranno in quattro. Il corpo senza vita di Gaspare “Luigi” Gatti sarà ripescato dal personale della nave Minia impegnata nelle operazioni di recupero dei cadaveri tenuti a galla dai salvagente nel periodo 26 aprile-6 maggio, e successivamente identificato. Aveva 37 anni. I suoi resti sono stati inumati nel cimitero canadese di Fairview, ultimo approdo di molte vittime del naufragio del Titanic. Il simbolo della Belle Epoque e della grande stagione dei transatlantici, lo è diventato anche di un’epoca che si avviava al tramonto. Le due compagnie White Star e Cunard si fonderanno nel 1934 per reggere la crisi indotta dall’aggressiva rivalità tedesca e il calo delle immigrazioni negli Usa, e dopo la seconda guerra mondiale non sopravviveranno all’avvento dei jet.







English (US) ·