ARTICLE AD BOX
La parola magica. È questo il titolo del nuovo libro di Isabel Allende, nel quale la scrittrice dà suggerimenti a chi vorrebbe diventare scrittore ma, soprattutto, racconta sé stessa con la consueta schiettezza. “Anche mia madre me lo diceva sempre: ‘Perché devi raccontare tutto? Così sei vulnerabile’. Io rispondevo: ‘Quello che ti rende vulnerabile sono i segreti che mantieni, non le cose che racconti’”, spiega a Vanity Fair. È una lunga conversazione nella quale tornano continuamente due figure centrali della sua vita: la figlia Paula, morta a 29 anni nel 1992 dopo una brutta malattia, e la madre Francisca, per tutti “Panchita”.
Proprio della madre Allende racconta un episodio che compare anche nel libro: quando decise di portarla in un sex shop. “Stavo scrivendo un libro, Afrodita, sugli afrodisiaci, e vagavo per negozi hard a San Francisco. Mia madre era arrivata molto depressa, al punto che è scesa dall’aereo su una sedia a rotelle, per me fu uno shock. Poi sono successe due cose: prima l’ho portata da uno psichiatra, le hanno dato dei farmaci, e per la prima volta in vita sua è stata curata. La vita di mia madre è cambiata dopo questo. E nel sex shop, la vedo ancora adesso con i suoi occhiali a guardare tutta quella roba e cercare di capire cosa fosse. Ridevamo come delle pazze. Così è cominciata la sua guarigione”.
Restando in tema di erotismo, a un certo punto della sua vita il sogno proibito della scrittrice è stato Antonio Banderas, protagonista di due film tratti dai suoi romanzi. “Era così sexy, e così bello. Avevo una cotta per lui, ovvio, solo metaforica. E niente, un giorno l’ho sognato, era nudo su una tortilla messicana, con guacamole e salsa, lo arrotolavo e lo mangiavo”.
L'articolo “Ho sognato Antonio Banderas, era nudo su una tortilla messicana, con guacamole e salsa, lo arrotolavo e lo mangiavo. L’amore? Muore, senza alcun motivo”: Isabel Allende si racconta proviene da Il Fatto Quotidiano.





English (US) ·