Lotta a povertà e disuguaglianze, l’Italia è messa peggio di 15 anni fa: arretra su 5 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030

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A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, non solo l’Italia è in netto ritardo rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), ma nel 2025 sei dei 17 Obiettivi Onu peggiorano. E appare non raggiungibile il 58% dei target quantitativi fissati al 2030 (tra i 38 analizzati) per i vari goal. Un ritardo che si riflette sulla vita delle persone: oltre 5,4 milioni in povertà assoluta, il 94,5% dei Comuni a rischio idrogeologico e quasi un giovane su cinque con disagio psicologico. Il peggioramento relativo all’ultimo anno analizzato, è accentuato per povertà (goal 1) e acqua pulita e servizi igienico-sanitari (goal 6), ma che riguarda anche imprese e innovazione (goal 9), città sostenibili (11), parità di genere (5) e partnership per gli obiettivi (goal 17). Guardando al lungo periodo, però, quindi tra il 2010 e il 2025, per 10 goal su 17 la situazione risulta “insoddisfacente o critica”. È quanto emerge nell’undicesima edizione del Rapporto dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile – Est (ASviS), che valuta l’avanzamento del nostro Paese, dei suoi territori e dell’Unione europea verso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Rispetto al 2010, l’Italia è peggiorata per cinque Obiettivi: sconfiggere la povertà (goal 1), acqua pulita e servizi igienico-sanitari (goal 6), ma anche ridurre le disuguaglianze (goal 10), vita sulla Terra (goal 15), pace, giustizia e istituzioni solide (goal 16). Il dossier – presentato a Roma, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati – va letto anche alla luce di quanto sta avvenendo nelle piazze italiane ed europee, perché è nei dati che si trovano le cause del malcontento. “Dei 38 obiettivi analizzati, solo 11 (il 29% del totale) sono raggiungibili o avvicinabili, cinque (il 13%) hanno un andamento discordante e ben 22 non appaiono raggiungibili” spiega Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, secondo cui “stiamo assistendo a una ‘regressione insostenibile’, i cui costi economici e sociali crescono, alimentando sfiducia e tensioni sociali”.

Enrico Giovannini: “Scelte politiche dannose”. Gli effetti sui più giovani

“Dietro questi dati ci sono persone, imprese, istituzioni ed ecosistemi che vedono la propria condizione peggiorare o non migliorare anche per scelte politiche dannose o, nella migliore delle ipotesi, miopi” commenta Giovannini. Scelte che privilegiano la condizione dei già ricchi e non dei più poveri, ma anche “il ritorno economico immediato invece che investimenti lungimiranti, vantaggi politici di breve termine, invece che il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni e della qualità dell’ambiente”. Sono 1,1 milioni i minori che vivono in famiglie che sono in povertà assoluta, solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030, la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti. Circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di salute mentale. L’ASviS propone un’agenda di interventi da attuare subito e nella prossima legislatura, con particolare attenzione al contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, alla competitività del sistema produttivo, alla transizione ecologica e digitale, alla salute, all’istruzione e al lavoro. Tra le proposte “di sistema” si segnalano l’assunzione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, attualmente oggetto di revisione da parte del Governo.

Gli obiettivi su cui si rallenta di più negli ultimi 15 anni: povertà e acqua

Per quanto riguarda il goal numero 1 (sconfiggere la povertà), il peggioramento è dovuto principalmente all’aumento delle incidenze della povertà assoluta individuale (+2,9%) e di quella relativa (+2,1). Una situazione recentemente raccontata dall’Istat nel suo rapporto sulla povertà assoluta in Italia e nel quale si parla anche di caro vita e povertà alimentare (Leggi l’approfondimento). L’altro goal su cui l’Italia è peggiorata di più nel lungo periodo è quello relativo all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Si è aggravata la dispersione idrica (+7,7% tra il 2010 e il 2022), mentre le disuguaglianze fra i territori, già alte dal 2010, continuano ad aumentare nel tempo. In questo caso, L’obiettivo quantitativo analizzato per il Goal 6 prevede la riduzione del 15%, entro il 2026, della dispersione delle reti idriche rispetto ai valori del 2015. L’indicatore evidenzia gravi criticità, con un valore nel 2022 pari al 42,4% e una dispersione che risulta in crescita, determinando un allontanamento dall’obiettivo.

Gli altri obiettivi su cui l’Italia è peggiorata negli ultimi 15 anni

Per quanto riguarda il goal 10 (ridurre le disuguaglianze), l’Italia dovrebbe ridurre entro il 2030 la disuguaglianza del reddito netto, ai livelli osservati nel migliore dei Paesi europei, ma l’andamento è insufficiente per raggiungere o avvicinare il target. L’indice complessivo peggiora nel lungo periodo (e di nove punti) anche per il goal 15, che riguarda la ‘vita sulla terra’, a causa del continuo aumento del consumo di suolo, il cui indice è passato da 103,1 del 2012 a 106,3 nel 2024. Le differenze fra i territori risultano tra le più ampie rispetto ai 17 SDGs e aumentano nel corso del tempo. In questo caso sono due gli obiettivi monitorati: il primo prevede di azzerare l’aumento del consumo di suolo annuo entro il 2030. La situazione italiana è estremamente critica (Leggi l’approfondimento), in quanto nel periodo considerato il consumo di suolo ha continuato a crescere: nel 2024 sono stati utilizzati 13,3 nuovi ettari di suolo (ogni 100mila) rispetto al 2023. Ameno di interventi drastici di tipo normativo, l’obiettivo non è raggiungibile. E vale lo stesso per il target che prevede di raggiungere la quota del 30% delle aree terrestri protette entro il 2030. Per quanto riguarda il goal 16 (pace, giustizia e istituzioni solide), sono monitorati due obiettivi: il primo prevede di azzerare il sovraffollamento negli istituti di pena entro il 2030. Ma se il fenomeno si è ridotto dal 151% del 2010 al 105% del 2020, negli ultimi cinque anni si è avuto un peggioramento che ha riportato il sovraffollamento al 124%. “Queste dinamiche contrastanti – si spiega nel report – non consentono di valutare la raggiungibilità dell’obiettivo”. Il secondo prevede di ridurre, entro il 2026, del 40% la durata media dei procedimenti civili rispetto al 2019. Anche se si registra una riduzione complessiva della durata dei procedimenti, la tendenza di lungo termine non appare sufficiente ad avvicinare l’obiettivo.

L’Italia rallenta (ma non è sola)

Guardando all’andamento degli ultimi quindi anni, oltre all’arretramento per i cinque obiettivi citati, l’Italia registra una sostanziale stabilità per cinque Goal: sconfiggere la fame (goal 2), salute e benessere (goal 3), imprese, innovazione e infrastrutture (goal 9), città e comunità sostenibili (goal 11) e partnership per gli obiettivi (goal 17). Miglioramenti limitati per altri cinque goal: istruzione di qualità (goal 4), parità di genere (goal 5), energia pulita e accessibile (goal 7), lavoro dignitoso e crescita economica (goal 8) e lotta contro il cambiamento climatico (goal 13), ma con limiti importanti in diversi obiettivi quantitativi. In realtà, aumenti significativi riguardano solo economia circolare (goal 12) e vita sott’acqua (goal 14). Per cogliere l’andamento complessivo del nostro Paese rispetto all’Agenda 2030 è stato anche calcolato, per la prima volta, un indicatore che sintetizza i 17 indici. Tra il 2010 e il 2025, l’indice totale mostra un aumento inferiore ai tre punti percentuali, quindi estremamente contenuto. “Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030 – spiega Marcella Mallen, presidente dell’ASviS – ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli. Prendere atto di questi risultati deve spingerci a rafforzare l’impegno, non ad abbandonarlo”. Il ritardo italiano non differisce da un quadro europeo e mondiale preoccupante. Nell’Unione europea la quota dei traguardi quantitativi raggiungibili entro il 2030 scende dal 53% al 47% e sette Obiettivi registrano un peggioramento nell’ultimo anno (povertà, salute, istruzione, disuguaglianze, vita sott’acqua, giustizia e istituzioni solide e partnership) e solamente per uno (sconfiggere la fame) si registra un miglioramento. A livello mondiale soltanto il 15% dei Target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada per essere conseguito.

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