Guerra ibrida, cosa dice il nuovo rapporto europeo Jrc-Hybrid CoE (che cita Formiche/Decode39)

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L’intensificazione delle operazioni ibride contro le democrazie europee impone una revisione dei dispositivi di prevenzione, attribuzione e risposta alle attività ostili condotte al di sotto della soglia del conflitto armato. È quanto emerge da Defending Europe Against Hybrid Warfare, il nuovo rapporto elaborato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea insieme all’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE).

Lo studio affronta la progressiva trasformazione della competizione strategica europea attraverso un impianto teorico che integra l’analisi delle minacce ibride con i principi della deterrenza. La tesi centrale riguarda l’insufficienza di una postura fondata prevalentemente sulla capacità di assorbire gli attacchi e ripristinare le condizioni precedenti alla loro manifestazione. L’evoluzione delle modalità operative avversarie richiede strumenti capaci di incidere preventivamente sul calcolo strategico dell’aggressore.

Nella prefazione, il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, richiama la continuità delle attività russe di sabotaggio, interferenza e aggressione cibernetica, sottolineandone le implicazioni per la prontezza difensiva europea e per il sostegno militare all’Ucraina. La protezione degli impianti industriali, delle reti energetiche e delle infrastrutture di trasporto assume, in questa prospettiva, una rilevanza direttamente collegata alla credibilità della deterrenza europea.

Il documento, concepito come contributo scientifico a supporto delle decisioni pubbliche, propone una strategia di resilience-deterrence articolata attorno a tre dimensioni operative: anticipazione proattiva, difesa attiva e risposta reattiva. Le prime due intervengono sulla capacità di prevedere, individuare e contenere le operazioni ostili; la terza riguarda l’impiego di contromisure proporzionate, finalizzate a incrementare i costi politici, economici e operativi sostenuti dall’avversario.

La saturazione come metodo di pressione strategica

Uno dei passaggi più rilevanti dello studio riguarda l’individuazione di tre dinamiche che caratterizzano l’attuale evoluzione delle minacce ibride: saturazione, effetti a cascata e operazioni ad alto impatto. Tre variabili, rispettivamente riconducibili al volume, alla dimensione temporale e all’intensità delle attività ostili, attraverso le quali gli autori ricostruiscono i meccanismi di progressivo logoramento dei sistemi democratici.

La saturazione occupa una posizione centrale all’interno delle valutazioni analitiche. Il rapporto la interpreta come il risultato di operazioni ripetute e quantitativamente estese, potenzialmente condotte da attori differenti, anche in assenza di un coordinamento esplicito, con l’obiettivo di sovraccaricare le capacità difensive del bersaglio e consumarne progressivamente le risorse.

Qui, gli attacchi possono interessare simultaneamente infrastrutture digitali, processi politici, ecosistemi informativi e meccanismi di cooperazione internazionale. La loro efficacia dipende anche dall’accumulo di episodi individualmente circoscritti, le cui conseguenze finiscono per incidere sulla capacità delle istituzioni di riconoscere le minacce, definire le priorità e mantenere la continuità decisionale.

Nel descrivere l’applicazione della saturazione ai domini informativo e cibernetico, il documento osserva che il fenomeno si manifesta anche attraverso operazioni congiunte cyber-informative caratterizzate da una dimensione politica, riportando l’analisi a firma di Jacopo Marzano pubblicata sia su Formiche.net che su Decode39 “Cyberattacks and Infowarfare Targeting Milano–Cortina 2026. Anatomy of a Hybrid Campaign”. 

Il contributo analizzava la convergenza tra attività di interferenza informativa e attacchi cibernetici emersi in occasione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. La ricostruzione prendeva in esame la produzione di contenuti audiovisivi manipolati, l’impiego di tecniche di voice cloning, la diffusione di false notizie attribuite a testate internazionali e le operazioni DDoS rivendicate o condotte da collettivi hacktivisti filorussi.

L’analisi individuava gli effetti a cascata e cumulativi delle campagne ibride e i loro risvolti nell’ecosistema informativo riconducibili alle reti Matryoshka e Pravda, due componenti significative della pressione esercitata sulla credibilità delle istituzioni olimpiche e sulla delegazione ucraina. Parallelamente, le attività associate a Noname057(16) e Z-Pentest evidenziavano l’impiego del dominio cibernetico come ulteriore vettore di perturbazione.

Il riferimento contenuto nel rapporto europeo colloca questa ricostruzione all’interno della riflessione sulla saturazione multidominio. L’elemento di interesse scientifico riguarda la relazione tra la moltiplicazione dei vettori ostili, la loro capacità di amplificazione reciproca e il deterioramento della fiducia sistemica. La citazione costituisce un riferimento bibliografico a sostegno di tale dinamica, senza rappresentare un’attribuzione ufficiale delle singole operazioni esaminate nell’articolo.

Dalla resilienza alla capacità di deterrenza

Il passaggio successivo sviluppato dal JRC e dall’Hybrid CoE riguarda la possibilità di tradurre l’analisi delle minacce in una dottrina di risposta maggiormente integrata. La resilienza conserva una funzione fondamentale nella protezione delle infrastrutture e nella continuità dei servizi essenziali, mentre la deterrenza introduce una componente destinata a modificare le aspettative dell’aggressore rispetto alla probabilità di successo e alle conseguenze delle proprie iniziative.

Il rapporto distingue, in particolare, tra deterrence by denial, fondata sulla riduzione delle possibilità di successo dell’attacco, e deterrence by punishment, orientata all’imposizione di costi sufficienti a dissuadere future aggressioni. A queste si affiancano ulteriori modalità, tra cui la deterrence by disclosure, che prevede l’esposizione preventiva delle operazioni ostili, compromettendone la segretezza e la negabilità.

La questione attributiva assume dunque un’importanza strategica. La frammentazione delle responsabilità operative, il ricorso a intermediari e la dispersione geografica delle attività ostili consentono agli aggressori di sfruttare i tempi delle verifiche tecniche e delle decisioni politiche. Per questo gli autori attribuiscono particolare rilevanza alla capacità di ricondurre singoli episodi a una più ampia configurazione operativa, distinguendo l’identificazione tecnica dalla determinazione strategica e dall’attribuzione politica.

Le raccomandazioni si inseriscono nel dibattito europeo sul rafforzamento dei meccanismi di risposta collettiva, compresi l’Emergency Security Protocol e il counter-Hybrid threats playbook, richiamati anche nella presentazione ufficiale del Joint Research Centre. L’obiettivo consiste nel migliorare la rapidità delle valutazioni condivise e la coerenza delle contromisure adottate dagli Stati membri.

Le implicazioni per la sicurezza europea

L’impostazione del rapporto riflette un problema ormai strutturale della sicurezza euro-atlantica. La convergenza tra sabotaggio, interferenza politica, coercizione economica e operazioni cognitive amplia le possibilità di esercitare pressione strategica senza ricorrere a forme convenzionali di aggressione militare. In tale contesto, la capacità di attribuire tempestivamente le responsabilità e riconoscere le connessioni tra eventi apparentemente distinti assume un valore determinante per l’efficacia delle politiche di sicurezza.

La ricerca congiunta del JRC e dell’Hybrid CoE contribuisce a definire i presupposti concettuali di una risposta europea più articolata, nella quale la resilienza viene collegata alla capacità di anticipazione e alla credibilità delle conseguenze imposte all’avversario.

Resta aperta la questione della traduzione di questo impianto strategico in procedure condivise, capacità operative e strumenti decisionali effettivamente applicabili. È su questo terreno che si misurerà la possibilità dell’Unione europea di contenere la pressione ibrida, preservando la continuità delle proprie istituzioni e riducendo gli spazi di manovra degli attori ostili.

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