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Da un racconto apocrifo di Giulio De Frenzi. Che bisogno aveva, Sandro il macellaio, di affannarsi tanto dietro alla Mara, la moglie di Berto; di impicciarsi di cosa faceva e cosa non faceva? Non sarebbe stato meglio che avesse pensato ai fatti suoi? A badare al suo garzone, per esempio, che quando restava solo in bottega gli rubava a man bassa? Ce ne vuole, del tempo da perdere. Coi suoi compagni era andato persino a scovare un’astuzia da non credersi. Lo avevano convinto a sbirciare nella camera matrimoniale da una fessura fra le assi del solaio. “Per il tuo bene, Berto! Devi vedere coi tuoi occhi. Così sei sicuro che ti assolvono, perché noi faremo da testimoni. Guarda cosa fa tua moglie quando non sei in casa tua!” Adesso Berto doveva ammazzarla.
L’aveva giurato agli amici: si sarebbe vendicato. “Se non è vero” gli aveva detto il macellaio, porgendogli il coltellaccio affilato, “domattina veniamo sotto casa a svegliarti. Non lo capisci che sei la barzelletta di tutto il borgo?” E pensare che l’aveva tirata su dalla miseria, vestita e nutrita come una signora. L’aveva sposata benché ci fosse stato, prima, quell’altro, un mascalzone che aveva moglie e figli. Certo, se non fosse stata disonorata, la Mara non avrebbe sposato uno come lui, che era alto come il re o poco più: era troppo bella. Adesso era lì che dormiva, vicino a lui, tranquilla, ronfando un poco, con una bambina sazia. Siccome fa caldo, Mara ha buttato via il lenzuolo ed è quasi tutta nuda. Nella penombra pare una statua greca. Berto allunga una mano e le accarezza la spalla tonda, lentamente. Quella creatura così bella è sua! Ma fra poco verrà la luce del giorno, si desterà il macellaio coi suoi cattivi amici e che faranno? Correranno sotto la sua finestra a sghignazzare, a chiamarlo con tutti i nomi, a tirargli sassate contro i vetri se lui, Berto, non l’ammazzerà.
Gli viene in mente cos’era la sua vita prima, quando era sempre solo, e credeva che sarebbe rimasto così tutto il tempo, in due stanzette vuote, a diventar vecchio piano piano, e poi morire. Invece era comparsa lei, con la sua voce ridente, col suo corpo sodo; ed era entrata l’allegria. “Berto qua! Berto là!” Comandava come una regina, ma almeno c’era vita. E quando lui tornava dalla sartoria, trovava la minestra che fumava sulla tavola; e la mattina le camicie sempre pulite e stirate nel cassettone. Era contento, sì. E invece, tutt’a un tratto, in un minuto…
Quanto sarebbe stato meglio non aver visto niente! Che bisogno c’era? Del resto lui, un mezzo infelice, di fronte a quella donna piena di gioventù, che cosa poteva pretendere? Non era già troppo che l’avesse accettato per marito e che lo lasciasse dormire lì, accanto a lei, tutte le notti? Avevano commesso una gran mascalzonata, quei diavoli che l’avevano spinto a guardare. E lui, come un imbecille, a dire che si sarebbe vendicato. Vendicato di che? Ma quando il ricordo gli tornava alla mente, gli ribolliva il sangue.
Cavò il coltellaccio da sotto il cuscino. Lo impugnò, puntandolo verso il petto nudo della moglie, e fece la prova di colpire. La grossa lama diede un luccichio. Berto vide già il sangue sprizzare, sentì un brivido e guardò con spavento dalla parte della finestra. Era già l’alba, i suoi carnefici erano giù in strada: aveva riconosciuto il fischio. Bisognava decidersi. Non soltanto il fischio, ma anche una canzone. Era per lui: “Prima eravate in due, adesso siete in tre!” Fece un salto giù dal letto come se si fosse sentito mordere. Era finita! Girò intorno al letto e s’accostò col coltello in mano alla bella addormentata. Ma dove ce l’aveva, il coraggio? La scosse: “Svergognata!”, urlò. Andò alla finestra e spalancò i vetri, gridando più forte per farsi sentire: “Svergognata! Cosa hai fatto?” “Ecco!” dicono due o tre voci dabbasso. “Bravo Berto!” La Mara adesso è sveglia: “Sei diventato matto?” “T’ho visto! Su quel letto! Col tuo amante! Adesso ti ammazzo!” Alza la mano col coltello, si slancia. Ma la Mara gli afferra il polso e gli dà uno strattone. “Ohi, Berto!” gridano da sotto. “Cosa fai, arroti le corna?” E ridono e fischiano. Berto si sente infelice. Avrebbe voglia di chiedere perdono alla moglie, ma lei gli sputa addosso: “Imbecille!” Un gran fracasso di vetri alla finestra li fa sussultare entrambi.
Dalla strada hanno tirato un sasso. Fischi, urli. Devono essere molti di più, ora. “Lo vedi cosa hai fatto?” grida la donna. “Ti prendono in giro!” “Mi hai tradito! Ti ho visto!” “E che credevi?” risponde lei con una risata. “Per quel marito che sei! Ringrazia Dio!” Questo è troppo. Berto non bada più al pericolo e grida un insulto grosso come una casa. La Mara diventa una belva, ma nel lanciarsi addosso a lui scivola e batte la testa sullo spigolo del comodino. Resta per terra, non si muove più. Oddio! Cosa c’è sul pavimento, sangue? “Mara! Mara!” grida Berto, disperato. La scuote, la bacia sui capelli, le fa muovere le braccia. “Mara!” Sente Sandro che grida: “Ohi, Berto! L’hai ammazzata?” E tutti a ridere.
L'articolo “Guarda cosa fa tua moglie quando non sei in casa tua!”, dissero a Berto proviene da Il Fatto Quotidiano.




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