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di Giuseppe Pellicoro
Desidero condividere una riflessione nata dall’esperienza concreta vissuta da molte famiglie che assistono persone con autismo severo di livello 3, non verbali e con importanti difficoltà di collaborazione durante le procedure sanitarie.
Ancora oggi numerosi esami diagnostici richiedono immobilità, collaborazione attiva e la capacità di tollerare ambienti e procedure che possono risultare particolarmente difficili, stressanti o persino insostenibili per alcune persone con gravi disturbi del neurosviluppo. In molti casi, il movimento del paziente rappresenta un ostacolo all’esecuzione degli accertamenti. Questo può comportare ulteriori difficoltà per le famiglie, il ricorso a procedure più complesse e, talvolta, la necessità di utilizzare sedazioni per poter completare l’esame. Credo che sia giunto il momento di immaginare un nuovo paradigma.
La sfida non dovrebbe essere quella di chiedere al paziente di adattarsi agli strumenti diagnostici, ma di progettare strumenti diagnostici capaci di adattarsi al paziente. Immagino una nuova generazione di tecnologie intelligenti, indossabili, wireless e supportate dall’intelligenza artificiale, progettate per consentire l’esecuzione degli esami anche quando la persona non riesce a rimanere immobile per periodi prolungati. Penso, ad esempio, a un casco diagnostico in grado di eseguire accertamenti odontoiatrici o neurologici compensando automaticamente i movimenti della persona durante l’esame. Allo stesso modo, potrebbero essere sviluppati giubbotti multisensore e altri dispositivi indossabili capaci di acquisire ed elaborare dati clinici in modo continuo, riducendo la dipendenza dalle condizioni richieste dagli strumenti tradizionali.
L’obiettivo non è semplificare gli esami per comodità, ma renderli realmente accessibili anche a chi oggi incontra ostacoli che possono limitarne o impedirne l’esecuzione. Una ricerca orientata in questa direzione potrebbe aprire nuove prospettive per le persone con autismo severo, per chi presenta disabilità neurologiche o comportamentali e, più in generale, per tutti quei pazienti che hanno difficoltà a collaborare durante gli accertamenti diagnostici.
Accanto a queste tecnologie, ritengo importante promuovere anche lo sviluppo di dispositivi permanenti di sicurezza, assistenza e monitoraggio dedicati alle persone più fragili. Tra le possibili soluzioni immagino un bracciale intelligente a forma di orologio, progettato per garantire protezione e intervento rapido in caso di emergenza. Tale dispositivo potrebbe essere dotato di:
– cinturino anti-rimozione e senza tasti
– sistema GPS ad alta autonomia con batteria di riserva per le funzioni essenziali;
– comunicazione audio bidirezionale con familiari, caregiver e soccorritori;
– scheda sanitaria digitale integrata contenente dati clinici di facile consultazione per gli operatori sanitari.
– struttura resistente agli urti, impermeabile e adatta all’uso quotidiano.
Uno strumento di questo tipo non rappresenterebbe soltanto un progresso tecnologico, ma un concreto supporto alla sicurezza, all’assistenza e alla tutela della salute.
Per questo rivolgo un appello a università, centri di ricerca, ospedali, fondazioni, aziende tecnologiche, imprenditori e benefattori affinché sostengano programmi di studio e sviluppo dedicati a tecnologie diagnostiche realmente accessibili alle persone con autismo severo e ad altre persone con gravi difficoltà di collaborazione.
Investire in questa ricerca significa ampliare l’accesso alla diagnosi e alle cure, ridurre il ricorso a procedure invasive o a sedazioni non strettamente necessarie e offrire risposte concrete a bisogni che oggi attendono ancora soluzioni adeguate.
Nessuna persona dovrebbe essere esclusa da un accertamento diagnostico perché la tecnologia disponibile non è ancora in grado di adattarsi alle sue condizioni. Con fiducia nel progresso scientifico e nella sensibilità di chi può contribuire a trasformare questa visione in realtà.
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L'articolo Sogno nuove tecnologie intelligenti per le persone con autismo severo proviene da Il Fatto Quotidiano.






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