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Il futuro dell’Europa si decide anche tra i ghiacci della Groenlandia e le risorse del Canada. Può sembrare una geografia lontana dai problemi quotidiani delle nostre imprese. È vero il contrario. In quelle terre si gioca una parte decisiva della sicurezza energetica, industriale e strategica del continente.
La questione è semplice: nel nuovo mondo contano sempre più le materie prime, l’energia, la tecnologia e la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Chi dipende dagli altri su questi terreni finisce per dipendere anche nelle proprie scelte politiche ed economiche. Per questo le intese che l’Unione europea sta costruendo a Nord meritano attenzione.
La Groenlandia è un crocevia strategico. Nel suo sottosuolo sono presenti 25 delle 34 materie prime considerate critiche dall’Unione: terre rare, grafite e minerali indispensabili per batterie, elettronica, reti, difesa, aerospazio e transizione energetica. La partnership rafforzata tra Europa, Groenlandia e Danimarca, con investimenti in energia pulita, connettività e materie prime, non è dunque una pratica burocratica. È vera politica industriale nel senso più concreto del termine.
Poi c’è il Canada. Bruxelles e Ottawa stanno rafforzando la collaborazione su materie prime critiche, terre rare, LNG, tecnologie energetiche e nucleare. E procede il negoziato per modernizzare l’accordo Canada-Euratom sui combustibili nucleari e sui servizi del ciclo del combustibile.
Per l’Italia il messaggio è chiarissimo. La riapertura legislativa alla prospettiva nucleare rende ancora più importante disporre di partner affidabili. Diversificare significa assicurarsi gas, minerali strategici, tecnologie e combustibili senza restare prigionieri di rotte insicure, crisi improvvise o fornitori politicamente ostili. Significa soprattutto proteggere la nostra industria.
È questo il punto che dovrebbe far riflettere quanti continuano a liquidare l’Europa come un’inutile sovrastruttura. L’Unione ha difetti, lentezze e burocrazie che devono essere combattuti. Ma pensare che Italia, Francia o Germania possano affrontare altri concorrenti separatamente paesi concorrenti e potenze emergenti significa non aver compreso la dimensione della competizione globale.
Da soli possiamo diventare mercati da conquistare e industrie da condizionare. Insieme possiamo negoziare energia, risorse, tecnologia e sicurezza con ben altra forza comune.
E non c’è contraddizione tra un’Europa più autonoma e una solida alleanza atlantica. È vero il contrario: un continente europeo più forte può assumersi maggiori responsabilità e costruire con Stati Uniti, Canada ed altri alleati, uno spazio economico, industriale ed energetico più sicuro, saldo.
Groenlandia e Canada indicano dunque una direzione. Nel mondo tornato a ragionare in termini di potenza e risorse, l’autonomia europea e la solidarietà atlantica possono rafforzarsi a vicenda. Perché l’alternativa alla forza comune non è una maggiore libertà nazionale. È una maggiore dipendenza dalle decisioni degli altri.

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