Figli, giovani e fragili: la manovra riparta da qui. Scrive Menorello

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Le scelte pubbliche possono traslare il proprio baricentro da un triste esasperato individualismo al sostegno ragionevole e convinto ai figli? Il network Ditelo Sui tetti, che racchiude oltre 100 associazioni e comitati civici, ritiene di sì e anche quest’anno in occasione della legge di bilancio prova ad offrire al Governo una serie di spunti pratici per sostenere una antropologia integrale, non ridotta a mero individualismo, così come da alcuni anni questo network fa con centinaia di iniziative nel territorio nazionale e promuovendo il Festival dell’Umano tutto intero, al fine di declinare le proposte da sottoporre ai decisori.

In questi anni ci sono stati tanti salti di qualità per mettere al centro la persona nella sua interezza, meritevole sempre di cura e valorizzata nelle sue relazioni, come è accaduto in ben quattro interventi per la palliative o per i caregiver familiari o con la storica introduzione del buono scuola e del consenso informato o con l’apparizione di prove di quoziente familiare, o con i centri per la famiglia o con tanto innovativo welfare sussidiario e aziendale, fino al bel piano nazionale per gli anziani fragili e la riforma del sociale, alla ottima certificazione pro family, alle illuminate misure per la partecipazione dei lavoratori all’impresa e per il giusto salario o alle lungimiranti politiche contro le droghe, solo per abbozzare una insufficiente esemplificazione.

Ora, preso atto di non pochi salti di qualità, abbiamo chiesto al Governo un salto di quantità perché sia resa molto evidente la necessità che le politiche fiscali, di welfare, di cura siano nettamente sbilanciate per i figli, per i giovani e per i fragili, secondo le proposte emerse nel recente III festival dell’umano tutto intero.

La natalità, i figli devono essere inquadrati all’insegna del concetto di investimento. Senza figli non c’è speranza, per cui chiediamo di sostenere i centri per la famiglia, di perseguire il concetto ‘No tax for children’. In questo senso sottolineo due proposte pratiche, che riguardano la cosiddetta tax unit familiare con una nuova misura dell’assegno unico per le mamme-gestanti e una robusta detrazione secca, senza tetti, per ciascun figlio. I figli si aiutano, poi, con la libertà di educazione di un buono scuola da rafforzare e con la leva sussidiaria di un welfare aziendale sempre più ampio e sempre più pro family, ma anche capace di venire incontro alle famiglie in cui si affaccino periodi di grave disagio economico, così come il piano-casa va ampliato creando un credito legato ai figli e coinvolgendo di più le cooperative edilizie e il terzo settore.

I figli giovani, poi, devono diventare occasione di conversione di tutta la politica italiana. In questo senso, oltre alla necessità anche per i giovani degli strumenti citati per i figli, il network chiede un corridoio più largo per far tornare i giovani in Italia e appoggia le proposte di detassazione dei loro salari che il governo ha prefigurato, per rilanciare anche chiedendo una innovativa politica premiale per gli adulti che, nelle professioni, sanno collaborare con retribuzioni finalmente degne con le nuove leve generazionali.

Altro settore che rivela a quale uomo si crede è quello della fragilità. Abbiamo chiesto di combattere la dilagante cultura dello scarto che sta piegando la sanità pubblica delle regioni a obiettivi opposti alla cura, come quello di aiutare i malati a morire prima. Noi proponiamo un cambio di paradigma, esplicitato nel concetto di ‘vicinanza H24’ alla fragilità, con uno standard di assistenza senza sosta per i più gravi e obbligando le regioni a dare cure palliative a tutti, anche a costo di commissariarle. Essere davvero liberi significa essere curati sempre, così come il Santo Padre ha detto qualche giorno fa a Lourdes a proposito della fragilità da non celare, ma da elevare a ‘luogo di un incontro sacro’.

La vita fragile necessita di scelte orizzontali con alla base una cultura di solidarietà verso ogni vita nella fragilità, che rifugga la cultura dello scarto: per cui ci aspettiamo l’approvazione del disegno di legge n. 2789 sui caregiver familiari, il rafforzamento delle reti e i servizi di cure palliative, il contrasto al radicarsi di un vero e proprio federalismo dell’abbandono terapeutico, che è anticamera della cultura dello scarto, il potenziamento del lavoro penitenziario attraverso il terzo settore, il gratuito patrocinio per esdebitare le famiglie, la riduzione dell’aliquota iva per autoveicoli familiari con 7 posti, il passaporto gratuito per i figli minori delle famiglie numerose, il completamento di misure previste per le famiglie numerose, la riparazione delle ingiustizie fiscali e previdenziali dei figli orfani, la creazione del fondo per il potenziamento strutturale e organizzativo delle comunità terapeutiche per l’esecuzione della detenzione domiciliare terapeutica, ma anche l’avvio di una vera e propria mobilitazione sociale perché l’italiano sia finalmente conosciuto da tutti gli immigrati, prima leva di vera integrazione con la possibilità del dialogo fra esperienze diverse nella comunità civile.

Questo il paniere di idee e spunti che Ditelo Sui tetti ha presentato ai decisori per il 2027: figli, giovani, fragili siano convinte priorità. Siamo fiduciosi in questo dialogo con i decisori, grazie al quale sono oltre 50 le disposizioni proposte che sono divenute (ovviamente rielaborate) disposizioni normative vigenti che hanno alla base una concezione antropologica, in netta antitesi a quell’individualismo esasperato che vuole cancellare l’umano che è debole e che guarda all’altro da sé (anche con la maiuscola) per il proprio compimento.

 

 

 

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