Fischi per fiaschi. Così la Cina ha ingannato il mondo sul commercio

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Nulla è come sembra. Con la Cina è quasi sempre così. Sono almeno venti anni buoni che l’Occidente combatte con l’aggressività industriale cinese, frutto, più che di una scelta politica di Pechino, dei grossi guai, irrisolti, del Dragone. Per esempio, il fatto che i cinesi non comprano e consumano più come una volta e tutto quello che non viene assorbito dal mercato domestico, se ne va all’estero.

Il problema è che il Dragone ha raccontato al mondo una sua verità, che poi tanto tale non è. Se ne sono accorti gli esperti americani del Council on foreign relations. Per i quali “esiste un grafico in particolare, che compare nella maggior parte delle pubblicazioni dell’Ocse e del Fondo monetario sugli squilibri globali, che offre un quadro fuorviante della situazione attuale. Mostra per esempio, che nel 2024, il surplus delle partite correnti dell’Europa era maggiore, in percentuale del Pil, rispetto a quello della Cina”.

Non è vero. “Il surplus delle partite correnti della Cina è aumentato da circa 400 miliardi di dollari a circa 750 miliardi di dollari dalla fine del 2024. Le esportazioni nette hanno contribuito per oltre un punto e mezzo alla crescita cinese da allora, e il surplus dell’area euro è sceso da 420 miliardi di euro a 280 miliardi di euro”. Tradotto, la Cina vende all’Europa più di quando l’Europa venda in Cina. O, se può essere più chiaro, l’Europa compra più da Pechino più di quanto quest’ultima compri dal Vecchio continente. “Il problema principale, ovviamente, è che la Cina ha modificato i dati della bilancia dei pagamenti in modo tale da eliminare errori e omissioni dal conto finanziario e ridurre il surplus commerciale dichiarato”.

Per gli esperti, dunque, “ormai dovrebbe essere evidente la necessità, per le organizzazioni internazionali che valutano gli squilibri commerciali, di risparmio e di investimento a livello mondiale, di utilizzare, nelle loro analisi sulla Cina, qualcosa di più del semplice saldo delle partite correnti. Nessuno crede più al deficit di reddito da investimenti dichiarato da Pechino. E, francamente, ormai la prassi migliore per le principali organizzazioni internazionali dovrebbe essere quella di utilizzare i dati degli ultimi quattro trimestri anziché i dati annuali. Ecco perché, nella realtà, il saldo dei beni e servizi della Cina è il doppio del surplus dell’area euro, ed è cresciuto notevolmente negli ultimi cinque anni”.

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