Euronaval 2026, così l’industria italiana rafforza la presenza nella difesa navale

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Droni navali, sistemi d’arma di nuova generazione e tecnologie per la guerra subacquea. Sono alcune delle novità protagoniste di Euronaval 2026, il salone internazionale della difesa navale in corso a Parigi fino al 6 novembre. Oltre 700 aziende provenienti da 40 Paesi si confrontano sulle nuove esigenze delle flotte militari. Giunta alla trentesima edizione, la manifestazione ha scelto come tema Towards high intensity, dedicato alla preparazione delle marine militari ai conflitti ad alta intensità.

Leonardo e Fincantieri rilanciano Osn

La principale novità italiana arriva dall’intesa sottoscritta dagli amministratori delegati di Leonardo e Fincantieri, Lorenzo Mariani e Pierroberto Folgiero, per rafforzare Orizzonte Sistemi Navali (Osn), joint venture partecipata rispettivamente al 49% e al 51%. La lettera di intenti punta a consolidare il ruolo industriale e commerciale della società, valorizzando l’integrazione tra piattaforme navali e sistemi di combattimento e ampliando le opportunità sui mercati internazionali.

Per Folgiero, la collaborazione industriale rappresenta “una leva decisiva per rafforzare la competitività e il posizionamento internazionale dell’industria italiana della difesa”. Un percorso che poggia su programmi già avviati, dai nuovi cacciatorpediniere DDX alle fregate FREMM EVO, fino ai pattugliatori offshore. Proprio sui DDX, OSN ha firmato a settembre con OCCAR un contratto da circa 3,7 miliardi di euro, comprensivo delle opzioni, per due unità destinate alla Marina militare.

Le nuove tecnologie e la sfida dei droni

A Parigi Leonardo ha presentato anche SADOC 5 e ATHENA L, due sistemi di gestione del combattimento destinati a differenti categorie di unità navali. Il primo, previsto anche sui futuri DDX, integra intelligenza artificiale per accelerare i processi decisionali e migliorare il contrasto a droni e minacce balistiche e ipersoniche. Il secondo, sviluppato attraverso GEM Elettronica, è progettato per piattaforme più leggere e consente di integrare navigazione, sensori e gestione del quadro tattico.

L’evoluzione tecnologica impone però anche un ripensamento delle capacità operative. In un’intervista all’ANSA, Mariani ha parlato di un “cambio di paradigma” per le piattaforme militari, chiamate ad acquisire una “capacità doppia di difesa da droni e di utilizzo a loro volta del drone per le loro funzionalità”. Una trasformazione che pone all’industria anche una questione economica, perché contrastare sistemi relativamente poco costosi con armamenti molto più onerosi rischia di rendere “la difesa molto più costosa dell’attacco”. Da qui la necessità di sviluppare droni e sistemi antidroni in grandi quantità e a costi contenuti.

ELT Group e MBDA, dalla guerra elettronica ai missili

La presenza italiana comprende anche ELT Group, che presenta soluzioni dedicate alla protezione delle unità navali, tra cui il sistema antidroni Adrian e tecnologie per la guerra elettronica. L’azienda è inoltre coinvolta nel programma DDX, per il quale fornirà una suite di guerra elettronica di nuova generazione.

MBDA porta invece a Parigi il proprio portafoglio di sistemi missilistici navali, dall’Exocet SM40 alla nuova generazione del missile da crociera NCM/LCM, fino alla famiglia STRATUS, sviluppata per missioni antinave e attacchi a lungo raggio.

L’autonomia tecnologica europea

Sul versante europeo, Euronaval ospita anche un confronto promosso dall’Agenzia europea per la difesa e SEA Europe sul rafforzamento delle capacità navali e della base industriale continentale. Una questione richiamata dallo stesso Mariani, secondo cui l’Europa può raggiungere una maggiore autonomia tecnologica nella difesa in un orizzonte compreso tra tre e dieci anni.

Il continente dispone già di competenze avanzate nei radar e nei sistemi missilistici, mentre deve recuperare terreno in settori come l’intelligenza artificiale. Per il manager, “servono tempo, decisione e investimenti particolari”, accompagnati da quella “coesione politica e industriale” necessaria a trasformare le competenze europee in una maggiore sovranità tecnologica.

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